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  • BUONGIORNO ITALIA! L’infelicità è più pesante della terra, nessuno sa lasciarla.Lao Tsu

Una festa esagerata: omaggio a Eduardo De Filippo

di Aurora Edoardi
Una festa di compleanno faraonica ed eccessiva, rischia di saltare, a causa di un lutto improvviso all'interno del palazzo. Come conciliare un evento così luttuoso con un party atteso e costoso?
Al cinema dal 22 marzo (in 350 copie) il nuovo film diretto e interpretato da Vincenzo Salemme, tratto dall’omonima commedia teatrale.
Una festa esagerata, dalla commedia teatrale al grande schermo

Fa un omaggio al grande Eduardo De Filippo attraverso la figura del protagonista, che ricorda molto Luca Cupiello; si diverte a mettere alla berlina tipi umani ignoranti e superficiali (“Prendere in giro l’ignoranza, può essere un messaggio per dire ‘Studiamo di più’” afferma); mette in scena tutto il suo amore per Napoli, al punto da farla diventare un ulteriore personaggio della storia. Ma di eccessivo in Una festa esagerata, la nuova commedia diretta e interpretata da Vincenzo Salemme, non c’è solo il mega-party del titolo. Troppi e troppo carichi i personaggi che popolano la scena, poco incisiva ed efficace la critica/analisi sociale che il regista si propone di fare, a tratti fastidioso l’uso di frasi dialettali ed espressioni tipicamente partenopee.

La storia è quella dell’organizzazione di un party che tutti dovranno ricordare: Mirea (Miria Flavia Stellato), la figlia del geometra Gennaro Parascandalo (Vincenzo Salemme), compie diciott’anni, e tale ricorrenza merita festeggiamenti impareggiabili. Ad occuparsene, è principalmente la madre Teresa (Tosca D’Aquino), donna dal carattere di ferro (il marito la definisce ‘un generale’), determinata e sicura di sé. Per l’occasione vengono ingaggiati un catering di lusso, un ospite musicale molto famoso (il sassofonista napoletano James Senese, che interpreta sé stesso) e persino un esotico cameriere indiano (o meglio, finto indiano poiché è abbronzato sì, ma viene da Pozzuoli). Il terrazzo di casa Parascandalo si popola, a poco a poco, di servitù, addobbi, camerieri e tutto ciò che occorre per accogliere in maniera lussuosa i centocinquanta ospiti, tra i quali spicca l’Assessore Cardellino (Francesco Paolantoni), che la padrona di casa deve ingraziarsi in ogni modo. A poche ore dall’inizio della festa, però, capita un imprevisto che potrebbe mandare a monte tutto: il vicino del piano di sotto (Nando Paone) muore improvvisamente. Che fare? Come conciliare un party rumoroso e smisurato con un evento così funesto? Come evitare di dover cancellare il tanto agognato evento? A dover trovare la soluzione, sarà proprio il nostro geometra, coadiuvato dall’inetto aiutante del portiere Lello (Massimiliano Gallo) e da Don Pasquale (Giovanni Cacioppo), un prete decisamente sui generis, che si rifiuta di avere a che fare con i morti e pensa solo alle crocchette della festa.

La comicità più spinta ed eccessiva di Una festa esagerata (trasposizione cinematografica dell’omonima commedia scritta da Vincenzo Salemme, e adattata per il cinema con l’aiuto di Enrico Vanzina) nasce proprio dagli stratagemmi che Gennaro (piccolo imprenditore edile, che detesta l’ignoranza e la faciloneria) deve inventarsi pur di non scontentare la moglie (che farebbe carte false per non dover annullare il ricevimento) e la capricciosa figlia. Stratagemmi al limite della credibilità, e va bene poiché siamo nell’ambito della commedia e ci si può aspettare qualche esagerazione. Ma tranne alcune arguzie davvero esilaranti (una su tutte “Ubi Maior, Mini Minor”, pronunciata da Don Pasquale), l’effetto è quello di una mitragliatrice di battute talora prevedibili e scontate, recitate da personaggi/macchiette caricaturali e caricati all’eccesso (soprattutto il ruolo della folle figlia del morto, segretamente innamorata di Gennaro, interpretata da Iaia Forte).

Anche le velleità di analisi del sociale, di una umanità sempre più cinica, menefreghista, indifferente, ignorante, rimangono in superficie, non riuscendo mai ad essere davvero ficcanti e tali da destare una riflessione di secondo grado. Il protagonista, primo a stigmatizzare le mancanze dell’umanità che lo circonda (dal portiere illetterato, al tassista corrotto, al futuro genero incompetente), non sembra essere capace di mettere davvero in pratica i commenti sugli altri che lui stesso fa.

C’è da chiedersi quanto Una festa esagerata potrà incassare nell’Italia del Nord. Riuscirà il passionale Salemme, tanto amato soprattutto da Napoli in giù, a scaldare i cuori del pubblico settentrionale? Al botteghino l’ardua sentenza.