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Food hall: fare la spesa… mangiando

di Elena Bianco
Una nuova tendenza, da qualche anno, si fa strada fra le consolidate abitudini di spesa degli italiani. Sono le food hall, luoghi che uniscono negozi alimentari (sia di lusso che economici) a ristoranti per tutte le tasche. E piacciono sempre di più
Street food

Che cos’è una Food Hall? Due noti esempi.

FICO  (acronimo di Fabbrica Italiana Contadina), Bologna.Una specie di sogno infantile del foodie. La filiera è completa, dalla terra (o dall’animale) alla trasformazione, al prodotto, al piatto. «Bisogna pensare in grande», ricorda Oscar Farinetti, che con il suo 100% italiano di Eataly, mostra al mondo un italico orgoglio che più muscolare non si può.

EDIT (acronimo di Eat Drink Innovate Together), Torino. Uno spazio di 2400 mq che parla di cibo inteso come sharing economy e co-working, quindi di un modo innovativo e giovane di fare business col mondo del food. Come accade per il birrificio artigianale, a disposizione dei birrai itineranti, i gipsy brewer, per produrre e vendere la propria birra. O ancora le 4 grandi cucine “condivise”, con attrezzature professionali pensate come incubatore gastronomico per start up di società di catering,  per cene e feste private, per eventi aziendali, per show cooking, ecc .

Entrambi gli esempi coinvolgono anche chef famosi (Amerigo, Pasquale Torrente, Enrico Bartolini, Heinz Beck a FICO, I Costardi Bros, Renato Bosco e Pietro Leeman a EDIT)

Insomma luoghi che uniscono food shopping di prodotti di eccellenza a pasti easy e cene importanti. Il tutto in ambienti moderni, con interessanti soluzioni di design, recuperi da precedenti usi industriali, insomma in un’atmosfera molto cool e che da sola varrebbe una visita.

Da dove deriva tanto successo delle food hall? Innanzitutto dalla accessibilità anche al consumatore medio: accanto a prodotti di nicchia a volte molto costosi si trovano quelli di uso quotidiano a prezzi contenuti, ma da filiera garantita. Poi dalla versatilità: sovente le food hall hanno orari estremamente elastici, continuati fino a notte fonda e sono aperte anche nei giorni festivi. Il che cambia in parte le abitudini di spesa, (abbastanza tradizionali) degli italiani, portandole in linea con quelle del resto del mondo (dove si fanno serenamente gli acquisti anche di notte).

In effetti queste formule hanno precedenti molto collaudati. Un esempio per tutti sono gli hawkers di Singapore (o food court), grandi capannoni che riuniscono lo street food. Il China Complex è il modello perfetto di questo luogo di ritrovo tipicamente singaporiano: mentre si attende che al piano di sotto confezionino una camicia su misura, oppure che spennino il pollo della spesa da portare a casa, al piano superiore si mangia nel grande padiglione di bancarelle di cibo fumante, ottimo ed economico. Dal 2016, poi, una lunga coda lunga sosta perennemente davanti ad uno di questi ristorantini molto pop: è quello Chan Hon Men, il primo street food al mondo ad avere ricevuto una stella dalla neonata guida Michelin di Singapore, tanto più sorprendente visto che lo chef Chan ha conquistato la sua stella grazie a un piatto che costa 2 euro a porzione: il Liao Fan Hong Kong Soya Sauce Chicken Rice & Noodles, cioè il "pollo marinato nella soia con riso e vermicelli". È l'unico piatto della Casa, dalle bancarelle alle stelle.