La notte delle streghe, tradizione antichissima dell’entroterra romagnolo: la nota sensitiva e promoter Mirca Colombo consiglia tutti i riti da osservare la notte tra il 23 e il 24 giugno per propiziare la buona sorte
La riviera romagnola sta per vivere la sua stagione infuocata, ma pochi sanno che nell’entroterra, dove c’è uno splendido borgo a pochi chilometri dal mare, San Giovanni in Marignano, e dintorni, si svolgono da tempi antichissimi i riti benefici della “notte delle streghe”. Sono streghe, ma buone, quelle romagnole.
Mirca Colombo, nota sensitiva che vive e opera a Riccione, conosciutissima nel mondo dello spettacolo -e non solo- per le sue virtù, cui molti personaggi famosi, anche in segreto, ricorrono, elenca per Corrierequotidiano le principali azioni propiziatorie da svolgere dal tramonto del 23 giugno all’alba del 24. “Intanto” dice “bisogna sapere che in questa notte le streghe di lungo corso si incontrano ai crocicchi delle strade con le aspiranti streghe, che ricevono così una sorta di investitura rigorosamente da donna a donna”. La stessa Mirca ha ricevuto l'”investitura” da sua madre, che a sua volta l’aveva ricevuta dalla propria e così via. “E’ la notte dell’acqua e del fuoco” dice “per prima cosa bisogna lasciare un catino d’acqua sulla finestra e la mattina dopo lavarsi con quell’acqua per purificarsi. Poi, nell’oscurità, bisogna andare a bagnarsi i piedi nell’acqua di mare. Si vanno poi a raccogliere nei prati rametti di lavanda, con i quali si intrecciano delle salutari e profumate coroncine da appendere sopra l’uscio di casa. Le ragazze che vogliono rimanere incinte fanno un piccolo falò di legna e lo scavalcano alcune volte. Quelle che cercano marito versano l’albume di un uovo dentro una bottiglia d’acqua: la mattina individueranno sicuramente nell’albume rappreso segni e figure che indicheranno loro come comportarsi o chi scegliere”. Altre erbe da raccogliere: l’erba di San Giovanni, naturalmente, o iperico, che dev’essere bagnata di rugiada. In un proverbio romagnolo si dice “la guaza ‘d San Zvàn la guarès ogni malàn” (la rugiada di San Giovanni guarisce tutti i mali). Si riteneva che chiunque si bagnasse con la rugiada durante questa magica notte si dotasse di una barriera insuperabile in grado di difenderlo da ogni tipo di maleficio.
“Non è magia nera” chiarisce Mirca Colombo “tutt’altro, sono riti che mirano al bene, proprio e altrui”. Nell’antica Roma i giorni immediatamente seguenti al solstizio d’estate corrispondevano alle feste in onore della Dea Fortuna: in quest’occasione le persone più umili e indigenti si recavano al tempio dedicato alla Dea per offrire sacrifici e trascorrevano il resto della giornata in banchetti intorno al tempio. Acqua e fuoco sono attributi di San Giovanni Battista, l’unico Santo di cui si celebra la nascita, e non la morte o il ritrovamento delle reliquie. E tra acqua e fuoco si svolgono ancora oggi i riti. Notazione golosa: le noci per produrre il nocino si raccolgono la sera di San Giovanni e vanno lasciate tutta la notte alla rugiada notturna.










