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  • BUONGIORNO ITALIA! L’infelicità è più pesante della terra, nessuno sa lasciarla.Lao Tsu

Torino, il Coni assediato da spacciatori e abusivi nell'ex villaggio olimpico

di Luca Borioni
Le federazioni sportive regionali convivono con gli episodi di criminalità. Il presidente Porqueddu: "Se le istituzioni non intervengono seriamente per cambiare le cose, saremo costretti ad andarcene da qui”
ex moi
Le palazzine ex Moi dove hanno sede le federazioni sportive ma anche diversi irregolari

TORINO - C’è un ostello, in mezzo alle palazzine dell’ex villaggio olimpico di Torino, che pare molto apprezzato dai turisti francesi. Prenotano le stanze online, guardando le belle immagini della struttura e partono fiduciosi. Quando scendo dall’auto, però, cambiano espressione. Perché quell’ostello si trova nel mezzo di un quartiere dimenticato dalle istituzioni, rifugio per spacciatori e dormitorio (nelle cantine) per gli irregolari. Siamo in zona ex Moi, dove qualche settimana fa uno sgombero della polizia ha cercato di normalizzare la situazione. E dove l'altro giorno la stessa polizia ha annunciato il sequestro di 21 chili di marijuana e tre arrestiin un appartamento.

In questo scenario trovano residenza, in due palazzine, le federazioni sportive piemontesi. Quasi tutte con le loro sedi, a parte calcio, pallavolo, ciclismo e bocce. Lo sport in mezzo al degrado. Ecco la considerazione che si ha in Italia per chi si occupa di promuovere l'attività fisica e la cultura sportiva.

Il presidente del Coni regionale, Gianfranco Porqueddu, non ne può più: “Se le istituzioni non intervengono seriamente per cambiare le cose, saremo costretti ad andarcene da qui”. Più che un ultimatum è una richiesta d’aiuto. Inascoltato fin qui da Comune e Prefettura, Porqueddu ha telefonato anche al presidente nazionale Giovanni Malagò: “Ho chiesto a lui di intervenire. Attendiamo la sua visita a breve”.

Perché l’emergenza sicurezza è un dato di fatto. Tanto per cominciare, nel luogo delle federazioni sportive c’è un giardino comune che è teatro quotidiano del commercio di stupefacenti. “Vediamo dalle nostre finestre – spiega il  presidente -, la processione di molti giovani nell’orario di uscita dalle vicine scuole e le trattative che seguono”. Dichiarazione resa poco prima del blitz della polizia. E non solo. “È un continuo viavai di irregolari con valigie, che si fermano a dormire per una notte nei locali sotterranei e poi lasciano il posto ad altri. Un business illegale”. Nei garage di quelle palazzine, i dipendenti del Coni avrebbero avuto diritto a 40 posti auto. Avrebbero. “Non li abbiamo mai potuti utilizzare”, aggiunge Porqueddu. Per sentirsi più al sicuro i dirigenti sportivi hanno blindato i portoni d’ingresso, compromettendo l’utilizzo delle uscite di emergenza.

Un intervento che si è reso necessario dopo la notte dell’Immacolata di tre anni fa. “Tornammo al lavoro e trovammo un ragazzo eritreo che dormiva vicino alle scale” dice Porqueddu. Poi scoprirono che tutte le porte erano state abbattute a colpi di estintore, con parte delle pareti (in cartongesso) sgretolate. “Furono necessarie spese di ripristino per 20 mila euro”.

Da un lato, per le federazioni, disporre di uffici e luoghi per le riunioni è comodissimo. Dall’altro è sempre più complicato. Il Coni organizza corsi di formazione all’interno del Blocco C, gli edifici adiacenti adibiti ad aule riunioni (da dove è già sparito tutto il rame). Ma Porqueddu racconta che proprio lì davanti, una sera di qualche settimana fa, un corsista è stato aggredito e derubato di portafoglio e telefono. E così c’è il coprifuoco: l’orario di lavoro non può andare oltre le ore 16.30 in inverno perché il buio porta pericoli ai dipendenti in uscita a quell'ora.

Porqueddu sogna una cittadella dello sport efficiente e dignitosa: “Serve un progetto, bisogna mettere la struttura a reddito. Alle riunioni della circoscrizione non ci hanno neanche invitato, quando sarebbe utile ascoltare il nostro parere e non quello di chi non ha niente a che fare con la vita sociale di questa zona. Ci vorrebbe un’unità di crisi, anche per fermare gli sprechi. E un tavolo aperto con cui trovare le soluzioni attraverso il confronto. Sapete che abbiamo un arretrato con Smat di un milione e mezzo di euro per utilizzo dell’acqua di notte? Ma non siamo certo noi… Bisogna trasferire queste persone in un’altra sede, magari in una delle tante caserme abbandonate. E rilanciare questa struttura. Non è impossibile”.