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Compravendita di dati degli utenti: Facebook è davvero colpevole?

Zuckerber, ceo del social network più popolare al mondo, si difende: "Siamo stati ingannati". Il caso è scoppiato dopo le dichiarazioni al The Guardian di un ex programmatore della socità di consulenza politica Cambridge Analytica.
Facebook colpevole per la compravendita di dati dei suoi utenti? Zuckerberg: "Siamo stati ingannati"

Facebook è nella bufera. Uno scandalo internazionale che mischia politica, privacy e utilizzo improprio dei dati che gli utenti, al momento dell'iscrizione e con i loro comportamenti sulla piattaforma, forniscono al più popolare dei social network del mondo. Secondo quanto emerso dalle notizie riportate dai quotidiani The Guardian e New York Times, nello specifico sarebbe accaduto che una società di consulenza politica di Londra, la Cambridge Analytica (CA), avrebbe usato senza autorizzazione un’enorme quantità di dati prelevati da Facebook. Quella società avrebbe effettuato una meticolosa profilazione di 50 milioni di statunitensi, vendendo dati ai suoi clienti. Precisiamo: non si è tecnicamente trattato di spionaggio, né di attacco ai server di Facebook. Quei dati provengono da una raccolta che, in principio, avevano rispettato le regole imposte dallo stesso social network, ma non potevano essere venduti. Cambridge Analytica ha infatti acquistato i dati personale dalla app, Thisisyourdigitallife, cui gli utenti li avevano ceduti per poter iscriversi e quindi accedere attraverso Facebook. L'accusa che si fa a Zuckerberg e ai dirigenti della sua società è che, probabilmente, da qualche anno si sapeva di questo uso improprio dei dati acquisiti dagli utenti, ma non si è mai fatto niente per fermare l'azione.

Zuckerberg, dopo qualche giorno di silenzio, ha risposto attraverso un comunicato stampa ufficiale: «L’intera società è indignata, siamo stati ingannati. Siamo già impegnati a rafforzare le nostre policy per proteggere le informazioni personali e prenderemo qualunque iniziativa perché questo accada». Ma alle autoritià statunitensi ed europee, non basta. AntonioTajani, presidente del Parlamento Ue, ha scritto su Twitter: «Abbiamo invitato Mark Zuckerberg al Parlamento europeo. Facebook deve chiarire davanti ai rappresentanti di 500 milioni di europei che i dati personali non vengono utilizzati per manipolare la democrazia». Lumi richiesti anche da una commissione parlamentare britannica: «La commissione ha chiesto a più riprese a Facebook se i dati siano stati utilizzati senza il consenso delle persone. Le risposte ufficiali hanno sempre mirato a minimizzare i rischi e sono state ingannevoli. Seguiamo da vicino l’evoluzione di questo caso. Per la Commissione europea la protezione dei dati personali è un valore fondamentale». 

E se avesse ragione Zuckerberg? In pratica questo scandalo sarebbe esploso a causa delle dichiarazioni di un ex programmatore di Cambridge Analytica, che avrebbe spiegato come la società avrebbe appoggiato le campagne, sia per l'elezione di Trump alla Casa Bianca, sia per “manipolare” la scelta degli inglesi verso la Brexit. Si racconta di un mega sistema di dati e informazioni sensibili che avrebbero permesso di spiare e profilare 50 milioni utenti di Facebook. Dati che venivano acquisiti attraverso un test di personalità e che poi venivano ceduti a terzi illegalmente e anche non ammessa dai termini di servizio di Facebook.

Ma che c'entrano Trump e la Brexit? Robert Mercer, il più importante dei donatori di Trump, versò 15 milioni alla società di consulenza politica, Cambridge Analytica perché desse vita a uno strumento di profilazione degli elettori. Stephen Bannon — ex consigliere di Trump alla Casa Bianca e stratega della sua campagna elettorale — era stato vicepresidente di Cambridge Analityca, società assoldata per la campagna elettorale del tycoon. Secondo il The Guardian, Cambridge Analtytica sarebbe stata, appunto, al centro anche della campagna per far uscire la Gran Bretagna dall’Ue.