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Il paradosso della Germania: leader Europeo del “green” e principale produttore di Lignite

Da un lato le statistiche ci dicono che ad oggi la Germania si serve per il 41% di energie rinnovabili, principalmente eoliche. Dall’altro la grande quantità di cave di lignite, combustibile fossile, mette in discussione il ruolo del Paese.

Predica bene e razzola male. Cara Angela, come mai ti sei invischiata in cotante menzogne? E pensare che proprio qualche giorno fa in Germania è stato inaugurato il primo treno ad idrogeno del paese, destinato a soppiantare le locomotive diesel. Bellissimo progetto, ci mancherebbe, ma purtroppo gli scheletri nell’armadio fanno capolino tra una deliziosa iniziativa green e l’altra. Molti credono che la Germania in quanto a energie rinnovabili sia tra i primi posti in Europa, il quotidiano tedesco “Handelsblatt”, citando un’indagine dell’Associazione delle imprese municipali tedesche (Vku), secondo cui Il 19 per cento degli impianti energetici è legato alle energie rinnovabili e un buon 80 per cento alla cogenerazione, sostiene che  “le aziende municipalizzate della Germania sono all’avanguardia nella politica energetica, grazie ai loro investimenti nelle energie rinnovabili e nelle centrali elettriche per la produzione combinata di calore ed energia”.

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Secondo le statistiche la Germania si conferma il leader europeo nella produzione di elettricità verde. Nel primo semestre di quest’anno, stando alle stime ufficiali, le rinnovabili tedesche hanno garantito il 41,5% dei kWh generati nel paese, con un ruolo centrale dell’eolico, una tecnologia che da un lato si espanderà nei progetti in mare e dall’altro dovrà confrontarsi con il revamping di una parte delle 28.000 turbine che non potranno più utilizzare gli incentivi progressivamente a partire dal 2020.
Che sollievo leggere questi dati, eppure le fonti ufficiali come ben sappiamo tendono a tutelare l’immagine delle nazioni e dei governi, talvolta oscurando parti di informazioni non irrilevanti. E’ questo il caso della lignite e del largo utilizzo di questo combustibile fossile, soprattutto nel paese della Merkel. La lignite (o brown coal, carbone marrone), utilizzata principalmente nella produzione di elettricità, è simile al carbone ma con un grado di umidità nettamente maggiore, caratteristica che la rende per nulla efficiente da un punto di vista energetico, oltrechè altamente inquinante, come tutti i combustibili fossili. Ebbene, in Europa la Germania è il paese che brucia più lignite di tutti, parliamo del 40% della produzione di energia elettrica derivante  dalla combustione della cugina del carbone. Non solo, la Germania si conferma uno dei principali esportatori al mondo di lignite, con più di 178 milioni di tonnellate di lignite estratte sollo nel 2016.

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Nel paese ci sono 11 miniere di lignite e 3 di carbone attive e altamente inquinanti. Per estrarre i due combustibili dalle cave sono stati rasi al suolo interi villaggi (stiamo parlando di ben 136 villaggi), obbligando gli abitanti ad abbandonare le proprie terre nel silenzio delle istituzioni, anche perchè sono proprio le istituzioni stesse ad aver consentito tale abominio. Foreste, come quella di Hamback che aveva un’estensione di 5500 ettari, ormai ridotta a un decimo della sua originaria dimensione, e paesi distrutti in nome del profitto. E dire che l’accordo di Parigi sul clima sembrava un momento di svolta e reale presa di coscienza, durante il quale la stessa Merkel aveva lanciato uno struggente appello per la riduzione delle emissioni di Co2.

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Il paradosso della politica energetica tedesca è che con il 27% della sua elettricità proviene da energia verde, il paese è uno dei più avanzati in Europa e nel mondo in materia di energia rinnovabile. La quota di elettricità verde è rapidamente e in costante aumento: era  del 20% nel 2011, 10% nel 2005. La Germania ha anche, si sa, deciso ufficialmente di abbandonare la produzione di energia atomica entro il 2022. Ma accanto a queste scelte ecologiche, il paese ricava ancora circa il 45% della sua elettricità dal carbone.  
Che fare ? Forse coloro che ci rappresentano sono affetti da bipolarismo mediatico, dunque ciò che affermano pubblicamente non corrisponde a ciò che dimostrano nei fatti, ma non lo fanno apposta. Stanno male, andrebbero aiutati, curati.
Cittadini, qui la situazione è controversa, o ci rimbocchiamo le maniche e compiamo azioni volte a eliminare tutto ciò che mina ad un reale progresso, oppure non potremo puntare il dito contro i governi, perchè i governi in fondo siamo anche noi, che li votiamo. 

 

(Fonte info: Maurizio Blondet Blog)

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