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Foodora, vita da rider: 2,70 euro a consegna per 40 chilometri al giorno

Sei rider hanno perso il primo ricorso contro la nota società di consegne a domicilio. Ma loro non ci stanno e promettono battaglia, per non essere più sottopagati, sfruttati e un'assicurazione in caso di incidenti. Ecco chi sono
Foodora, vita da rider per meno di 3 euro a consegna

Torino - Paga minima, più tutele sia nel campo della sicurezza che in quello della privacy. Sono queste le richieste dei rider di Foodora emerse nel primo processo sulle condizioni di lavoro, che si è concluso con la sentenza che ha respinto il ricorso di 6 fattorini che chiedevano di essere assunti dalla multinazionale tedesca del food delivery. Libertà aziendale e tutela dei lavoratori, autonomia da freelance e subordinazione, reperibilità e violazione della privacy. Ecco i nodi venuti al pettine nel braccio di ferro tra l'azienda, che dice che si tratta di un lavoro autonomo, e sindacati e lavoratori che chiedono un inquadramento nel contratto di lavoro subordinato. 

Tutto ha inizio nel settembre di due anni fa, quando i rider protestano per paga oraria e condizioni di lavoro. Pochi mesi dopo a 6 di loro non viene rinnovato il contratto di collaborazione: a scatenare la protesta, la scoperta da un'app sui loro smartphone che la paga era passata dai 5 euro l'ora al vecchio cottimo: 2,70 a consegna, poi diventati 3,60. Una forma di pagamento che secondo molti genererebbe una competizione tra i fattorini, spinti a sfrecciare per le vie della città per una manciata di euro in più. Una pratica ritenuta anche insicura, considerando le basse coperture assicurative offerte.

"Ora siamo diventati famosi". Con un sorriso amaro l'ex rider di Foodora, il 26enne Riccardo, che con altri 5 suoi colleghi ha fatto causa alla start-up tedesca contestando l'interruzione improvvisa del rapporto di lavoro, racconta la loro triste avvenura, dopo che il tribunale di Torino ha dato ragione all'azienda sostenendo che i fattorini sono autonomi a tutti gli effetti. Una battaglia persa, ma non la guerra tanto che i legali dei fattorini, Giulia Druetta e Sergio Bonetto, non si danno per vinti annunciando ricorso.

Ma come di diventa fattorini di questo sistema di consegne a domicilio che in questi mesi ha conosciuto un vero boom in Italia, ma anche nel mondo? Per fare il rider basta avere un mezzo e uno smartphone. "Ho iniziato in scooter e, poi, mi sono reso conto che passavo tutte le settimane dal meccanico a spese mie e, allora, ho pensato di passare alla bici", dicono. "Si parte in divisa, devi essere all'orario di inizio turno già brandizzato in divisa rosa nella piazza in cui ti puoi attivare, io partivo sempre da Porta Susa. Non c'è un cartellino, ma un log-in con la App e, poi, si aspettano gli ordini. Se arrivano, si pedala".

La media è di 15 chilometri al giorno, ma dipende dalla serata. "C'è il giorno della partita in cui ti fai 40 chilometri e il sabato sera in cui c'è una bella temperatura, la gente esce e nessuno ordina". Anche per i rider torna il già citato potere dell'algoritmo, una costante di questi nuovi mestieri: se sei più disponibile salirà la possibilità di essere chiamato per portare la pizza. "Guadagnavo dai 400 ai 600 euro al mese con un contratto di collaborazione, 5-6 giorni alla settimana, 4 ore al giorno in media" racconta Riccardo. "Quando lavoravo per loro, nel 2016, prendevo 5,60 euro netti all'ora. Adesso è peggio perché guadagni a consegna".

A far nascere il problema è stato il confronto con quanto prendevano i colleghi di Milano. "Parlando abbiamo scoperto che a loro davano 7.50 all'ora, in pratica 2 euro in più, e abbiamo pensato di chiedere lo stesso trattamento con una lettera collettiva, ma non hanno gradito. Ci hanno licenziato di fatto, semplicemente, non confermando via App i turni per cui davamo la nostra disponibilità". Negli anni successivi "mi raccontano quelli che sono rimasti sono passati al cottimo con i nuovi assunti: 2,70 euro a consegna, poi, arrivati a meno di 4 (3,60 netti) e, una volta superate le 200 al mese, il pagamento aumentava di un euro. Nonostante la mancanza di tutele, ferie e malattia, vi assicuro che la fila per lavorare c'è sempre".

Ma chi sono i rider? "Ci sono diverse persone che superano abbondantemente i 50 anni con figli e storie diverse alle spalle, ma loro non parlano: troppa paura" aggiunge. Il fenomeno è nato attorno a quell che viene chiamata la gig economy, ossia l'economia di quei lavoretti fatti di solito dai giovani per arrotondare, ma che possono trasformarsi in altro sia per la disoccupazione che per la difficoltà di arrivare alla fine del mese. "Da noi in molti lo utilizzano come secondo lavoro, ma c'è anche chi si ingegna a incastrare i turni e 'gioca' su più piattaforme. In questo modo arriva a guadagnare quanto un part-time", racconta Luca, rider laureato che lavora a Bologna per un'altra azienda di consegne a domicilio, ma che sogna di "fare carriera in università.

"Abbiamo una paga oraria: 7 euro netti per chi usa la bici e 8 per chi consegna in scooter. Noi abbiamo un contratto di prestazione occasionale: è quello meno garantito perché non ha alcuna forma di assicurazione Inail. E' questo che chiediamo, perché può succedere che hai un incidente e, allora, se ti rompi una gamba resti anche senza occupazione". Le problematiche sono tante, tutte diverse, per questo i rider italiani si riuniranno domenica a Bologna in assemblea nazionale per tentare di conoscersi e definire obiettivi comuni. "Chiediamo un'indennità di manutenzione, legata ai chilometri percorsi. Ora è a carico nostro".