FIRENZE – “Cantare l’inno di Mameli ai tempi del Covid, in uno stadio vuoto, è ancora più emozionante del solito. Di solito lo fai insieme alla folla. In questo periodo, invece, senti solo la tua voce e quella dei tuoi compagni ed è un po’ come se cantassi l’inno per tutto il Paese. Credo che sarà ancora più bello farlo a Bergamo il 14 ottobre prossimo, prima della partita con l’Olanda. Saremo felici di giocare nella città simbolo della battaglia contro il coronavirus”. Florenzi, con i suoi 8 anni in azzurro ormai un veterano, descrive la sensazione di calciatore della Nazionale in una fase cruciale della sua carriera, da straniero, dopo i 6 mesi al Valencia in prestito dalla Roma. Col suo approdo accanto a Verratti al Psg vicecampione d’Europa di Neymar & C, la colonia parigina della Nazionale è raddoppiata e il battesimo è stato felice: il terzino ha già segnato in Ligue 1 contro l’Angers, confermando le doti offensive particolarmente gradite a Mancini.
L’offensivismo è del resto il marchio della squadra e inorgoglisce i giocatori, che si sentono sempre più pionieri di un nuovo modo di giocare, perfino più sofisticato di quello dei club, e anche per questo sempre più responsabili di rappresentare, quando vestono la maglia azzurra, sia una scuola calcistica innovativa sia i tifosi italiani. E’ proprio Florenzi a spiegare lo stato d’animo suo e dei suoi compagni, tornati a Coverciano per rispettare gli impegni del calendario più compresso dell’autunno: 3 partite in 7 giorni, prima l’amichevole di mercoledì 7 qui a Firenze con la Moldova (omaggio prima del fischio d’inizio per Fino Fini, già medico della Nazionale e creatore del museo di Coverciano), poi la sfida di Danzica in casa della Polonia domenica 11 per la terza giornata della Nations League, infine il duello di Bergamo con l’Olanda mercoledì 14, che potrebbe essere già decisivo per l’accesso alla Final Four della Nations stessa: “La Nazionale è trascinante per noi che la viviamo da dentro, perché l’impronta del ct si è vista da subito: rispetto alle altre gestioni la cosa più evidente è che qualsiasi giocatore nuovo riesce a dare il suo contributo e sembra che stia in squadra già da anni. Locatelli, ad esempio, ad Amsterdam conto l’Olada non sembrava un debuttante, ma già un veterano. Però questa Nazionale è trascinante anche per la gente. Me ne accorgo dalle domande delle persone che incontro: mi chiedono dell’Italia e forse è proprio perché le facciamo divertire. All’estero abbiamo una bella immagine, parlano bene di noi”.
I rischi teorici, adesso, sono due. Che l’immagine del calcio italiano si possa sporcare per le polemiche legate al coronavirus e al campionato. E che la priorità data ai club nell’emergenza Covid, rispetto alle Nazionali costrette ai ritagli del calendario, possa complicare l’avvicinamento all’Europeo: “Non vedo questi rischi. Durante l’emergenza, come Paese, abbiamo dato un esempio fuori dal calcio che è stato sottolineato in tutto il mondo. E di sicuro l’immagine della Nazionale non si è rovinata. Dal punto di vista tecnico, poi, nonostante i 10 mesi senza partite non abbiamo perso identità, stimoli, senso del gruppo. Siamo stati bravi e dobbiamo esserlo a maggior ragione in vista dell’Europeo e delle qualificazioni al Mondiale. Senza sudditanza verso nessuno. La Ligue 1? Dopo l’esperienza al Valencia mi piace farne un’altra ancora da “straniero” in un altro campionato. Il Psg è una squadra fuori dal comune. Ma il livello tecnico medio della Ligue 1 è inferiore a quello della serie A”.Fonte www.repubblica.it










