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Clima: indagine Bei, per gli italiani servono investimenti internazionali  

Cambiamenti climatici, ecco cosa pensano gli italiani

Per l’opinione pubblica italiana gli investimenti globali, piuttosto che gli interventi nazionali, possono giocare un ruolo più efficace nella lotta ai cambiamenti climatici. E’ quanto emerga dalla quarta edizione dell’indagine sul clima pubblicata dalla Banca europea per gli investimenti (Bei), in collaborazione con YouGov, società internazionale di analisi dell’opinione pubblica, che analizza come i cittadini percepiscono i cambiamenti climatici nell’Unione europea, negli Stati Uniti e in Cina.

Il quarto pacchetto di risultati si concentra su come i cittadini dell’Ue percepiscono gli investimenti internazionali come modo di risolvere incisivamente questo fenomeno. I nuovi dati della Bei rivelano che il 38% degli italiani ritiene che l’Italia dovrebbe investire in tutti i paesi che ne hanno bisogno, a prescindere da qualsiasi altra considerazione, percentuale superiore dell’8% rispetto alla Francia e del 10% rispetto ai Paesi Bassi. Il 27% degli italiani ritiene che gli investimenti nella lotta ai cambiamenti climatici dovrebbero restare entro il perimetro nazionale, in quanto ciascun paese è responsabile di agire entro i propri confini.

L’ottica nazionale nella lotta ai cambiamenti climatici è quella che sembra piacere di più alla vecchia generazione. Il 29% degli intervistati di 35 anni e più considera che gli investimenti italiani diretti alla lotta ai cambiamenti climatici debbano restare entro i confini nazionali, opinione condivisa solo dal 21% dei giovani di età compresa tra i 18-34 anni, mentre per il 39% dei giovani occorre che l’Italia investa in iniziative di attenuazione dei cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo se vuole contribuire in modo incisivo a risolvere questo fenomeno.

Riferendosi alle problematiche legate ai cambiamenti climatici, gli italiani citano, tra gli effetti più probabili dei cambiamenti climatici a livello planetario, il numero crescente di fenomeni meteorologici estremi come uragani, alluvioni e siccità (76%), la desertificazione (58%) e l’innalzamento del livello del mare (58%). L’Italia non è la sola ad avere questa ottica globale. In 12 paesi su 30 oggetto d’indagine, è risultato più elevato il numero di persone che si sono dette a favore di un approccio internazionale degli investimenti (Germania, la Spagna, la Svezia e l’Austria), rispetto a coloro che si sono espressi a favore di un mantenimento degli investimenti a livello nazionale.

A livello dell’Ue, la divisione è analoga, anche se i risultati sembrano essere più a favore degli investimenti internazionali. Il 35% degli europei ritiene che i loro paesi debbano investire per aiutare i paesi in via di sviluppo a combattere i cambiamenti climatici, mentre il 33% considera che spetta a ciascun paese decidere come affrontare le proprie problematiche legate ai cambiamenti climatici, piuttosto che investire altrove.

Le cifre sono analoghe negli Stati Uniti: il 35% degli americani è prioritario investire a favore del clima nei paesi in via di sviluppo, mentre il 27% si è detto a favore del mantenimento degli investimenti a livello nazionale. Per quanto riguarda i cinesi, invece, solo il 22% degli intervistati preferisce che gli investimenti correlati all’ambiente vadano ai paesi in via di sviluppo, mentre il 31% ritiene che ciascun paese è responsabile di come debbano essere finanziate le proprie iniziative a favore del clima.

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