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In difesa del Pianeta: la Terra è la nostra casa. Invito a essere “sentinelle del nostro territorio”

Ad Amatrice il primo forum dei Comitati Laudato Si’, ispirati all’enciclica del Papa.
Laici e Cristiani uniti in nome di una giustizia ecologica e sociale. “Agire localmente e pensare globalmente” è il primo principio

Amatrice, 28 luglio 2018

 

Prende il via il primo incontro dei comitati Laudato Si’, i cui principi si basano sull’Enciclica di Papa Francesco, documento pubblicato nel 2015 e incentrato sul tema dell’ecologia.

Le comunità nascono come presa in carico del mondo e dei suoi ecosistemi, prendendo come punto di riferimento il motto “agire localmente e pensare globalmente”.

Amatrice, terra splendida e ferita,testimone del violento terremoto che nel 2016 segnò indelebilmente il vissuto del paese, diventa il centro di riferimento e di ritrovo per le riunioni annuali del comitato, che quest’anno si è intitolato “Oltre la plastica”.

La scelta di questo luogo è un richiamo al delicato equilibrio tra Uomo e Natura e alla necessità di tutelarlo.

Carlo Petrini, presidente di Slow Food, introduce il convegno sottolineando la necessità di rigenerazione del pianeta e preservazione degli habitat, mettendo in particolare rilievo quello che sarà l’argomento principale: la plastica.

Sono numerosi i partecipanti membri del comitato tra cui alcuni personaggi di spicco del mondo scientifico e cattolico: Domenico Pompili,vescovo di Rieti, Silvio Greco, oceanologo e docente presso l’Università degli studi di Pollenzo, Roberto Donovaro, docente dell’Università Politecnica delle marche, Claudia Silvestrini, presidente Polieco – consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti a base di polietilene, Serena Carpentieri responsabile campagne Legambiente, Loris Pietrelli ricercatore dell’Enea, e molti altri.

Particolarmente incisivo l’intervento del Vescovo Pompili che esordisce affermando che “L’uomo non comprende più, ma prende solamente”, manifestando la sua “profonda preoccupazione per il controverso approccio della società umana nei confronti dell’ambiente circostante, contrassegnato da distorsione e arroganza, in cui l’esperimento diventa tortura cui si sottopone la Natura”.

Siamo padroni della natura o ne siamo parte?

Il mondo laico e quello cattolico si incontrano, uniti dal comune obiettivo di creare una rete internazionale in difesa del pianeta.

Particolarmente scottante il tema del polietilene e dei suoi infiniti derivati: non esiste un luogo della Terra dove non ci sia plastica. I fondali sono plastificati, caratterizzati da un’alterazione dell’equilibrio marino importante; i vestiti che indossiamo sono spesso composti da materiali sintetici e in seguito ai ripetuti lavaggi le nanoparticelle che li costituiscono vengono disperse in fiumi e mari entrando nella catena alimentare per poi tornare alle nostre tavole sotto forma di cibo contaminato.

La dottoressa Claudia Silvestrini Direttrice di Polieco, azienda che si occupa del recupero e della gestione dei rifiuti plastici, spiega in che modo le nanoplastiche ingerite dagli esseri viventi attraversino le membrane lipidiche e vengano trasferite ai tessuti, causando delle modificazioni istologiche irreversibili.

Il problema è la cattiva gestione dei rifiuti e della raccolta differenziata. La plastica non va demonizzata perchè è di fatto la materia che più si presta ad un’economia circolare, con un valore di 800\900 euro a tonnellata, che di conseguenza se riciclata correttamente può diventare materia prima.

Occorre che tutti i cittadini mettano da parte la pretesa di eccessiva comodità, che sfiora spesso il ridicolo, rinunciando ad acquistare prodotti che incrementano l’inquinamento sistemico.

Ad esempio gli scrubs, i dentifrici con microparticelle, gli sbiancanti, moltissimi shampoo e balsami contengono al loro interno prodotti altamente cancerogeni.

Il prof. Greco, Oceanografo docente all’università di Pollenzo e delegato italiano alla Commissione Internazionale per lo studio del Mediterraneo, spiega come la plastica, all’apparenza economica ed efficiente abbia un costo ecosistemico preoccupante.

Ad oggi abbiamo prodotto 8,3 milioni di tonnellate di plastica di cui 6,2 sono spazzatura e di cui solamente il 9 % è stato riciclato.

Le stime prevedono che entro il 2050 solamente nel Mar Mediterraneo avremo un rapporto tra pesci e plastica corrispondente a 3 tonnellate di plastica e 1 di pesci.

Le famiglie hanno un forte potere economico e le politiche sociali devono essere orientate a disincentivare il consumo e la produzione di materiali dannosi per l’uomo e per tutte le specie viventi.

Siamo giunti ad un punto storico tale per cui emerge con carattere urgente la necessità di creare una rete internazionale che, cooperando, tuteli il nostro pianeta, che è la nostra grande casa.

Come è scritto nell’enciclica : “ Non c’è ecologia senza giustizia, non c’è equità in un ambiente degradato”.

Ma allora, cosa si può fare?

La dottoressa Patrizia Menegoni , ricercatrice Enea, ci dice che “occorre sensibilizzare la popolazione e mettere la scienza al servizio dei cittadini e degli habitat, facendo della conoscenza un bene comune da preservare e condividere. Rendendo pubblico l’accesso ai dati scientifici si incentiva la partecipazione dei cittadini, che tradotta in azioni quotidiane può invertire la rotta dei consumi su scala globale.

Dobbiamo orientare le nostre scelte d’acquisto così da influenzare i mercati e indirizzarli verso materiali non dannosi, e ce ne sono moltissimi.

Il comitato Laudato Si’ al termine del convegno ha stilato una lista di pratiche quotidiane da mettere in atto per avviare il lento ma possibile cambio di rotta, all’insegna del motto “Riusa, Ricicla, Riduci.”

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Cittadini, siate le sentinelle del vostro territorio!

 

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