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Caso Ilva: per la Consulta il decreto del 2015 è anticostituzionale

di Alessandro Ragazzo
Un altro capitolo si aggiunge alla vicenda della fabbrica di Taranto ma l’azienda assicura che la produzione andrà avanti. Per i giudici vengono prima l'ambiente e la salute dei lavoratori
Ilva Taranto

Dell’Ilva di Taranto se n’è sentito parlare e se ne sentirà ancora parlare. Stavolta è la Corte Costituzionale ad aggiungere un altro puzzle alla storia, stabilendo l’incostituzionalità del “decreto Ilva” emesso nel 2015 dal governo Renzi dove si fece proseguire l’attività all’interno dell’Altoforno 2 del sito siderurgico pugliese, sequestrato a giugno dal gip Martino Rosati dopo la morte di Alessandro Morricella. L’operaio era deceduto dopo essere stato travolto da un getto di ghisa mentre lavorava nell’impianto.

Per la Consulta si devono tenere in considerazione la salute e l’incolumità dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e anche l’esigenze d’iniziativa economica e della continuità dell’occupazione. Per i giudici invece, il documento dell’esecutivo di Renzi aveva privilegiato solo la parte economica tralasciando il resto.

Per Ilva, invece, quanto stabilito dalla Consulta non avrà impatto sulla prosieguo dell’attività produttiva «perché la restituzione dell’Altoforno 2 è stata ottenuta nel settembre 2015 non in base al decreto dichiarato illegittimo, ma in forza di un provvedimento della Procura legato all'adempimento di determinate prescrizioni in materia di sicurezza, poi attuate».