C’è una contraddizione che attraversa i paesi dell’Italia interna e che raramente compare nelle statistiche sul commercio elettronico. Le persone che avrebbero più da guadagnare dalla possibilità di ordinare da casa quello che serve per la salute, cioè chi vive dove l’esercizio più vicino è a venti minuti di auto, sono spesso le stesse che quella possibilità non la sfruttano. Non per diffidenza verso la tecnologia, o non soltanto. Il punto è che non hanno gli strumenti per usarla.
Dove la farmacia è l’unico presidio
Secondo il rapporto “La farmacia italiana 2025” di Federfarma, circa 7.200 farmacie operano in comuni o centri abitati con meno di 5.000 abitanti, e di queste circa 2.000 si trovano in comuni sotto i 1.500 residenti, dove rappresentano spesso l’unico presidio sanitario a disposizione. La rete italiana resta capillare, con una densità di farmacie per abitante superiore alla media europea. Il problema non è quindi l’assenza del servizio, ma la sua sottigliezza ai margini: un solo esercizio, orari ridotti, giorni di turno, e quando quello del paese è chiuso il successivo può trovarsi a chilometri di distanza.
C’è poi una questione di prezzo che vale la pena nominare senza trasformarla in una polemica. Sui prodotti a prezzo libero, dagli integratori alla cosmesi agli articoli per l’igiene, un esercizio che serve poche centinaia di persone non ha i volumi per praticare sconti. Non è una scelta del singolo farmacista, è aritmetica.
Il paradosso digitale
Qui entrerebbe in gioco l’acquisto online, che per sua natura non conosce distanze. Chi ha dimestichezza con il web programma da casa le forniture ricorrenti, confronta le formulazioni con calma e riceve tutto all’indirizzo di residenza: per una famiglia che vive in un paese di montagna, rivolgersi a una farmacia italiana online autorizzata, significa risparmiare un pomeriggio e un pieno di benzina.
Il problema è chi resta fuori. I dati Istat del report “Cittadini e ICT”, diffusi nell’aprile 2026, indicano che tra i 65 e i 74 anni usa Internet il 72,5% delle persone, ma solo il 27,4% possiede competenze digitali almeno di base. Sopra i 75 anni naviga il 35,7%, con uno scarto di 12,5 punti tra uomini e donne. Le famiglie composte esclusivamente da over 65 hanno una connessione domestica nel 63,9% dei casi, contro percentuali superiori al 95% in tutte le altre. Sono in larga parte le stesse persone che vivono dove il presidio è uno solo.
Si aggiunge una difficoltà di orientamento tutt’altro che infondata: distinguere un sito autorizzato da uno che non lo è richiede una verifica che non tutti sanno di dover fare. In Italia i soggetti abilitati alla vendita online di medicinali senza obbligo di prescrizione espongono un logo identificativo europeo cliccabile, che rimanda all’elenco ufficiale del Ministero della Salute. È il controllo che vale per qualsiasi operatore, da Top Farmacia alle insegne meno conosciute.
Quello che i comuni possono già fare
Una risposta esiste, e in molti paesi nessuno sa che c’è. La misura 1.7.2 del PNRR ha finanziato con 135 milioni di euro una rete di circa 3.000 Punti Digitale Facile, ospitati in biblioteche, sportelli comunali, centri per anziani e sedi di associazioni, con l’obiettivo di formare due milioni di cittadini. In diverse regioni alcuni punti sono itineranti, pensati proprio per raggiungere i centri minori.
Il facilitatore affianca la persona su operazioni concrete:
- usare lo smartphone, che per gli anziani è spesso l’unico dispositivo di accesso alla rete
- gestire una casella di posta e riconoscere i messaggi ingannevoli
- pagare con strumenti digitali senza correre rischi
- portare a termine un acquisto online, dalla registrazione alla consegna
Quello che manca quasi sempre è l’ultimo passaggio, il passaparola. Un avviso all’albo pretorio, una riga sul bollettino parrocchiale, una segnalazione del medico di base contano più di una campagna nazionale, e nei comuni sotto i mille abitanti sono spesso l’unico canale che funziona davvero.
L’accesso ai prodotti per la salute non si misura soltanto in chilometri. Si misura anche in quanto risulta semplice, per chi ha ottant’anni e vive da solo in un paese di trecento anime, arrivare a ciò che gli serve senza dipendere ogni volta da un figlio che abita in città. Su questo, più che sulla logistica, resta parecchio da fare.












