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'No' di Legambiente Valle d'Aosta all'area di addestramento cani da caccia

di s.l.
La preoccupazione del Circolo Legambiente Valle d'Aosta è rivolta, in particolare al benessere degli 'amici a quattro zampe'. Sono, in ogni caso, gli stessi padroni,i più interessati a salvaguardare la salute e la serenità dei loro cani
una delle aree dove istruttori e volontari 'educano' i cani da caccia, e non solo

SAINT VINCENT. Insegnare il 'bon ton' ai cani è, da molti anni, uno degli obiettivi prioritari dei loro padroni,e,  soprattutto delle varie associazioni cinofile. Ma, se impartire al proprio cane lezioni di 'educazione civica' è più che lecito, diventa una 'vergogna' quando l'amico Fido viene trasformato in oggetto da comandare a bacchetta.

  E' la sintesi di quanto, nero su bianco, contesta il Circolo Legambiente Valle d'Aosta a proposito dell'area di addestramento e allenamento cani da caccia di prossimo allestimento a Saint Vincent. Lo spazio prescelto è sancito con una delibera regionale datata 5 marzo 2018. L'ira degli ambientalisti regionali deriva dalla constatazione delle 'criticità' presenti in questa area. "Criticità tali da richiedere la condivisione dei residenti - si legge nel comunicato -. Non sembra siano stati interpellati".

  Va oltre Legambiente Valle d'Aosta e tuona. "Addirittura la locale sezione venatoria sostiene di essere all'oscuro".

 Denis Buttol presidente del Circolo ambientalista valdostano informa in relazione ad un'altra 'verità celata': "Non è emerso nulla neppure nella riunione della Consulta Venatoria".

   Situazione che spinge Buttol a urlare "Vergogna". Di più. Il 'vertice' degli ambientalisti locali avanza un possibile risvolto: "L'unica cosa che ci appare chiara è che una tale deliberazione  assolve solo a dinamiche di favori pre-elettorali".

  Legambiente Valle d'Aosta ha approfondito la destinazione di questo prato destinato, secondo quanto dichiarato, a una zona a vocazione agricola e turistica in cui risulta la realizzazione di interventi finanziati dal Regione, Stato e Unione Europea. "Un territorio, quindi, inconciliabile con l'attività proposta", rimarca Denis Buttol.

  Legambiente sollecita una revisione urgente della scelta operata e chiede il ritiro della delibera.

   Danilo Maccarrone direttore del canile regionale, in regione Croix Noire, ricorda, prima di  ogni altro commento, come la caccia sia lo sport nazionale più diffuso."Ritengo sia un diritto la predisposizione di campi per l'addestramento dei cani da caccia. Gli addestramenti avvengono in dolcezza - puntualizza -. I cani vengono abituati a seguire una traccia che può essere di volatili o di selvatici. La legge italiana vieta addestramenti  coercitivi", conclude.