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Joel Salinas, il medico speciale che sente sulla sua pelle il dolore dei pazienti

di Cristina Colombera
Sentire il dolore degli altri come fosse proprio. Si chiama sinestesia del tocco a specchio e fa provare su di sé la sofferenza altrui come fosse propria. È un fenomeno di cui si sa ancora poco, descritto per la prima volta soltanto nel 2005
Joel Salinas, il medico che sente il dolore dei pazienti

La scoperta della sinestesia del tocco a specchio si deve ad alcuni ricercatori britannici. Pare colpisca solo l’1,6 per cento della popolazione, ma potrebbe essere più comune di quanto si pensi perché, secondo i risultati di un recente studio, sarebbe strettamente legata anche all'empatia, ossia la capacità di capire perché le altre persone si comportino in uno specificato modo.

Ma se ad avere questa singolare patologia è un medico, il discorso diventa complicato anche se rappresenta un’esperienza unica nel suo genere.

È il caso del bostoniano Joel Salinas, che ha scoperto di essere un medico speciale nel 2008, mentre frequenta medicina ad Harvard:  assistendo a un arresto cardiaco, prova letteralmente su se stesso il dolore delle manovre che vengono compiute sul paziente. "Mentre vedevo che gli praticavano il massaggio cardiaco, potevo sentire la mia schiena stesa sul pavimento, la compressione sul mio petto, e la sonda per far respirare che scendeva lungo la mia gola", racconta. Quando il paziente muore trenta minuti dopo, Salinas prova "un inquietante silenzio. Avevo la completa assenza di sensazioni fisiche".

In estrema sintesi il cervello di Salinas, attualmente neurologo al Massachusetts General Hospital, ogni volta che vede qualcuno provare dolore ricrea quelle sensazioni nel suo corpo, tanto da fargli avvertire lo stesso male.

L’episodio scatenante fa sì che, da quel momento in poi, le sensazioni inizino a diventare più forti. Salinas a questo punto si rende conto di avere una potente empatia, che lo aiuta a curare meglio i suoi pazienti: si accorge subito se hanno sete o provano dolore dal minimo movimento del viso o del corpo. "Mi interessa molto il benessere dei miei pazienti, perchè in quel momento è anche il mio benessere", precisa.

"Prima c'era il rischio che venissi percepito come un tipo strano, un diverso o un bugiardo ora posso difendere questa particolarità come qualcosa di reale".

La sinestesia. È presente anche nella quotidianità e ha il potere di rendere le persone più empatiche. Se si vede qualcuno toccarsi la guancia, per esempio, si percepisce il tocco anche sul proprio viso. Perfino la serie televisiva Chicago Med le ha dedicato un episodio, protagonista una ragazzina che sentiva su di sé i dolori della madre prima, e dei pazienti del pronto soccorso poi. Secondo alcune ipotesi nelle persone con sinestesia del tocco a specchio, infatti, la corteccia somatosensoriale (deputata alla ricezione di stimoli sensitivi del tatto) non solo si attiva di fronte a uno stimolo tattile ma anche di fronte a uno stimolo visivo. Tanto da far sentire il dolore anche solo osservandolo provato da altri.

Il parere dell’esperto. "È un incrocio tra input sensoriali. Ognuno di noi è sinestetico. Il sapore infatti è la fusione di stimoli che arrivano dall'odorato e dal gusto", spiega all’ANSA Fabio Babiloni, professore associato di fisiologia all'università Sapienza di Roma. "Alcune persone però vanno oltre questo, e vedono per esempio le forme delle lettere con colori o note musicali. Nel loro cervello - continua Babiloni - si attivano simultaneamente le aree cerebrali di lettere e colori, mentre nel resto delle persone se ne attiva una sola.  Questo tipo di sinestesia è presente nel 2-3% della popolazione".