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I cinesi e i cambiamenti climatici. La popolazione si schiera a favore di interventi per l'ambiente

Il cinese medio è disposto a spendere soldi per compensare le emissioni di carbonio: oltre la metà degli intervistati dice di essere disposto a spendere più di 100 yuan (15 dollari) all’anno per farlo. Meglio prevenire che curare
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Business insider

(GreenReport) L’estate cinese del 2018 è stata funestata da ondate di caldo record, inondazioni e tifoni micidiali. Come scrive Li Jing su Chinadialogue, «Gli impatti dei cambiamenti climatici sono stati avvertiti sia nelle città che nelle campagne e sembrano aver innescato un maggiore interesse dell’opinione pubblica per la discussione sui cambiamenti climatici. Ma questa esplosione di curiosità avrà vita breve? In altre parole, ai cinesi interessa davvero il cambiamento climatico?»

Secondo i sondaggi sì. Mentre il governo cinese cerca di diventare uno dei maggiori leader internazionali della lotta al riscaldamento globale – in contrapposizione agli Usa di Donald Trum che hanno annunciato l’uscita dall’Accordo di Parigi –  recenti sondaggi dimostrano che l’opinione pubblica sostiene le azioni del governo comunista. Nel 2017, ben il 94,4% degli intervistati da un sondaggio nazionale ha affermato che il cambiamento climatico sta avvenendo e il 66% ritiene che sia per lo più causato dalle attività antropiche.

Due sondaggi separati su questo argomento, uno realizzato dal China Center for Climate Change Communication (Cina 4C) nel 2017 e l’altro dall’Innovative Green Development Program (iGDP)  nel 2018, dimostrano che gli atteggiamenti dei cinesi nei confronti dei cambiamenti climatici sono determinati dalle campagne informative realizzate dal governo e dalla preoccupazione diffusa per l’inquinamento atmosferico .

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Corriere della Sera

Li  ricorda che «In Cina sono state avviate una serie di politiche e campagne nazionali per disaccoppiare la crescita economica dalle emissioni di gas serra. Questo è iniziato dopo il vertice sul clima di Copenaghen del 2009, quando è stata tratteggiata la speranza di un regime climatico internazionale vincolante e le questioni ambientali interne come l’inquinamento atmosferico sono diventate più pressanti».

In Cina le campagne governative per promuovere il risparmio energetico e lo aviluppo di uno stile di vita low-carbon sono state ampiamente pubblicizzate dai media, così come è stato esaltato il ruolo svolto dalla Cina nell’approvazione dell’Accordo sul clima di Parigi nel 2015. Quindi, non sorprende che alla domanda su chi debba svolgere un ruolo maggiore nell’affrontare il cambiamento climatico, chi ha risposto al sondaggio iGDP abbia detto che dovrebbe essere il governo. «Su una scala da 1 a 5, il governo ha ricevuto 4,11, seguito da media, gruppi ambientalisti, individui e imprese – spiega Chinadialogue – Questa mentalità ha anche assicurato il sostegno pubblico al governo per limitare le emissioni di gas serra (97%) e restare nell’Accordo di Parigi (94%)».

Ma analizzando queste risposte emerge che l’opinione pubblica cinese potrebbe non comprendere appieno esattamente ciò che le viene  chiesto. Ad esempio, Jia Hepeng, ex redattore capo di Science News, ha sottolineato  che «Le persone potrebbero avere difficoltà a differenziare gli obiettivi di riduzione del carbonio dagli obiettivi di intensità del carbonio (quest’ultimo è la quantità di carbonio emessa per unità di prodotto interno lordo)». Ma questa ci pare una difficoltà che i cinesi possono condividere con gran parte degli europei, per non parlare degli statunitensi,

Li  però fa notare che «Le politiche possono avere impatti socioeconomici radicalmente diversi. L’indagine iGDP sulle percezioni dell’opinione pubblica nelle città a basse emissioni di carbonio sembra confermano  questo equivoco comune: mentre l’83% degli intervistati afferma di “conoscere” il concetto di diventare low-carbon, solo il 29% è abbastanza sicuro di poter dire di “conoscere molto bene” quel che riguarda.

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Per l’opinione pubblica cinese i cambiamenti climatici sono strettamente legati all’inquinamento atmosferico: secondo il sondaggio di China 4C, il 72,6% degli intervistati che afferma che i due problemi sono collegati. Gli intervistati hanno anche affermato che il peggioramento della qualità dell’aria è il rischio climatico di cui sono più preoccupati, seguito da un aumento del rischio di malattie, siccità, inondazioni, scioglimento dei ghiacciai, carestie e scarsità di cibo. Questa percezione potrebbe venire dalla consapevolezza dell’opinione pubblica della dipendenza della Cina dal carbone come fonte primaria di energia e da una maggiore preoccupazione per i rischi per la salute legati all’inquinamento atmosferico.

Anche nel sondaggio iGDP, la qualità dell’aria è considerata l’aspetto più importante dello sviluppo low-carbon della città, rispetto ai trasporti pubblici, ai livelli di consumo di acqua e alla gestione dei rifiuti. I residenti in città più grandi come Pechino e Guangzhou sono i meno contenti dello status quo.

Ma quando si tratta di fare la differenza mettendo mano al portafogli, il cinese medio è disposto a spendere soldi per compensare le emissioni di carbonio: oltre la metà degli intervistati dice di essere disposto a spendere più di 100 yuan (15 dollari) all’anno per farlo, un dato in linea con i precedenti sondaggi che hanno riscontrato che i consumatori cinesi urbani sono disposti a pagare di più per l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili, il che amplia lo spazio per iniziative low-carbon  che sfruttino il crescente potere d’acquisto dei consumatori cinesi.