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Invecchiamento demografico? Per la Bce necessario innalzamento età pensionabile

In Italia, nel 2070, gli over 65 aumenteranno del 60 per cento. Gli economisti bocciano interventi che puntano su una maggiore flessibilità
Invecchiamento demografico? Per la Bce necessario innalzamento età pensionabile

Secondo la Bce l'invecchiamento demografico comporta pressioni al rialzo sulla spesa pubblica per pensioni, assistenza sanitaria e cure a lungo termine. Ciò renderà problematico per i paesi dell'area ridurre il consistente onere del loro debito e assicurare la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo. Soluzione? Secondo gli economisti non c'è via d'uscita: innalzare l'età pensionabile.

Nell'anticipo del bollettino di qualche giorno fa, la Bce aveva corredato l'analisi sulla previdenza con le stime sulla crescita della percentuale di over 65 rispetto alla popolazione lavorativa. In Italia, dove questa percentuale è tra le più alte in Europa insieme a Germania, Grecia, Portogallo e Finlandia, nel 2070 sarà a oltre il 60 per cento, una condizione che il paese condividerà con Grecia e Cipro mentre il Portogallo deterrà il primato negativo con il 67%. La Bce ricorda che «hanno adottato riforme pensionistiche a seguito della crisi del debito sovrano». Peccato che ora «la rapidità di attuazione di tali riforme sia recentemente diminuita».

La direzione da prendere è la seguente: «l'implementazione di ulteriori riforme in questa area si rivela essenziale e non deve essere differita, anche in vista di considerazioni di economia politica». Secondo la Bce l'unico modo per rendere sostenibile il sistema previdenziale è quello di agire sui requisiti, quindi sull'età pensionabile. «L'aumento dell'età di pensionamento» può «ridimensionare gli effetti macroeconomici negativi dell'invecchiamento». Abbassare l'importo delle pensioni, invece, può «contrastare in misura molto limitata tali effetti macroeconomici». Da respingere l'aumento di contributi che pagano datori e lavoratori, che rischia di esacerbare gli effetti negativi sui conti pubblici dell'invecchiamento della pensione.

Tra le righe, insomma, gli economisti della Bce bocciano interventi che puntano su una maggiore flessibilità in uscita in cambio di un calcolo meno favorevole dell'assegno previdenziale. Quindi No all'aumento dei contributi, che poi è quello che propongono senza troppo clamore i sindacati. Sì, invece, ad aumenti dell'età del ritiro. I richiami delle istituzioni internazionali riguardano spesso l'Italia, ma solo per ragioni di tenuta dei conti pubblici (nemmeno quelli strettamente previdenziali che sono in equilibrio). La nostra età del ritiro, per i pensionati del futuro, è già tra le più alte d'Europa.