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Legittima difesa: ne parlano tutti, ma come e quando si può applicare?

di Piera Icardi
Premesso che uccidere o tentare di uccidere una persona è un reato previsto dal nostro codice penale che va punito, vi sono dei casi in cui l’autore di un fatto del genere può non essere punibile. Vediamo quali
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Negli ultimi anni si  fa un gran parlare di legittima difesa e, giornalmente, la cronaca nera ci racconta episodi  di furti o rapine in cui ci scappa il morto.

Premesso che uccidere o tentare di uccidere una persona è un reato previsto dal nostro codice penale che va punito, vi sono dei casi in cui l’autore di un fatto del genere può non essere punibile.

L’art. 52 del nostro Codice Penale recita, in merito alla legittima difesa, che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.

Al verificarsi di determinate condizioni, infatti,  la legittima difesa, vista la sua natura di causa di giustificazione, rende lecito un comportamento normalmente qualificato come reato.

E’ una forma di autotutela lasciata al cittadino ogni qual volta non è possibile far intervenire lo Stato che è legittimato ad utilizzare la forza.

Questo non vuol dire che chiunque può difendersi da sé infatti è previsto che debba reagire in modo proporzionale all’offesa ingiusta ricevuta.     

Bisogna, anche, tenere presente che l’art. 52 è contenuto nel Codice Penale Rocco  che risale al 1930, epoca in cui le esigenze della lotta alla criminalità erano profondamente diverse da quelle di oggi, sia nella tipologia dei reati commessi, sia nelle modalità.

Da anni, ormai, stiamo assistendo a gravi fatti di sangue;  si è posto l’accento sulla necessità di tutelare maggiormente il domicilio privato e i luoghi di lavoro dove si verificano il maggior numero di attentati.

Il testo dell’art. 52 c.p. è stato considerato inattuale ed insufficiente rispetto all’evoluzione criminosa maturatasi nel tempo e, pertanto, meritevole di una integrazione avvenuta con  la legge n. 59 del 13 febbraio 2006 che, al secondo comma, ha stabilito per legge la proporzionalità.

Nei casi di violazione di domicilio, infatti,  (art. 614 c.p., c. 1 e 2),  è stabilita la sussistenza del rapporto di proporzione ogni qual volta un soggetto legittimamente presente all’interno della sua abitazione privata ma, anche, in un luogo in cui venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale,  usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere la propria o altrui incolumità, i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è un pericolo di aggressione.

Affinché la difesa sia legittima occorrono:

-la necessità della difesa: secondo la Corte di Cassazione la necessità di difendersi sussiste quanto il soggetto si trova nell’alternativa tra reagire e subire e la reazione deve essere, in quella circostanza, l’unica cosa possibile;

-il diritto da tutelare: la legittima difesa si pone a protezione di un diritto proprio o altrui;

-il pericolo attuale: la reazione deve avere come scopo quello di difendersi da un pericolo attuale, presente  e non passato;

-l’offesa ingiusta: la reazione al comportamento altrui è giustificata solamente se la condotta dalla quale ci si difende è iniqua ed è condannata dall’Ordinamento italiano;

-la non volontarietà del pericolo: è necessario che il pericolo dal quale l’aggredito vuole difendersi non sia da lui provocato. Per esempio, può invocare la legittima difesa solo chi sia stato coinvolto in una rissa senza la sua volontà.

-Proporzionalità tra difesa ed offesa. A questo proposito vi sono diverse interpretazioni: la prima considera la proporzione tra i mezzi utilizzati (bastoni, coltelli, pistole, ecc), la seconda collega la proporzionalità ai beni giuridici in gioco.

Se Tizio entra in casa di Caio per rubare, quest’ultimo non è legittimato ad ucciderlo anche se, entrambi, hanno le stesse armi perché il bene giuridico aggredito da Tizio (la casa e gli arredi) è meno importante, nella scala dei valori costituzionali, del bene giuridico che Caio aggredirebbe difendendosi (la vita di Tizio).

Quando però, nell’esercizio della legittima difesa, si superano colposamente i limiti stabiliti dalla legge la condotta è punita a titolo di reato colposo e si parla di eccesso colposo di legittima difesa.

Se, per errore di valutazione  o nell’utilizzo dei mezzi di difesa, si arreca un danno maggiore di quello che in realtà è necessario si risponderà penalmente del fatto.

Per esempio se Tizia passeggiando di notte incontra Caio che le si avvicina  e allunga le braccia verso di lei per rubarle la borsa, se lei  presa dal panico lo colpisce e lo uccide, risponderà di eccesso colposo perché il bene giuridico da tutelare con la sua reazione (i suoi oggetti personali) nella scala dei valori è meno importante della vita dell’uomo.

Oppure, se Tizio di notte si sveglia dai rumori e trova nell’orto Caio che gli ruba la verdura, prende un fucile e, sparando in aria, il proiettile lo uccide, risponderà di eccesso colposo perché per imprudenza, se anche non aveva mirato al ladro, il proiettile lo ha colpito e lo ha ucciso.

Riepilogando, vi è eccesso colposo di legittima difesa per colpa ogni qual volta un evento non è voluto intenzionalmente ma viene cagionato per un errore derivante da superficialità, imprudenza, imperizia o negligenza.

Tizia uccide Caio perché ha immaginato che la sua vita fosse in pericolo: in realtà il pericolo c’era ma non riguardava la sua incolumità mentre Tizio colpisce il ladro nonostante  abbia mirato altrove e non avesse intenzione di  ucciderlo.

L’eccesso doloso, invece, si ha, per esempio, nel caso in cui  Tizio, svegliato dai rumori di un ladro entrato nella sua abitazione, si rende conto che si tratta di Caio, suo acerrimo nemico e lo uccide: in questo caso  il fine perseguito da Tizio è solo quello di ucciderlo.

Le leggi sulla legittima difesa devono bilanciare due diritti: quello dell’aggredito, che ha il diritto di difendersi, e quello dell’aggressore.

Non esistono statistiche precise su come la Magistratura affronta i casi di difesa più o meno legittima ma tutti gli episodi divenuti famosi negli ultimi anni si sono conclusi con l’archiviazione o l’assoluzione di chi si è difeso.