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Non solo a Venezia: tornelli, badge elettronici e numero chiuso proteggono i luoghi più belli

di Cristina Colombera
Il turismo di massa soffoca tante piccole perle. Cinque Terre, Barcellona, Machu Picchu, Dubrovnik, Capri, Santorini, Minorca e l'isola Boracay: ecco gli strategemmi per limitare gli ingressi dei turisti e preservare il patrimonio paesaggistico
gli stratagemmi per salvare città e natura
Barcellona

Il tema del sovraffollamento dei grandi siti turistici è caldissimo in questi giorni, e la polemica in Italia infuria. Ogni giorno sono oltre 3 milioni le persone che oltrepassano i confini, più di 1 miliardo ogni anno. Il turismo sta diventando sempre più un pilastro per le economie locali e nazionali, un passaporto per la prosperità e un motore per lo sviluppo. Ma numeri così elevati possono anche creare problemi. Quest'anno la parola d'ordine sembra essere proprio sostenibilità. Con ogni mezzo. Non solo Venezia, quindi.

Turismo di massa, no grazie. Sono in molti, nel nostro Paese e all’estero, a pensarla così. Prova ne siano gli esperimenti di monitoraggio e imposizione del numero chiuso nelle città, nei siti di grande interesse turistico e nei paradisi naturali in giro per il mondo. A Taormina e Capri vige un limite per le auto. Fra le ultime iniziative eclatanti, nell’estate 2016, la croata Dubrovnik ha iniziato a applicare la strategia del numero chiuso con 8mila ingressi quotidiani. Eppure non tutti pensano che questa sia la soluzione giusta. Amsterdam, per esempio, sta sperimentando una serie di strategie che sposano tecnologia e psicologia. Mentre l’ente per il turismo islandese sta pensando al numero chiuso per alcuni siti.

In Italia

Le Cinque Terre hanno deciso di calmierare il numero di visitatori: oggi, non appena i pedometri posizionati lungo i sentieri raggiungono il milione e mezzo di ospiti, i sentieri di accesso ai cinque villaggi vengono chiusi.

Cinque terre

Anche Sirmione ora pensa ai tornelli. Il boom di turisti ha fatto preoccupare già a Pasqua. La perla del lago di Garda è stata inserita dalla stampa Usa fra i sei borghi più romantici d’Italia e Guadagnino si è portato agli Oscar la Jamaica, rinomatissima spiaggia sirmionese che quest’estate rischia il tutto esaurito. Per questa ragione è spuntata l’idea di tutelare la penisola dagli eccessi sull’esempio dell'isola di Boracay nelle Filippine, Dubrovnik e ora anche Venezia. “La sostenibilità è fondamentaleha commentato il sindaco Alessandro Mattinzoli, che non esclude l’idea di regolamentare gli accessi, anche con tornelli.

Verona sta cercando soluzioni. È possibile applicare anche a Verona la soluzione che è stata adottata, fra le polemiche, da Venezia per contenere l’assalto dei turisti? Comune e Confcommercio sono scettici. Le due città sono troppo diverse e il controllo dei flussi nell’ansa dell’Adige appare di difficilissima applicazione. Per l’assessore Francesca Briani “bisogna allargare le zone d’interesse per diluire i visitatori”. Paolo Arena avverte: “In laguna ci sono pochi accessi e sono controllabili, qui no. Si deve lavorare per attirare più turismo di qualità”.

Firenze allaga le strade. Anche Firenze corre ai ripari per arginare i danni al decoro urbano arrecati dalle frotte di turisti, che nel 2016 sono stati oltre 9 milioni. Il primo cittadino, Dario Nardella, ha messo in atto alcuni provvedimenti per contrastare il turismo non responsabile. Come quello rivolto a coloro che amano fare picnic sui gradini delle chiese e poi abbandonano i resti dei loro pasti improvvisati. Per evitare questo genere di bivacchi, Nardella ha disposto di innaffiare all'ora di pranzo i sagrati delle chiese e i marciapiedi del centro storico di Firenze. Di recente installazione anche le barriere antiscavalco sul ponte di Santa Trinità per impedire ai turisti più spericolati di sedersi sulle sporgenze a strapiombo sull'Arno, oltre al blocco dei risciò e delle macchine elettriche che ingorgano il centro storico, o l'apertura di fast food ai danni delle botteghe storiche. Ma per il sindaco Nardella anche l'aspetto economico può fare da leva per un turismo più responsabile.

In Europa

Dubrovnik. Il numero dei visitatori è passato dai 500mila del 2008 al milione abbondante della fine del 2016. Così la perla dell’Adriatico ha deciso di dire basta alla folla che intasa il suo centro storico. Il primo cittadino ha infatti deciso di ricorrere al numero chiuso, circa 6mila presenze il giorno, duemila persone in meno rispetto alla tolleranza proclamata dall’Unesco, ottomila unità. Questo divieto ovviamente non è esteso ai residenti che hanno un permesso speciale per circolare. Il flusso di visitatori è gestito da videocamere all’ingresso della città, per contare il numero di ingressi. Raggiunte le 6mila persone, parte il blocco all’accesso.

Barcellona e Santorini. Non appena eletto, a giugno 2015, il sindaco Ada Colau ha dichiarato di voler regolarizzare la presenza di turisti "affinché Barcellona non diventi una nuova Venezia". I turisti, infatti, in alcuni periodi dell’anno superano di quattro volte gli abitanti della città. Santorini ha scelto invece di accogliere solo 8mila crocieristi ogni 24 ore: lo ha deciso l'Hellenic Ports Association per salvaguardare la regina delle cicladi, invasa da orde di turisti stanziali e di crocieristi che fanno tappa durante il tour del Mediterraneo.

Barcellona

Nel mondo

Galápagos e Machu Picchu.  Esempi dove questo metodo funziona esistono già: le isole Galápagos, patrimonio dell’Unesco, regolamentano l’accesso da metà giugno a inizio settembre e da metà dicembre a metà gennaio. Attualmente il 97 per cento del territorio delle tredici isole, situate a circa 600 miglia al largo della costa dell'Ecuador, è parco nazionale e il turismo è attentamente monitorato: i turisti possono visitare solo alcuni siti e devono seguire 14 regole, tra cui l'accompagnamento da parte di una guida con licenza del Galápagos National Park. Anche il Machu Picchu, in Perù, ha un accesso di 2500 persone il giorno, ma essendo un sito Unesco, si è tornati a chiedere misure più restrittive come quella di assumere una guida e di seguire un percorso stabilito.

Galapagos

Lord Howe Island, uno dei luoghi più puliti della terra, ha un limite di 400 visitatori. Questa piccola isola situata a 370 miglia al largo dell'Australia è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1982 per la sua rara flora, fauna e vita marina. Nelle acque circostanti ci sono più di 400 specie di pesci e 90 di coralli . Lord Howe Island è considerata uno dei luoghi più puliti della Terra, con circa il 75 per cento della vegetazione originaria dell'isola rimasta incontaminata. I residenti sono 350 ed esiste un limite di 400 visitatori.

Antartide. Dal 2009 un aumento del turismo ha portato a una ratifica del Trattato Antartico con il blocco delle navi da crociera con più di 500 passeggeri, una limitazione degli sbarchi a una nave alla volta per sito, un tetto allo sbarco di passeggeri di 100 alla volta. Oggi i turisti che hanno intenzione di andare in Antartide devono organizzare il viaggio attraverso operatori approvati dalle rispettive autorità nazionali e sono soggetti a diverse limitazioni.

Il paradiso chiude: troppi turisti, accesso negato alla spiaggia di The Beach e all’isola di Boracay. I due tesori di Thailandia e Filippine rischiano di scomparire per sempre a causa del turismo selvaggio che non permette all’ecosistema di rigenerarsi. Rodrigo Duterte, controverso presidente sceriffo delle Filippine, ha detto basta al turismo devastatore su una delle località più belle del Paese, l'isola di Boracay.  Il 26 aprile scorso ha ufficialmente chiuso l’isola per sei mesi, necessari alla sua riabilitazione ambientale, anche e soprattutto a causa degli sversamenti al limite dell’incoscienza da parte degli alberghi:Non tollererò che Boracay sia trattata come un pozzo nero!”, ha letteralmente tuonato Duerte. Idem per Maya Bay, la spiaggia di Phi Phi Island diventata celebre per il film "The Beach" con un giovanissimo Leonardo DiCaprio, che chiuderà per sei mesi, dal 1° giugno al 30 ottobre

Boracay