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Imprese ibride, lì dove i luoghi generano valore

 

Dopo il lavoro sulle Imprese ibride (2016), Flaviano Zandonai e Paolo Venturi proseguono il loro viaggio nei territori del “valore” e dei soggetti che quel valore producono e abitano. Lo fanno con Dove. La dimensione di luogo che ricompone impresa e società, il loro nuovo libro, come il precedente edito da Egea, presentato al Salone del Libro di Torino che chiude oggi. Abbiamo incontrato Paolo Venturi, che ha ragionato con noi del senso della parola che dà il titolo al lavoro: dove.

Il “dove” di tutti

La dimensione del “dove”, spiega Paolo Venturi, direttore di Aiccon, «è la dimensione di luogo, ed è il fattore decisivo nella produzione del valore». La dimensione di luogo, per gli autori di questo libro che farà decisamente discutere, è lo spazio che ricompone impresa e società. Ma che cosa sono impresa e società? Impresa è un’istituzione che produce valore economico e sociale. Società è la rappresentazione di legami e relazioni su cui si proietta quel valore. La dimensione di luogo nel libro di Zandonai e Venturi è così posta al centro sia di nuove economie, sia di nuovi modi di fare comunità.

«La comunità si genera e si rigenera», commenta Venturi, «attraverso il rapporto e la creazione di processi che generano luoghi, così come le imprese oggi competono e sono più competitive nella conversazione con i luoghi». Il “dove” da cui partono Venturi e Zandonai non racconta la localizzazione geografica ma restituisce il valore dei luoghi. Ma che cosa sono i luoghi? Risponde Venturi: «i luoghi sono degli spazi dotati di un significato. E tutto il nostro libro pone al centro questa dimensione di significato che, oggi, è fondamentale anche per capire l’impresa».

«Oggi le imprese sono in grado di cogliere le opportunità globali, quanto più sono legate a dei luoghi. Il valore è unico a un luogo e i luoghi sono generativi di valore. Questo passaggio, che non è un mero gioco di parole, è una domanda in più sul valore. Quando abbiamo scritto Le imprese ibride ci chiedevamo: oggi le imprese sembrano un po’ sociali, un po’ sono economiche, ma che caratteristiche e che fisiologia hanno? La nostra osservazione si era concentrata, dunque, sulle nuove istituzioni. In questo nuovo libro, invece, aggiungiamo un elemento ulteriore: il valore non ha bisogno solo di nuove istituzioni, ha bisogno di legarsi, di riappropriarsi, di nutrirsi di un luogo».

Spazi densi di significato

Il luogo, nella densa analisi di Venturi e Zandonai, è dunque la capacità di innervare uno spazio in un significato. E viceversa. Questo legame “rigenerativo” è, oggi, un tratto che gli autori ritengono fondamentale. È ancora Venturi a chiarirci il concetto: «Per chi pensa che l’economia non sia soltanto la massimizzazione del profitto, i luoghi sono tutto. Per chi pensa che la felicità sia qualcosa che uno raggiunge assieme agli altri, i luoghi sono tutto. Per chi pensa che il welfare debba essere sviluppato in una logica comunitaria, i luoghi sono tutto».

Sono tutto nel senso che senza una dimensione di luogo non può accadere quell’innovazione che permette di distribuire, generare, coltivare relazioni. Il “dove” del libro di Venturi e Zandonai non racconta dove accade un’innovazione. Non è la mappa di un territorio sconosciuto a tanti. Ma è un lavoro su quel territorio, per capirne la dimensione concretamente rigenerativa. «Nel libro abbiamo affrontato quella dimensione di luogo capace di rigenerare tanto la società, quanto l’economia», spiega il direttore di Aiccon.

La dimensione di luogo è un fattore che ha bisogno di essere coltivato, innovato, manutenuto. I luoghi «storicamente si sono costruiti attraverso processi coevolutivi mediante i quali le persone si legavano agli spazi e alle comunità. Oggi questo non avviene più», racconta Venturi. Che cosa ne discende? «Ne discende la necessità di costruire dei processi decisionali che mettono al centro i luoghi. Processi in grado di costruire modalità in grado di conferire valore».

Questa dimensione di luogo e valore ha tre polarità.

La prima polarità è quella dell’impresa: «oggi la coesione è competizione, non è più un elemento aggiuntivo del fare impresa. La dimensione coesiva-territoriale fonda la comunità d’impresa».

La seconda polarità, è per l’appunto l’elemento comunitario: «il tema dei luoghi è fondamentale per generare e rigenerare comunità. Queste comunità si generano e si rigenerano attraverso conversazioni. Oggi sappiamo inoltre che i significati nascono da conversazioni e le conversioni sono la materia prima delle comunità, non si danno infatti comunità senza conversazioni. Pensiamo al tema della generazione urbana o delle periferie o del coworking: altro non sono che spazi che cambiano natura grazie alle conversazioni che li attraversano e questa natura nuova, nel caso del coworking, è in grado di essere una politica attiva potenzialmente innovativa. Le comunità, quindi, non sono solo una categoria sociale, ma sono prima di tutto una categoria economica».

La terza polarità è quella del territorio in sé: «i territori si nutrono essenzialmente delle relazioni che su quei luoghi esistono».

I luoghi sono tutto, ma per chi sono tutto i luoghi? «I luoghi sono tutto per coloro che hanno una certa vocazione e si sentono chiamati a generare. Il “dove” è un pezzo, oggi, del valore. La dimensione non è più un elemento che incontri e basta. Devi essere motivato alla trasformazione». La trasformazione è dunque il passaggio da spazio a luogo, attraverso un agente: la comunità.

È interessante dunque vedere come anche nelle imprese for profit c’è una tendenza a ricostruire le imprese come comunità. Questo ridefinisce completamente il paradigma locale-globale. La dimensione di luogo, spiega Venturi, «nutre l’iperglobale. È vero anche il contrario: la dimensione di luogo si può nutrire dei flussi (piattaforme, etc.). «Il valore – aggiunge il professor Venturi – risiede in ciò che non scala ed è unico a un luogo. La relazione mia e tua non scala, ma attraverso questa relazione possiamo generare cose incredibili, ma la relazione rimane unica. Unica a un luogo».

Oltre la mappa, nel territorio

Mentre nella vulgata si continua a ragionare per dicotomie (locale vs. globale) o per sovrapposizioni, oggi la dimensione locale esaspera quella globale. Ma per cogliere questa realtà bisogna capire che il territorio non è solo spazio, ma legami e valore e poiché legami e valore non sono delocalizzabili e riproducibili chi riesce a entrare in sintonia con quanto non è riproducibile altrove può rigenerare il valore di un luogo. Valore non scalabile, come ha ben compreso un’esperienza come quela di Airbnb.

Siamo dunque davanti a una grande sfida, ben fotografata e rilanciata (con modelli, pratiche, idee concrete) dal libro di Paolo Venturi e Flaviano Zandonai. Una sfida che vede nei territori non un mero patrimonio museale, ma la materia sempre viva di spazi che devono essere mantenuti (o devono ridiventare) spazi conversazionali. Oggi, infatti, il rischio è che territori che si impoveriscono di relazioni e conversazioni provochino un default potenzialmente più pericoloso di quello economico: il default sociale.

Viene avanti così l’idea che il tema del “dove” come dimensione di luogo che genera valore è un ingrediente che sta dentro i processi di generazione di innovazione e valore. E, soprattutto, di senso. Il “dove” è dunque, prosegue Venturi, «una dimensione di significato che nutre tanto le relazioni e i legami, quanto l’economia».

Il premio Nobel, Elinor Ostrom spiega d’altronde che la capacità di governare i beni comuni, portandoli a generazioni future, nasce dagovernancecomunitarie. I beni sono comuni se sono gestiti in comune (e non necessariamente tramite la mano pubblica). Ma beni comuni e gestione in comune hanno bisogno di ciò che Ostrom chiama cheep talks, le conversazioni.

«La conversazione – conclude Venturi – è la genesi non solo di qualsiasi comunità, ma di qualsiasi modello di governance. La govenance si nutre di conversazioni., perché la complessità ha necessità di ridefinire continuamente i processi e le scelte. Questa natura conversazionale permette di rispondere alle urgenze del nostro tempo. Dando senso agli spazi. Generando luoghi».

 

 

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