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Austria: spunta un'altra Europa dietro il Burqa Ban

di Antonio Devetag
Il giovane cancelliere Sebastian Kurz mantiene le promesse elettorali e proibisce alle islamiche di coprirsi il volto. Un piccolo segnale, sullo sfondo di un sempre maggiore avvicinamento della vicina Repubblica al Gruppo di Visegrad
Kurz con la compagna Susanne Thier
Kurz con la compagna Susanne Thier

Ha 32 anni: in Austria lo descrivono come deciso, ambizioso e ipercinetico. E’ Sebastian Kurz, cancelliere della vicina Repubblica, orientamento destrorso e alleato di quel Fpö (Freiheitliche Partei Österreichs – Partito austriaco della Libertà) che fu inventato dal carinziano Jorg Haider, ampiamente demonizzato dall’Unione Europea e morto, all’apice del successo, in un automobilistico incidente che ancora oggi molti osservatori in Austria non considerano una semplice fatalità.  

Kurz ha mantenuto le promesse elettorali e da pochi giorni è entrato in vigore in Austria il cosidetto Burqa Ban, provvedimento che vieta di indossare maschere, siano esse chirurgiche, da sci o semplicemente abbigliamenti che coprano il volto delle donne islamiche. La polizia è autorizzata a usare la forza per costringere una persona a mostrare il proprio volto.

Al di là del fatto che anche Francia e Belgio hanno leggi simili, Kurz sta allineando il suo Paese alle istanze nazionaliste  del Gruppo di Visegrad, che unisce con connotati fortemente nazionalisti e anti-immigrazione paesi come la Polonia, la Slovacchia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria.

Proprio l’Ungheria il prossimo 8 aprile secondo i sondaggi, riconfermerà il conservatore Viktor Orban, sommamente inviso a Bruxelles,  quale capo del governo. Un blocco di nazioni che sfiora, con l’Austria i 75 milioni di abitanti, con un peso non indifferente sulle decisioni dell’Europa Unita.

La storia non finisce mai in Europa centrorientale, dove si sta ricostituendo un blocco di nazioni antagoniste della politica di Juncker e di Strasburgo in generale nel segno di una mai dimenticata radice asburgica, identità cristiana e legate da un comune tradizione di “Law and Order” mitteleuropea.

Sommovimenti politici sui quali l’Italia dovrebbe porre una certa attenzione, considerando gli stretti rapporti economici che la legano a questa nazioni e alcuni contenziosi irrisolti con l’Austria, che proprio all’indomani delle elezioni che videro il successo dell’attuale premier, rivendicò la doppia cttadinanza per gli abitanti dell’Alto Adige.


Minaccia per ora rientrata anche per oggettivi ostacoli legislativi, ma che ha di fatto ringalluzzito gli ormai appassiti furori dell’estremismo nazionalista sudtirolese e  che ovviamente ha dato corda alle eterne polemiche di questa provincia a maggioranza tedesca che diventò italiana dopo la Grande Guerra e la dissoluzione dell’Impero Austroungarico.

Antonio Devetag