Greenpeace issa le vele, parte il tour 'Difendiamo il mare'

Come sta il mare post lockdown? L’inquinamento da plastica e microplastica è aumentato o diminuito, complice il crescente uso di dispositivi di protezione individuale e plastica monouso? Per rispondere a queste domande ma anche per documentare l’enorme biodiversità dei nostri mari e studiare come anch’essa stia soffrendo l’impatto dei cambiamenti climatici, parte giovedì 16 luglio da Porto Santo Stefano (Grosseto) il tour di Greenpeace ‘Difendiamo il mare’.

Per verificare l’evoluzione della situazione dopo il lockdown Greenpeace tornerà anche in località toccate dal tour effettuato nella primavera 2019 navigando nelle acque del Santuario dei Cetaceis. ‘Difendiamo il Mare’ è organizzato in collaborazione con la Fondazione Exodus di don Mazzi, che mette a disposizione la barca a vela Bamboo, con la quale Greenpeace navigherà nel Mar Tirreno centro settentrionale.

Alla spedizione parteciperanno ricercatori dell’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino (Ias) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Genova, del DiSva (Dipartimento di Scienze della vita e dell’ambiente) dell’Università Politecnica delle Marche specializzati nello studio delle microplastiche, esperti di flora e fauna marina costiera del DiStav (Dipartimento di Scienze della Terra dell’Ambiente e della Vita) dell’Università degli Studi di Genova, dell’Istituto Thethys.

Il tour, della durata di due settimane, toccherà sia alcune aree marine protette (Cinque Terre, Portofino) che zone fortemente colpite dall’inquinamento da plastica, incluse le foci dei fiumi, come Tevere e Arno, ormai delle vere e proprie autostrade di rifiuti verso il mare. “Il nostro Pianeta, e in particolare il nostro mare, è malato a causa dell’inquinamento da plastica e dei cambiamenti climatici. Abbiamo fatto uno sforzo straordinario per tornare a navigare il prima possibile quest’anno. Siamo grati ai ricercatori che saranno a bordo e a Exodus per aver condiviso quest’obiettivo e aver accettato questa sfida” dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace.

“La pandemia che viviamo ci insegna che non c’è più tempo da perdere: dobbiamo vincere la battaglia della plastica monouso e quella invisibile della microplastica, di cui spesso neanche ci accorgiamo quando facciamo il bagno o passeggiamo sul bagnasciuga ma che riversiamo ogni giorno nei mari con l’uso di numerosi prodotti”.

A livello europeo, l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (Echa) sta lavorando a una proposta che vieta l’utilizzo di microplastiche aggiunte intenzionalmente in numerosi prodotti di uso comune tra cui cosmetici, detergenti, vernici e fertilizzanti. Greenpeace ha lanciato una petizione per chiedere al ministro dell’Ambiente di sostenere la proposta dell’Echa sulle microplastiche e migliorala inserendo un divieto anche per l’uso di plastiche liquide, semisolide e/o solubili applicando concretamente il principio di precauzione.

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