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Strumenti di tortura e morte a Venezia: Venice Secrets racconta la Serenissima

di Cristina Colombera
Atti giudiziari, resti umani, costumi dell’epoca, macchine di tortura ma soprattutto storie: Venice Secrets – Crime & Justice Exhibition, la mostra che aprirà i battenti il 31 marzo a Venezia, si è presentata oggi in anteprima mondiale
Venice Secrets
Credits Anna Prandina

Venezia - Una visita guidata tra i reperti precursori dei film horror, con tanto di cadavere (vero) plastinato. Cinque piani dedicati agli strumenti della giustizia dei secoli passati, in un percorso espositivo articolato in quattro sezioni: Giustizia e tortura,  Carceri e carcerati, Il rito delle esecuzioni capitaliInquisizione e Sant’Uffizio, suddivisi in 36 stanze ricche di  testimonianze, scoperte e resti nel restaurato Palazzo Zaguri, in campo San Maurizio.

Giacomo Botti, oriundo bellunese, legatore e venditore di libri a San Geminiano, fu denunciato nell’aprile 1648 al Sant’Uffizio per detenzione e stampa di libri proibiti. Nel luglio l’imputato, riconosciuto colpevole, fu condannato a tre “squassi di corda” e alla pubblica esposizione con un cartello di infamia

Ci sono la cella, il vestito e le lettere originali di Giacomo Casanova e la minuta originale della condanna a morte di Antonio Foscarini per mano del consiglio dei Dieci nel 1622, un pezzo di grandissimo valore storico e culturale. Direttamente dall'Archivio di Stato di Venezia, per la prima volta alla mostra Venice Secrets, sarà esposto il frammento originale del vestito di Luigi XVI prima che fosse decapitato.

Incredibili le maschere d’infamia, i versi che Dante Alighieri dedicò all’Arsenale di Venezia che accompagnano con voce lugubre il visitatore nel salire la scalinata che porta al primo piano della mostra, il suono della corda “tirata”, che mette i brividi, nella sala dedicata all'impiccagione.

E poi l’ultima berlina d’Italia, esemplare unico di gogna a doppio profilo umano, forgiata in pietra rozza calcarea e la cheba, ossia la gabbia che “ospitò”, tra gli altri, Giacomo Tanto, il prete assassino condannato a morirvi dentro d’inedia.

Daniele della Campana, sospettato di aver rubato del denaro in una cantina a Rialto, come pure di altri furti, dal 16 novembre 1358 al 16 maggio 1359 viene ripetutamente sottoposto a tortura: tratti di corda, sgocciolamento di lardo fuso sulle reni e sulle spalle, schiacciamento della noce del piede

Ma Venice Secrets non è un museo degli orrori né tantomeno una rassegna cruenta bensì, come tiene a precisare lo storico Davide Busato, curatore dell’esposizione, “una mostra scientifica, curata nei minimi dettagli in collaborazione con l’Archivio di Stato di Venezia e molte istituzioni, tra cui il Museo di arte criminologica del castello di Casale di Monferrato”.

Dopo Real Bodies e la mostra sull’Egitto, Venice Exhibition approda a Venezia a Palazzo Zaguri, edificio gotico del Cinquecento, restaurato fin nei minimi dettagli mantenendone la “cronaca” delle trasformazioni nei secoli, da palazzo nobile ad abitazione per famiglie fino a dare ospitalità a una scuola: una storia nella storia, insomma, se si pensa che il palazzo fu anche dimora storica di Giacomo Casanova. E proprio  all’avventuriero, scrittore, poeta, alchimista, diplomatico, filosofo e agente segreto italiano, cittadino della Repubblica di Venezia, il palazzo dedicherà la prossima mostra.