Rispetto alle politiche 2018 il 39% degli elettori pentastellati non è andato a votare alle elezioni regionali in Umbria. Il 14% ha votato Lega e il 9% Fratelli d’Italia
di Roberto D’Alimonte
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Le improvvisazioni si pagano. La sconfitta della coalizione giallo-rossa in Umbria non può essere considerata una sorpresa. Lo è nella sua dimensione, ma l’esito era largamente scontato. Ciò non toglie che anche la dimensione pesa. Perdere con un distacco di 20 punti è un segnale inequivocabile che la coalizione giallo-rossa non ha funzionato . A pensarci bene l’Umbria è stata la regione sbagliata per fare la prima prova di una alleanza già di per sé complicata. Il fatto che sia stata realizzata a Roma non poteva e non doveva essere considerata una prova della sua fattibilità anche in una regione a rischio come l’Umbria. Questo non vuol dire che l’idea di una alleanza a tutto campo tra Pd e M5s sia sbagliata di per sé. È molto probabile che questa sarà l’interpretazione prevalente. Ma la realtà è una altra.
Umbria, regione commissariata
Guardiamo i fatti. L’Umbria è una regione commissariata. Lo è perché la giunta Marini si è dovuta dimettere anzitempo a causa di un grave scandalo legato a concorsi pubblici nel settore sanitario. È in corso una indagine della magistratura. Per questo scandalo sono finiti agli arresti domiciliari il segretario regionale del Pd, l’assessore regionale alla sanità del Pd, i massimi dirigenti sanitari tutti espressione del Pd ed è stata indagata la presidente Marini sempre Pd. La denuncia dello scandalo è stata rivendicata da esponenti del M5s.
E proprio in questa regione è stata varata la prima alleanza tra Pd e M5s? Per giunta a ridosso di una tornata elettorale ravvicinata in cui si decide un candidato comune all’ultimo momento. Non si possono improvvisare operazioni politiche così impegnative in queste condizioni. Le dichiarazioni di Conte su Lecce e la foto di Narni hanno fatto il resto. Il guaio è che con questa operazione prematura si è messo a rischio un progetto di alleanza strategica che invece potrebbe avere senso se adeguatamente preparato.
I dati parlano chiaro . Il Pd ha perso 13 punti rispetto alle regionali del 2015 passando dal 35,8% al 22,3% ma ha perso poco rispetto alle europee di questo anno o alle politiche del 2018. La Lega passa dal 14% del 2015 al 37% di oggi, ma perde un punticino rispetto alle europee. Molto bene va anche Fratelli d’Italia che arriva al 10,4%. Male invece Forza Italia che si ferma al 5,5%.
Cinque Stelle vittime dell’astensione
Il M5s merita una analisi a parte. È cosa nota che le regionali non sono il suo terreno preferito. Però nel 2015 aveva preso 51.203 voti (14,6%), diventati 140.731 (27,5%) alle politiche del 2018 mentre in queste regionali sono solo 30.953 (7,4%). Dove sono finiti oggi i 140.731 voti di ieri? Purtroppo non sono disponibili i voti di tutte le sezioni elettorali umbre. Ma già i dati di Perugia consentono di avere una risposta attendibile in termini di flussi elettorali. Nella tabella in pagina si vede che, fatti 100 gli elettori Cinque Stelle del 2018, ben il 39% questa volta non ha votato, il 14% ha votato Lega, il 9% ha scelto Fdi e solo il 12% ha rivotato il Movimento. E questo è avvenuto in un contesto in cui l’affluenza alle urne è stata relativamente alta.
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