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Donald Trump come George Bush: “Missione compiuta”

di Elena Bianco
In uno scenario complesso con troppi giochi di potere e le popolazioni di mezzo, l'affermazione appare disarmante. "L'imperialismo russo è pericoloso", dice in ESCLUSIVA un ufficiale ucraino
Il presidente americano Donald Trump
Il presidente americano Donald Trump.

Leopoli - Trump come George W. Bush: “missione compiuta”. Una frase ridicola nella sua tragicità che nel 2003 pronunciò Bush dopo le prime due settimane di operazioni in Iraq (la guerra durò poi anni) e che ha twittato oggi Trump dopo il raid della notte scorsa.

Una ulteriore dimostrazione fra le prove di forza dei poteri nazionalisti: da una parte Trump che non esita a fare vedere i muscoli con chichessia, dall’altra lo zar Putin (con il quale, secondo il democratico Bernie Sanders, Trump avrebbe in qualche modo concordato l’obiettivo dell’attacco), al centro Assad e, purtroppo, il popolo siriano. Dopo le dichiarazioni del Cremlino circa la presunta messa in scena da parte dei ribelli degli attacchi con armi chimiche a Duma, gli esperti dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) cominciano oggi ad investigare sul potenziale attacco. L’indagine  dovra' fornire le “prove” sull’uso di gas clorino e sarin che finora Washington, Parigi e Londra hanno affermato di avere già, ma non hanno mai reso note. D'altro canto non e' escluso che le stesse “prove” siano ormai state manomesse o fatte sparire dal 7 aprile scorso, in una città controllata ormai pienamente dalla polizia militare russa e dalle unità siriane.

E l’Europa? L’Unione appare divisa, con Macron e May unici in appoggio effettivo all’iniziativa di Washington  il resto a chiedere una soluzione diplomatica, sicuramente più auspicabile. Ma sarebbe possibile e efficace? Raccogliamo l’opinione di un ufficiale ucraino, attualmente di stanza a Leopoli, in addestramento dopo mesi di inferno nel Donbass, la regione orientale dell’Ucraina che l’esercito russo occupa dal 2014 dopo un’azione in totale violazione alla sovranità dello stato ucraino,  avendo approfittato dei moti separatisti di parte della popolazione filorussa della Crimea.

Dimitri (non vuole dire il cognome poiché è un ufficiale dell’esercito, ma parla a titolo personale) afferma «Non credo che l’obiettivo dei bambardamenti della notte scorsa sia stato in qualche modo “concordato” con Putin. L’imperialismo russo sta raggiungendo livelli pericolosi e ormai è impossibile non rispondere. L’Unione Europea deve comprendere la necessità di assumere una posizione forte per arginare episodi come il supporto ad Assad o la guerra in Donbass; e soprattutto deve farlo nella convinzione che un tale intervento non sarebbe solo in difesa delle popolazioni siriane o ucraine, ma dell’ Unione Europea stessa, che della Russia è confinante».

Dimitri ha 27 anni. Combatte dal 2014 quando ne aveva 23. E fra un mese tornerà là, nell’inferno. Ascoltando l’opinione di questo ragazzo, il senso di drammatica ineluttabilità con cui parla, pensando alla complessità degli scenari politici e militari di queste guerre in corso, l’affermazione «missione compiuta» appare ancora più tragica nella sua comicità.