
Fa scalpore in queste ore in Siria la notizia, proveniente da media americani e ripresa da media siriani, secondo cui Asma al Assad, la moglie del presidente siriano Bashar al Assad, abbia ricevuto cure grazie all’intervento degli Stati Uniti per combattere tra il 2018 e il 2019 un tumore al seno.
Emerge da una serie di rivelazioni pubblicate sulla stampa statunitense, finora non confermate né smentite dalla presidenza siriana e che confermano quanto era apparso già in autunno scorso circa i tentativi della precedente amministrazione Usa, guidata da Donald Trump, di ottenere il rilascio di almeno due cittadini americani da anni tenuti in ostaggio da Damasco: Austin TIce e Majd Kamalmaz.
Nei mesi scorsi si era esplicitamente citata la mediazione dell’influente capo dei servizi di sicurezza libanesi, il generale Abbas Ibrahim, indicato come vicino agli Hezbollah libanesi e all’Iran, come principale interlocutore degli Stati Uniti per il dossier siriano.
Nelle recenti rivelazioni non si cita in Libano ma soltanto un non meglio nominato “paese alleato” degli Stati Uniti. Questo Paese avrebbe fatto da tramite per inviare a Damasco segnali della buona volontà di Washington nel procedere nelle trattative.
In questo ambito, la first lady siriana, titolare di passaporto britannico, avrebbe ricevuto cure mediche di primo livello, grazie all’intervento statunitense, nella sua lotta contro il cancro.
Asma al Assad aveva annunciato la malattia nel 2018 e un anno dopo aveva annunciato la guarigione. Non è chiaro quando e dove la first lady abbia ricevuto il sostegno terapeutico statunitense.
Le trattative segrete tra Damasco e Washington, apparentemente fallite a causa di quelle che vengono definite eccessive richieste siriane, erano state rese note soltanto nell’estate del 2020. E, secondo le fonti, sono proseguite fino all’autunno scorso, alla vigilia delle elezioni presidenziali di novembre.
Fonte Ansa.it











