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Youtuber di 15 anni racconta la guerra in Siria: "Un selfie simbolico per aiutarci"

Si chiama Muhammad Najem e con il suo smartphone realizza e pubblica video su YouTube e Twitter dove mostra il feroce assedio del regime ai danni dei ribelli. Le immagini hanno fatto il giro del mondo
Youtuber di 15 anni racconta la guerra in Siria: "Un selfie simbolico per aiutarci"

Il social network video più popolare al mondo per raccontare la guerra. Accade questo nel 21esimo secolo. ”Case e scuole distrutte, mancano cibo e medicine. E’ come in Europa durante la seconda guerra mondiale, ma ora siamo nel 21esimo secolo". Le parole sono di Muhammad Najem, 15enne di Ghouta, in Siria, che attraverso Twitter e Youtube racconta al mondo la devastazione dei bombardamenti e chiede aiuto.

Il luogo di cui parla, Ghouta Est, è un sobborgo di Damasco ed è l'ultima roccaforte dei ribelli siriani nella capitale. E' qui che il 7 Aprile centinaia di persone sono morte e migliaia sono rimaste ferite gravemente, a causa dell'attacco con armi chimiche a opera del regime. Muhammad racconta tutto, twitta e gira video con il suo smartphone. Mostra la scuola distrutta, quello che resta della sua casa, aggiorna il bilancio dei morti e dei feriti. Alcuni di loro sono suoi amici. Come Salim, colpito durante un bombardamento che ora sta bene, mentre la sorellina non ce l'ha fatta. Anche il papà di Muhammad è morto, a Idlib, un’ altra città siriana vittima dei feroci attacchi di Assad.

La sua quotidianità è fatta di rifugi sotterranei, senza elettricità né acqua corrente. "Questi sono i figli di Ghouta che, nonostante gli incessanti bombardamenti e la mancanza di cibo e medicine, continuiamo a sorridere", questo scrive sopra a una foto che ritrae lui mentre cucina il pranzo su un fornello improvvisato. Il ragazzo lancia anche numerosi appelli attraverso i social network: "Salvateci prima che sia troppo tardi. Che mondo è, un mondo in cui si può viaggiare su Marte, ma non fermare le guerre?" Muhammad chiede un gesto simbolico, un selfie con una mano che copra bocca e naso, "contro l’uso dei gas come arma mortale".