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Vicepresidenti al Senato: regge il patto tra Lega e Movimento 5 stelle

Eletti Roberto Calderoli (Lega), Ignazio La Russa (FdI), Paola Taverna (M5s) e Anna Rossomando (Pd). Ma Renzi non ci sta e lamenta per la scarsa rappresentatività. "Il Pd dopo aver perso le elezioni non può venire qui e imporre", replica Salvini
Eletti i 4 vicepresidenti del Senato
Roberto Calderoli, Ignazio La Russa, Paola Taverna e Anna Rossomando.

Roma - Regge l'accordo tra la Lega e il Movimento 5 stelle per l'elezione degli uffici direttivi delle Camere. Alla vicepresidenza del Senato sono stati eletti Roberto Calderoli della Lega, Ignazio La Russa di Fratelli d'Italia, Paola Taverna del Movimento 5 stelle e l'orlandiana Anna Rossomando del Partito democratico. La frattura con i dem si è consumata sull'elezione dei senatori Questori. Nessuno dei tre eletti è del partito di largo del Nazareno. Una scelta, afferma il capogruppo Andrea Marcucci "gravissima e senza precedenti" che pone l'opposizione fuori "dal funzionamento della macchina del Senato".

Con i voti del centrodestra e del Movimento 5 stelle sono passati Antonio De Poli (FI), Paolo Arrigoni (Lega) e Laura Bottici (M5s). Dem esclusi anche dalla squadra degli otto senatori segretari. Gli eletti sono Paolo Tosato e Tiziana Nisini della Lega, Francesco Giro e Vincenzo Carbone di FI e quattro esponenti del Movimento: Gianluca Castaldi, Michela Montevecchi, Sergio Puglia e Giuseppe Pisani.


Sul Consiglio di presidenza del Senato il match si è giocato fino a pochi minuti prima dell'inizio delle votazioni in Aula. I big del centrodestra si sono riuniti con Matteo Salvini. Sul tavolo la richiesta del Partito democratico di avere oltre a un vice presidente anche uno dei tre senatori Questori. Richiesta bocciata dal Carroccio e anche dal Movimento 5 stelle perché non rispetta l'esito delle urne. 


   "Il Pd dopo aver perso le elezioni non può venire qui e imporre o puntare i piedi", dice in transatlantico il leader della Lega mentre le votazioni sono in corso. "Ricordo che la sinistra cinque anni fa elesse con i soli suoi numeri Laura Boldrini e Pietro Grasso con tanti saluti a tutti gli altri. Abbiamo avuto un atteggiamento diverso, per fortuna. Più democratico. Lavoreremo perché tutti siano equamente rappresentati, se poi qualcuno punta i piedi, peggio per lui. Noi abbiamo esercitato equilibrio e buonsenso", aggiunge confermando che vedrà la prossima settimana Luigi Di Maio con il quale anche oggi ha avuto uno scambio di sms. Fonti M5s hanno definito l'atteggiamento del Pd di chiusura e di arroganza. 


   "E' in atto il grande gioco parlamentare", commenta invece Matteo Renzi intercettato alla buvette. Poi nota con ironia: "Se prima era una spartizione del potere ora si parla di espressione della volonta popolare". Per il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, in ogni caso l'intesa raggiunta oggi a Palazzo Madama non rappresenta un assist alla partita sul governo che si giocherà nei prossimi giorni. A chi infatti gli chiede se l'accordo sul consiglio di presidenza sia la strada che porta alla formazione del nuovo esecutivo, l'ex Capo dello Stato replica infatti: "No. La maggioranza si è formata per eleggere i presidenti delle Camere. Punto e basta". E non si può parlare di stallo perché, conclude, "non sono nemmeno iniziate le consultazioni".