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In sensibile calo gli arrivi di immigrati in Valle d'Aosta

di Sandra Lucchini
Gli accordi del Governo Gentiloni con i libici hanno fermato le partenze via mare. L'immigrazione avviene, ora, via terra. Una scelta che, sovente, comporta notevoli rischi per la loro incolumità
gruppo di stranieri a passeggio in città

AOSTA. E' diventato un fascino a tinte fosche quello esercitato dalla Valle d'Aosta sugli stranieri. E', piuttosto, una regione in cui si prevede una sosta per, poi, spiccare il volo verso altri Stati in cui l'economia più salda garantisce loro un futuro meno precario. La finanza al 'palo' è ancora una realtà di ,molti Paesi. Che, in ogni caso, sono forti di maggiori dimensioni territoriali e, quindi, in grado di esaudire le richieste di un'emigrazione mondiale.

  In Valle d'Aosta vivono, all'incirca, 8.500 stranieri provenienti da Paesi europei, asiatici, nord Africa, e zone caraibiche. Per una buona percentuale l'integrazione è una realtà consolidata; per altri è soltanto agli albori. Sono coloro non ancora padroni della lingua italiana e, quindi, meno propensi a familiarizzare.

  "La diminuzione degli arrivi riflette quella nazionale - dice Andrea Gatto, direttore del Centro di Ascolto della Caritas diocesana -. Gli arrivi via terra conglobano la categoria degli immigrati fuori dal Sistema di accoglienza" Spiega in dettaglio: "Per queste persone non esiste ancora un regolamento che permetta un'ospitalità. immediata e completa. Non sono grandi numeri e, pertanto, possiamo garantire loro un letto nel dormitorio di via Stévénin e un pranzo alla mensa di via Abbé Giorret. Quando qualcuno di loro riesca ad entrare nel Sistema viene accolto nelle nostre strutture".

   Immobili che nei periodi più difficili, aprono comunque le porte. E' il caso dell'inverno appena trascorso. Le eccezionali nevicate e il clima artico ha allertato i dirigenti della Caritas che si sono prodigati nell'allestire letti di fortuna nel già strapieno dormitorio. Nessuno ha dormito sotto le stelle nè è rimasto privo di cibo o di una bevanda caldi.

  "Il nostro impegno - riprende Andrea Gatto - è finalizzato ad agevolare l'ingresso nel Sistema degli ultimi arrivati, in modo tale da orientarli nelle giuste direzioni. E' chiari che questa nuova emergenza acuisce le difficoltà anche per i servizi Caritas".

  Come pensate di agire in questo contesto? 

  "Siamo in contatto continuo con la Prefettura a cui presentiamo i  nuovo casi al fine di sollecitarne valutazione e verifiche per, poi, indirizzarli  nei termini adeguati e, soprattutto, nelle strutture rispondenti alle loro esigenze", dichiara il direttore.

  Nessun ambiente allestito dalla Caritas è al collasso. Partenze e arrivi si compensano.Non si sono mai vissute situazioni caotiche, nè, tantomeno, di respingimento di immigrati. La Caritas dispone, oltre che del dormitorio, anche di un alloggio in via Marché Vaudan e di un'altra abitazione in piazza della Repubblica. Senza contare che i locali del Centro di Ascolto, in via Hotel des Etats ospitano, ogni giorno, ragazzi soli e privi di riferimenti logistici. Nella mensa, poi, gravita, ogni giorno, una media di 80 persone di varia nazionalità.

  E' molto attesa la realizzazione della 'Casa della carità' voluta dal vescovo Monsignor Franco Lovignana per potenziare le opportunità di accoglienza..Una struttura ampia, situata in centro città, dotata di vari comfort e pensata per ricevere chiunque si trovi in temporanea difficoltà.

  Richiedenti asilo ovvero i profughi. Tutt'altro capitolo.In Valle sono presenti poco più di 300. Numero gestibile con la massima disinvoltura che non dovrebbe originare alcun problema di convivenza. La Caritas diocesana ne ha accolti 30; la rimanenza è affidata alle molte cooperative e associazioni in attività in Valle d'Aosta: La Sorgente, Leone Rosso, l'Arc en ciel, ENAIP, COSERCO, Pollicino. Per distinguere immigrazione comune e questa seconda categoria di stranieri il dormitorio 'Abri Vincent', in viale Gran San Bernardo,è stato trasformato in CAS,ovvero Centro Accoglienza Straordinaria, in perfetta sintonia con le caratteristiche esistenziali degli ospiti.

  "Ritengo fuorviante la  sovrapreoccupazione manifestata da alcuni cittadini - sottolinea il direttore del Centro di Ascolto -. Sono persone che non hanno mai creato alcun disturbo al vicinato, nè si sono mai distinte per atti incivili. Sono, al contrario, cittadini, perlopiù giovani, fuggiti da Paesi in guerra, che sognano una vita, un lavoro, la serenità".

  Se la Commissione non accoglie la domanda di soggiorno la persona deve ritornare sui suoi passi. Realtà che, stando alle affermazione di Gatto "costituisce l'ingresso nella 'zona  grigia' in cui è possibile qualsiasi scelta di vita. Clandestinità, illegalità, fino ad arrivare a reati veri e propri".

  Nessuno è entusiasta di abbandonare la propria terra. Persino in casi estremi.Chi decide di farlo si lascia alle spalle miserie umane, solitudine, disperazione. E difficilmente è intenzionato a ritornarci senza aver conquistato altrove una posizione sociale, lavorativa, famigliare solide e in armonia con le singole aspiraioni..