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Orban come Salvini: per vincere punta su immigrati, sicurezza e lavoro

di a.d.
Fra 15 giorni l'Ungheria andrà alle elezioni per rinnovare il parlamento. Il suo premier in carica fa la voce grossa contro i migranti e la politica di Bruxelles, proprio come il leader della Lega. La nuova Europa riparte da qui?
L'Ungheria al voto
Il premier ungherese Vicktor Orban.

Il prossimo 8 aprile ci saranno le elezioni in Ungheria e le previsioni danno l’attuale premier Viktor Orban  vincente in larga misura, con i suoi cavalli di battaglia che sono  l’economia e l’occupazione in forte crescita; e la chiusura totale a migranti e profughi. Viktor Orbán non può essere giudicato con gli standard mediatici e politici occidentali, usando il metro del  politically correct in uso alla Sorbona, Harvard oppure a Cambridge. Demonizzarlo e presentarlo semplicemente come xenofobo e razzista significa rinunciare a un’analisi storico-politica ben più complessa. Difficile, o meglio impossibile, affrontare le questioni dell’Europa dell’Est usando i canoni dell’Europa occidentale.

Tra  Balcani e Carpazi la storia non passa mai e un fatto del 1389, la battaglia della Piana dei Merli, è considerata a Belgrado come il fondamento della patria serba e impedisce, 700 anni dopo una ricomposizione della questione del Kosovo. Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria hanno formato il gruppo di Visograd, dal nome della città che hanno scelto per riunire le loro delegazioni perché nel 1335 lì si incontrarono re Casimiro III di Polonia e Giovanni I di Boemia. L’Ungheria è un Paese che dopo la Prima guerra mondiale fu ridotto a un quarto della sua estensione e che ancora oggi soffre di queste amputazioni. La Polonia fu la vittima del patto scellerato tra nazisti e comunisti sovietici- Tutte queste nazioni, insieme alle tre piccole repubbliche baltiche, Lituania, Lettonia ed Estonia, soffrirono il soffocante dominio dell’Urss.

Fatto sta che – basta frequentare l’Ungheria - per buona parte degli ungheresi Orban è una sorta di salvatore della Patria, colui che si è opposto all’invasione degli immigrati, che ha liberato le città e Budapest in primo luogo, dall’invadenza dei Rom e dei profughi che fino al 2010 erano numerosissimi nei centri storici delle principali città, creando malumore e talvolta reazioni violente.

Orban ha decretato che il peggior nemico dell’Ungheria è Soros il chiacchierato supermiliardario di origine ebraica che i detrattori considerano una sorta di manovratore occulto della finanza mondiale, favorevole a un seppur controllato transito di migranti sul territorio ungherese. Il progetto di legge di Orban, presentato lo scorso febbraio con il nome esplicito “Stop Soros” prevede una stretta vigorosa nei confronti delle Ong impegnate nell’aiuto dei migranti

L’Ungheria guarda alla Voivodina serba e rumena, dove vive una componente di origine ungherese di quasi 300mila persone, concedendo con facilità la doppia cittadinanza; il Kosovo è conteso tra la l’idea di una Grande Serbia e quella della Grande Albania; anche le più “occidentali” delle repubbliche ex jugoslave, come la Slovenia e la Croazia hanno seri e per ora irrisolti problemi confinari proprio sul tratto di mare che si affaccia sul golfo di Trieste.

Il Centro-Europa sta vivendo un allarmante momento di transizione in cui i confini politici vengono messi in discussione: la Russia di Putin sta appoggiando le rivendicazioni serbe, mentre il gruppo di Visograd lancia allarmi sempre più pressanti per l’invadenza russa ai confini orientali con l’Unione Europea e la Nato.

Niente di grave, per ora. Ma non dimentichiamo che le uniche guerre in territorio europeo dopo il 1945 furono proprio quelle combattute tra i popoli dell’ex Jugoslavia, in quel crogiuolo di odio e risentimento e nazionalismo che cova dalle contrapposizioni religiose, territoriali, politiche, che impegnarono cattolici croati contro ortodossi serbi, oppure contro musulmani bosniaci. Guerre che sembravano un ricordo morto e sepolto e che sono riapparse con il loro carico di orrori e tragedie poco più di vent’anni fa.