Più di 2 miliardi di persone nel mondo si nutrono di insetti. Economici, ecologici, presto saranno parte integrante dei nostri menù, in grado di soddisfare il fabbisogno di proteine di una popolazione in continua crescita.

L’entomofagia, ovvero un regime alimentare a base di insetti, potrebbe sfamare milioni se non miliardi di persone in tutto il mondo riducendo notevolmente l’inquinamento globale. Grilli caramellati accompagnati da ricotta e cioccolato, insalata di anguria con bruchi del bambù, tagliatelle di farina di grilli ai grilli fritti, scarabeo gigante con salsa alla curcuma, formiche fritte in salsa di mais e tiramisù con farina di bachi da seta e bacherozzi croccanti. Potrà sembrare un menù della scuola di magia di Hogwarts e invece non solo esiste realmente, ma anzi è ritenuto pregiato e all’avanguardia nell’alta cucina orientale.

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Molti di voi si sentiranno disgustati solo all’idea, eppure potrebbe trattarsi di un semplice condizionamento culturale, poiché l’abitudine non vi ha mai messo nelle condizioni di assaggiare e degustare insetti per cena, ciò non significa che non ne valga la pena. Potrebbe diventare la vostra colazione preferita.

Secondo un rapporto FAO, nel mondo più di 2 miliardi di persone fanno già uso di insetti, le cui specie commestibili sono a migliaia e con un altissimo valore nutrizionale, fornendo un apporto proteico paragonabile a quello della carne o del pesce ma con un impatto ambientale ed economico nettamente inferiore. Secondo le ricerche effettuate dalla FAO, il commercio e la vendita di insetti comporterebbe numerosi vantaggi non solo per l’economia ma anche per il sostentamento della popolazione specie nei paesi in via di sviluppo. Nel documento della FAO redatto in merito si legge quanto segue: “Gli insetti possono essere raccolti in natura, allevati, preparati e venduti dai membri più poveri della società quali donne e lavoratori senza terra in aree rurali o urbane. Queste attività possono direttamente migliorare la dieta e fornire entrate in denaro con la vendita della produzione in eccesso in mercati popolari. La raccolta e l’allevamento di insetti può quindi fornire opportunità imprenditoriali in economie sviluppate, di transizione e in via di sviluppo.

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Tenendo conto che entro il 2050 saremo 9 miliardi di persone sul pianeta Terra e che attualmente più di 800 milioni di persone soffrono la fame, l’entomofagia costituisce un’ottima soluzione ai problemi di alimentazione. In Europa il consumo di insetti rientra nelle normative definite “Novel Food”, che a partire da gennaio 2018 prevedono la produzione e il commercio in Europa di alimenti a base di insetti. I criteri di introduzione delle specie di insetti in Europa saranno definiti in base a uno studio sul consumo nei paesi dove è già usanza da parecchio tempo.

Valerio Giaccone, Professore di Igiene e Tecnologia degli alimenti all’Università di Padova, afferma che “Uno sciame di locuste contiene da 16 a 20 milioni di esemplari pari a circa 30-40 tonnellate di proteine nobili”. Non stupisce pensare infatti che solo in Thailandia sono più di 20000 le aziende che allevano e forniscono insetti e proteine alla popolazione.

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Le principali specie di insetti che verranno introdotte saranno: coleotteri, lepidotteri, api , vespe, formiche, cavallette, locuste, grilli, cicale, cocciniglie, cimici, termiti, libellule e mosche. Sempre secondo la FAO da un punto di vista nutrizionale gli insetti possono convertire 2 kg di cibo in un kg di massa, mentre ad esempio i bovini necessitano di ben 8 kg di cibo per produrre un kg di resa.

Il riconoscimento in Europa degli insetti come alimento dovrà necessariamente tenere conto di dati microbiologici e chimici che ne attestino la sicurezza per i consumatori. Attualmente le conoscenze attuali sul consumo di insetti sembrano non essere ancora abbastanza sufficienti da garantire un certo grado di affidabilità. Anche se in molti Paesi, dagli Stati Uniti, alla Svizzera, al Belgio e alla Francia si assiste ad un’esplosione di start-up e aziende nel settore della produzione e del commercio di insetti a fini alimentari. Certo questo nuovo business dovrà fare i conti con i monopoli e le lobby già esistenti ma sicuramente è un settore destinato a crescere e a diventare parte anche della nostra cultura, viste le implicazioni più che positive che può avere sulla nostra organizzazione economica, sociale e alimentare.

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