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  • BUONGIORNO ITALIA! La nostra felicità più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo ogni cadutaConfucio

Il segreto della felicità? Basta chiederlo ai danesi

di Marco Restelli
Per il settimo anno consecutivo la Danimarca è sul podio, cioè nei primi tre posti della classifica dei Paesi più felici. Qual è il segreto? Soldi, carriera, trionfi? No, lo "hygge". Scopriamo che cos'è, e se può funzionare anche per noi
una famiglia nella sua casetta: il segreto dello felicità

Milano - Il nostro giornale si è già occupato in questo articolo dei risultati del World Happiness Report, cioè del Rapporto Mondiale 2018 sulla felicità dei paesi e dei popoli. Come abbiamo scritto, in questa particolare analisi sulla condizione emotiva di 156 nazioni, l'Italia si è collocata al 47° posto. Bene o male? Decidete voi...
Per noi, più di quelle nazioni che magari vincono un anno e poi crollano in classifica, è interessante osservare i Paesi che rimangono stabilmente fra i tre più felici della classifica. Come la Danimarca, che da sette anni consecutivi arriva sempre sul podio. Adesso una ricerca scandinava (descritta dal Sole 24 Ore) individua il segreto della felicità in una parola finlandese: hygge.

Ecco cos'è lo hygge. Qual è la traduzione, in italiano o in inglese, di questo termine finlandese? Ebbene...una traduzione letterale non c'è. Cominciamo male, direte voi. No, perché il segreto dei finlandesi è perfettamente comprensibile anche a noi: in sostanza, hygge è la serenità delle piccole cose belle dell'esistenza quotidiana.  Come una serata con gli amici e/o con il nostro partner, magari stando in una casetta calda quando fuori fa freddo e piove.
Tutto qui? Si, tutto qui: per i finlandesi la felicità è condividere con chi si ama le piccole gioie semplici della vita di ogni giorno. Questo sentimento è lo hygge. Il calore rassicurante delle cose note, vissute insieme ai nostri cari.

Può funzionare per noi? Certo che può funzionare! Ma secondo molti studiosi prima è necessario risolvere i problemi essenziali - come quello del lavoro per un disoccupato, ad esempio. O di un genitore single che non trova servizi sociali adeguati a cui affidare il figlio quando deve andare a lavorare. Questioni drammaticamente vere.
Però, senza dimenticare affatto l'importanza del soddisfacimento dei bisogni primari, cerchiamo anche di imparare qualcosa dai danesi. Magari riflettendo sull' eterna questione del "bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno". E infine facendo attenzione a un dato: gli americani sono usciti dalla crisi, il Pil è in forte crescita e la disoccupazione è in calo. Eppure sono soltanto al 18° posto nella classifica della felicità. Molto indietro rispetto ai danesi...