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Conflitti e Shock climatici aggravano le condizioni di chi soffre la fame

Scarsità di piogge, siccità e conflitti sono tra le principali cause della fame nel mondo. I rapporti FAO confermano il calo della produzione cerealicola mondiale, la più bassa degli ultimi tre anni. La fame è questione di clima e di guerre

L’ultima previsione della Fao – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – per la produzione cerealicola mondiale nel 2018 è fissata 2.587 milioni di tonnellate, la più bassa da tre anni e inferiore del 2,4 per cento rispetto ai livelli record dell’anno scorso. Non è per questo motivo però che oggi 39 paesi (dei quali 31 in Africa, 7 in Asia e 1 nei Caraibi) necessitano di assistenza alimentare esterna: secondo il rapporto sulle Prospettive dei raccolti e situazione alimentare è soprattutto il protrarsi dei conflitti, degli eventi climatici estremi e dei conseguenti sfollamenti che continua ad ostacolare l’accesso al cibo per milioni di persone vulnerabili.

La produzione cerealicola nei 52 paesi a basso reddito e con deficit alimentare (Low-Income Food-Deficit Countries) è prevista anzi assestarsi sui 490 milioni di tonnellate, 19 milioni al di sopra della media dei 5 anni precedenti, ma la produzione aggregata invariata riflette raccolti inferiori dovuti al clima in Africa meridionale, Asia centrale e Vicino Oriente (seppur quantitativamente compensati da una maggiore produzione in Estremo Oriente e in Africa orientale).

Passare rapidamente in rassegna alcune delle criticità più acute legate agli shock climatici, messe in fila dalla Fao, è sufficiente per avere almeno in parte cognizione delle dimensioni del problema.

Piogge scarse in Africa meridionale durante fasi chiave del raccolto hanno ridotto la produzione cerealicola di quest’anno, soprattutto in Malawi e Zimbabwe. Nel 2018 in Malawi, con la produzione annuale stimata sotto la media, il numero di persone colpite da insicurezza alimentare potrebbe più che raddoppiare rispetto ai valori dell’anno precedente, e raggiungere i 3,3 milioni di persone; in Zimbabwe si stima siano invece 2,4 milioni le persone soggette ad insicurezza alimentare nel 2018, a causa della ridotta produzione cerealicola e a difficoltà di accesso dovute a redditi bassi e a problemi di liquidità delle famiglie vulnerabili.

Anche la regione del Vicino Oriente ha ricevuto piogge insufficienti, le quali hanno causato un calo della produzione cerealicola specialmente in Afghanistan e Siria. In Siria si stima siano 6,5 milioni le persone colpite da insicurezza alimentare e altri 4 milioni sono a rischio, sottolinea il rapporto.

Le condizioni di siccità in America meridionale hanno ridotto l’output di cereali nel 2018 rispetto ai livelli record dell’anno scorso, soprattutto per quanto riguarda il mais. In America centrale e nei Caraibi piogge sfavorevoli hanno ridotto la produzione di mais, tranne che in Messico.

Più in generale, è dunque il perdurare di conflitti ed eventi estremi ricollegabili al clima che sta causando alti livelli di grave insicurezza alimentare in Africa meridionale e nel Vicino Oriente – aree che continuano ad aver bisogno di assistenza umanitaria, e dalle quali fuggono persone che solo in minima parte riescono a giungere in Europa in cerca di una vita che non sia solo sopravvivenza. Sono quei migranti che tanto spaventano il nostro Paese.

 

(Green Report)

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