Nel carrello degli italiani la sostenibilità vale 6,2 miliardi di euro

Sostenibilità sempre più ricercata dal consumatore: nel largo consumo, oggi vale 6,5 miliardi di euro (dati Nielsen). Insomma, il rispetto per l’ambiente diventa criterio di acquisto: infatti, il 36% degli italiani, davanti allo scaffale, è portato a scegliere prodotti che limitano l’impatto generato sull’ecosistema e il 61% si dice disposto a modificare le proprie abitudini di spesa pur di ridurre gli effetti e le ricadute ambientali. Lo rileva l’Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomisma, in collaborazione con Sin Life, presentato a Marca 2020.

Ma quando un acquisto può dirsi veramente sostenibile? Per gli italiani la risposta risiede nelle caratteristiche del prodotto e della confezione: per il 42% è sostenibile se proviene da agricoltura biologica, per il 37% se si presenta in una confezione fatta con materiali riciclati o a basso impatto ambientale. Importante anche l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili in fase di produzione (31%) e la garanzia di un giusto reddito ai lavoratori (24%).

Quando poi la sostenibilità è collegata a una certificazione, il riconoscimento del consumatore è indiscutibile (+27% i prodotti con certificazione Utz, +11% il Fairtrade, +8% i prodotti a marchio Friends of the Sea, +7% il biologico).

Il ruolo del packaging è sempre più importante e riconosciuto: 1 italiano su 3 sceglie cosa acquistare sulla base delle informazioni presenti in etichetta mentre il 27% e il 23% prende in considerazione il tipo di materiale utilizzato per l’imballaggio e le sue caratteristiche.

La marca del distributore (Mdd) rappresenta un valido strumento e veicolo per sensibilizzare i consumatori sui temi della sostenibilità (48%) e per stimolare l’individuazione di packaging sostenibili: a pensarla così è il 53% della filiera dei copacker (le società che confezionano prodotti per i propri clienti) che sono partner della Mdd. Secondo la ricerca, 7 Mdd partner su 10 hanno già iniziato il processo di riduzione degli eccessi di imballaggio, un ulteriore 60% ha avviato il processo di introduzione di packaging 100% riciclabili.

Il 56% delle aziende ha provveduto alla sostituzione di packaging in plastica su alcune linee di prodotto, ma ancora il 30% dei prodotti disponibili sugli scaffali è confezionato in plastica rigida e solo il 4% dei plastic pack comunica sulla confezione la “riciclabilità” degli involucri.

Cosa pensano i consumatori dell’impegno delle aziende. Dall’Osservatorio Nomisma Packaging Largo Consumo emerge come il 35% dei consumatori valuti insufficiente l’impegno delle aziende nella riduzione dell’impatto ambientale della confezione dei prodotti, un altro 62% giudica quanto messo in campo finora appena sufficiente.

I consumatori cercano imballaggi più sostenibili, ma il 41% non è disposto a pagare di più e a questi si aggiunge un ulteriore 26% che dichiara una disponibilità molto bassa a sostenere un differenziale (che nella pratica rischia verosimilmente di azzerarsi). Questo perché per il 99% degli intervistati è un dovere dell’industria dei retailer un impegno a proporre packaging a minor impatto ambientale.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.

Rispondi