
MISANO – “Magari non avremo più un fuoriclasse come lui, ma i suoi ragazzi presto diventeranno dei campioni. E ci sono altri grandi talenti. Tranquilli, resteremo ai vertici del motomondiale: Valentino ha passato il testimone a sè stesso”. Carlo Pernat, il manager che 25 anni fa fece firmare il primo contratto professionistico al Doc (“In Aprilia mi davano del matto, a scommettere su quel biondino curioso”), rassicura i tifosi: la scuola italiana dei motori continua. “Nel futuro prossimo torneremo a fare meglio degli spagnoli. Marquez permettendo”.
L’Academy di Tavullia: “Che felicità”
‘Franky’ Morbidelli e ‘Pecco’ Bagnaia, primo e secondo ieri a Misano in MotoGP. Luca Marini e Marco Bezzecchi, stesso podio ma in Moto2. Sembra quasi gli inizi del Duemila, quando eravamo Re: Rossi, Biaggi, Capirossi, Melandri… La ‘meglio gioventù’ italiana domina, ed è tutto merito del solito Valentino. Che nel 2015 ha deciso di aprire una scuola molto speciale, nella sua Tavullia: la Riders Academy è la conseguenza naturale del Ranch, personalissima pista nata su di un terreno agricolo di proprietà del padre Graziano, con una cascina abbandonata. Da adolescente, il Doc si allenava facendo cross alla Cava, tra fango e detriti edilizi. “Nel 2009 ci siamo resi conto che serviva qualcosa di diverso, per mantenere la giusta attitudine mentale alle gare e il gesto sportivo. Per restare in alto. Anche Kenny Roberts si era costruito un circuito tutto suo”, spiega Alberto ‘Albi’ Tebaldi, uno dei migliori amici del 9 volte campione del mondo. All’inizio Valentino correva con Simoncelli e Mattia Pasini, poi un giorno si portò dietro qualche pivello come Franco Morbidelli. “E ha ritrovato nei loro occhi la sua stessa felicità di molte stagioni prima”. L’accademia.
Biaggi: “Valentino, ma come fai?”
Racconta, Max Biaggi: “Ai miei tempi tra quelli forti c’erano gli australiani, qualche americano. E noi. Fu quasi casuale, quella coincidenza di talenti. Avevamo storie diverse alle spalle, solo io venivo dalla ‘scuola’ del Team Italia. Gli spagnoli ce l’hanno copiata. E mentre gli investimenti della nostra federazione calavano, insieme alle vittorie e alle certezze, loro hanno messo su un vivaio straordinario. Però le cose stanno cambiando grazie all’Academy di Rossi: arrivano a Tavullia che sono ragazzini, ne escono piloti. Non so come vengano gestiti, ma visti i risultati Valentino fa sicuramente un gran bel lavoro”.
Quelle “lezioni” al Ranch
Oggi gli allievi del Ranch non sono mai meno di una decina. Per due settimane all’anno, il Ranch ospita anche dei workshop cui vengono invitati i migliori pilotini asiatici. Morbidelli, Bagnaia, Marini, Bezzecchi, Manzi, Antonelli, Bulega, Foggia, Migno, Vietti. Anche Fenati qualche anno fa si è seduto sui ‘banchi’ ad ascoltare quel matto del Professore. “Valentino non parla molto, insegna dandoti l’esempio. Ma se hai qualche dubbio, chiedi: e ti spiegherà tutto, ridendo. Si diverte, e dice che grazie a noi rimane giovane”: ieri, nel corso della conferenza stampa del dopo gara, ad ascoltare Franky e Pecco sembrava che il vincitore fosse ancora il Doc. “Se non siamo in giro per il mondo, ci vediamo al Ranch tutti i sabati dopo pranzo”. Le moto li attendono sotto una tettoia. “Corriamo fino a che c’è luce”. Col freddo, la pioggia, persino la neve. O nei pomeriggi d’estate, sotto il sole, fa un caldo terribile ma è meglio, perché si va avanti anche fino alle otto”. Uno, due, mille giri di pista. Gare a eliminazione, spallate e sorpassi. Quando fa buio si va a cena: carne alla brace, frutta, torte fatte in casa, niente vino. Però scherzi, risate. E l’analisi video del lavoro fatto durante la giornata, perché c’è sempre qualcuno che li filma. “Lavori dal punto di vista fisico e tecnico. Impari ad affrontare nuove linee, traiettorie”. C’è un contratto con Yamaha, che mette a disposizione le moto.
Il Doc ride: “Gli ho insegnato troppo”
“Possiamo pure chiudere bottega: non riusciremo mai a fare meglio”, scherzava ieri il Professore. “Durante la gara, con quei due che mi stavano davanti, ho pensato: ma chi cavolo ha avuto questa idea dell’Academy? Non ho potuto prendermela con nessuno, è solo colpa mia”. Che peccato, all’ultimo giro Mir lo ha passato. “Sarebbe stato bellissimo: io e i ragazzi, che podio esagerato. Qui a casa nostra, davanti a diecimila tifosi”. Qualcuno lo ha paragonato a certi giocatori-allenatori del calcio: come Vialli, Zola. “Un momento: state parlando del campionato italiano, però questo è il top level mondiale. E poi – scusate – ci sono anch’io a battermi”. Se la ride, sempre. “Peccato siano diventati così forti: ho cominciato ad occuparmi di loro troppo presto. Ma quando smetterò di correre – tra 10 anni – potrò divertirmi per davvero”. Il Rinascimento italiano, lo chiamano i giornalisti stranieri.
Pernat e il Rinascimento italiano
Ancora Pernat: “Trenta e quarant’anni fa c’erano delle aziende italiane come Cagiva, Gilera, Aprilia, che facevano grandi investimenti. Il campionato di Sport Production con le monomarca era una meraviglia, ci pensavano i concessionari e a quei tempi di vendevano fino a 250.000 moto 125 cc ogni anno. I 400 migliori giovani piloti del nord sfidavano i 400 migliori del sud, e quelli del centro: c’era concorrenza, i talenti sbocciavano come funghi”. Poi la crisi del settore, i ragazzini sempre meno innamorati delle moto, la Federazione che a suo tempo si è un po’ tirata indietro. “Però da qualche anno ha ripreso darsi da fare con le minimoto. E poi, la scuola di Valentino. Ma non solo: ci sono anche dei talenti come Bastianini, Arbolino. Sì, possiamo stare tranquilli: il futuro è nostro, Rossi ha passato il testimone a sé stesso. Stiamo per ritornare Re”.
Fonte www.repubblica.it











