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Raccolta del rifiuto organico: l’Italia fa scuola a New York

di Alessandro Ragazzo
Il Consorzio italiano compostatori ha condotto un esperimento coinvolgendo oltre 600 famiglie per un complesso residenziale da 25 mila abitanti. Centemero: «L’Italia ha molto da insegnare all’estero».
Raccolta del rifiuto organico: l’Italia fa scuola a New York
Raccolta umido a New York

Aumentata a New York la raccolta dell’umido del 400% grazie al modello italiano: questo il risultato dell’esperimento di due mesi che si è svolta tra settembre e dicembre a New York nella zona residenziale Stuyvesant Town (StuyTown), uno dei più grandi plessi residenziali di Manhattan, durante la quale gli esperti italiani del Consorzio Italiano Compostatori (Cic) hanno introdotto strumenti e informazioni in grado di coinvolgere i cittadini e aumentare la quantità e la qualità dei rifiuti organici raccolti.

I risultati sono stati presentati nella metropoli americana, nell’ambito della Settimana della consapevolezza del compost (Icaw) organizzata dai compostatori a stelle e strisce. Un’esperienza nata dalla volontà di coinvolgere oltre 600 famiglie all’interno del complesso residenziale di 25 mila abitanti di Stuyvesant Town che fanno la raccolta dell’umido con un sistema che prevede un bidone dedicato e la raccolta porta a porta, sulla falsariga del modello italiano adottato con successo in molte città. «Tuttavia la partecipazione dei cittadini si era rivelata tiepida – spiega il direttore del Cic e vice presidente dell’Ecn (European Compost Network) Massimo Centemero – ed è per questo che Novamont, l’azienda italiana produttrice della materia prima per i sacchetti compostabili utilizzati anche negli Stati Uniti, ha commissionato agli esperti del Cic uno studio che migliorasse la resa della raccolta. Abbiamo visto come anche negli Stati Uniti il modello nato in Italia e basato su un sistema comodo ed efficace, a partire dalla cucina fino al punto di raccolta, permette la migliore partecipazione del cittadino».

E i risultati, nel bimestre, si stanno facendo vedere. «Secondo le nostre stime – spiega l’esperto del Cic che ha coordinato il progetto Michele Giavini – prima della prova solo un 10-15% dell’organico prodotto nella zona interessata dallo studio veniva depositato in modo corretto dai cittadini nel bidone marrone. Poi abbiamo introdotto nuovi elementi come la fornitura agevolata di sacchetti compostabili e un bidone di raccolta più prossimo alla propria abitazione: in questo modo l’intercettazione del rifiuto è aumentata di circa quattro volte, arrivando a un 60-70% del potenziale, e mantenendo un livello di qualità molto alto degli scarti di cucina raccolti.  Fruttuosa è stata anche la collaborazione con Eunomia e Biobag, che ha fornito i secchielli aerati e sacchetti compostabili in bioplastica Mater-Bi di Novamont per la prova, e con lo staff di Stuy Town che ha monitorato costantemente il peso e la qualità del rifiuto organico raccolto durante le otto settimane di sperimentazione».

Secondo l’ultima indagine di BioCyle negli Stati Uniti la raccolta dell’organico è attiva solo in 320 Comuni, concentrati soprattutto in California, per circa 4-5 milioni di persone su un totale di 325 milioni, spesso con bassa partecipazione. In Italia, il Cic stima che siano più di 4 mila i Comuni per circa 40 milioni di persone con il servizio attivo e che raccolgono 4 milioni di tonnellate di organico che viene trasformato in compost, fertilizzante naturale, e biometano, carburante a zero emissioni. Una filiera che ha generato e genera tuttora, oltre alla riduzione dell’impatto ambientale, anche un numero considerevole di posti di lavoro. «I numeri non potranno che aumentare – prosegue Centemero – anche grazie all’approvazione da parte del Parlamento Europeo del pacchetto sull’Economia Circolare che prevede l’obbligo dal 2023 della raccolta differenziata del rifiuto organico (“bio-waste”) per produrre compost di qualità e riportare la sostanza organica nel suolo. Abbiamo molto da insegnare all’estero, ma non ce ne rendiamo conto l’Italia è lo stato più avanzato in questo senso, anche più della Germania, nonostante la carenza d’incentivi e tutti i problemi di gestione dei rifiuti che spesso ha sofferto il nostro Paese».