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  • BUONGIORNO ITALIA! L’infelicità è più pesante della terra, nessuno sa lasciarla.Lao Tsu

Stop alle armi: Paul McCartney in marcia con altri 500 mila americani

di Stefania Fiorucci
Studenti, vip e gente comune hanno sfilato nelle strade delle città americane ed europee per protestare contro la vendita indiscriminata delle armi. Più di 800 cortei e manifestazioni in tutti gli Stati Uniti. C'erano anche l'ex Beatles e Clooney
Macca-march, ma marcia dell'ex Beatles a New York

Le ultime stragi avvenute negli stati uniti, tra cui quella  del liceo Parkland, in Florida costata la vita a 17 persone tra studenti e insegnanti, hanno spinto centinaia di migliaia di cittadini tra giovani, famiglie, personaggi del mondo dello spettacolo, a sfilare in strada per protestare contro l’uso delle armi e soprattutto contro la deregolamentazione sostenuta dalle lobby delle armi che permette negli Stati Uniti la vendita indiscriminata di armi da fuoco.

“March our lives”, ovvero marcia per la nostra vita, si è svolta a Philadelfia, Washington e in altre città americane. A quella di New York ha partecipato anche Paul McCartney. "Uno dei miei migliori amici è stato ucciso da un'arma proprio qui vicino, per me è importante", ha detto l'ex Beatles facendo riferimento a John Lennon, assassinato a New York nel 1980 da Mark Chapman.

A Washington invece, sul palco allestito lungo il percorso della “marcia per la nostra vita”, con oltre 500 mila americani, è salita a sorpresa Yolanda Renee King, pronipote di Martin Luther King, assassinato a Memphis il 4 aprile 1968, la maggiore dei nipoti di Martin Luther King Junior. Nonostante i suoi nove anni, è apparsa molto determinata, con il sorriso contagioso e la voce squillante. “Quando è troppo è troppo”, ha gridato alla folla. “Mio nonno aveva un sogno, che i suoi quattro bambini non venissero giudicati per il colore della loro pelle ma per i tratti della loro personalità. Ora io ho un sogno, che questo sia un mondo libero dalle armi, punto e basta!”.

Anche George Clooney ha voluto partecipare alla marcia contro le armi accompagnato dalla moglie Amal,  grande sostenitrice dei diritti civili. “Mi avete reso nuovamente orgoglioso del mio Paese”. Il bel George ha  donato anche 500mila dollari agli organizzatori di “March our lives”. A Parkland invece, luogo della strage nella scuola, hanno reso omaggio in migliaia alle vittime di Nikolas Cruz, l’ex studente della Marjory Stoneman Douglas High School che ha falciato i suoi compagni di istituto e insegnanti.

“Voteremo nel 2020”, hanno dichiarato alcuni studenti, “la nostra generazione vuole un cambiamento perché queste 17 persone non siano morte invano”. Un messaggio di apprezzamento e incoraggiamento è arrivato dell’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama via Twitter: "Io e Michelle siamo così ispirati da tutti i giovani che hanno reso possibili le marce. Continuate a farlo. Ci state guidando. Niente può ostacolare milioni di voci che chiedono il cambiamento".

Donald Trump non è voluto essere da meno: subito dopo la marchia di Washington ha annunciato che metterà al bando i “bump stocks”, ovvero i dispositivi che trasformano le armi semi-automatiche in mitra automatici proibiti a livello federale. Come quello usato dal killer che ha ucciso lo scorso ottobre a Las Vegas 58 persone durante il Festival Country.  In realtà un Tweet di Jeff Sessions, Ministro della Giustizia, ha anticipato il contenuto del messaggio del Presidente, aggiungendo che proporrà un divieto senza attendere un’iniziativa del Congresso.

“Never again”, “mai più”: basta vendere le armi con la facilità con cui si vende un computer, un televisore, senza accertarsi della pericolosità dell’individuo che le acquista. Basta stragi immotivate,di persone squilibrate che si accaniscono su individui che non sono in grado di difendersi. Chissà se effettivamente queste marce che hanno attraversato l’America serviranno davvero a cambiare il sistema o verranno di nuovo messe da parte dalle potenti lobby statunitensi delle armi che, arricchendosi a dismisura, hanno tutto l’interesse perché le cose rimangano come sono.

Washington, marcia per la nostra vita