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Piccola guerriera della Terra protesta di fronte al Parlamento, dando voce a un’intera generazione

Forse la natura si sta difendendo dal cinismo umano mettendo al mondo nuove generazioni più coscienti e più sensibili. Ma soprattutto più forti e coraggiose nell’intento di agire fin da subito nel tentativo di salvaguardare la vita sulla Terra.

Trecce lunghe, sguardo limpido e deciso, Greta stringe tra le mani un cartello su cui ha scritto: “Noi bambini spesso non facciamo ciò che ci dite di fare. Facciamo quello che fate voi. E se a voi adulti non importa nulla del mio futuro, allora non dovrebbe importare nemmeno a me. Io mi chiamo Greta e frequento il nono anno di scuola. Sciopererò per il clima fino al giorno delle elezioni.

Quest’anno il suo paese, la Svezia, ha assistito all’estate più calda degli ultimi 262 anni, con temperature di oltre dieci gradi sopra la media stagionale e il 29% dei raccolti di cereali disintegrati.

Greta ha 15 anni e appartiene a una generazione nuova, fresca e lucida che sta assistendo impotente alla devastazione dei territori terrestri, alla lotta tra classi per il dominio delle risorse mentre il pianeta si consuma lentamente, ma neanche troppo.

“Voglio sentirmi sicura quando cammino verso casa la sera. Quando siedo nella Metro. Quando dormo la notte. Ma ora non mi sento sicura. Come potrei sentirmi sicura quando so che stiamo fronteggiando la crisi più grave nella storia dell’umanità? Quando so che non agiamo ora, poi sarà per tutti troppo tardi?” Dice Greta in un altro dei suoi cartelli, appostata di fronte al parlamento di Stoccolma ormai da settimane, dal 20 agosto precisamente.

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Dovrebbe andare a scuola, per imparare e apprendere, per poter fornire un giorno anche il suo contributo al mondo attraverso la conoscenza e lo studio, ma se gli scienziati non vengono ascoltati e i politici fanno ciò che vogliono, a cosa serve studiare e andare a scuola? Tanto vale protestare. Un gesto forte e disperato, che manifesta l‘inquietudine di fronte alla scelleratezza dei governi del mondo rispetto alla situazione climatica. Tante cose si stanno facendo per correre ai ripari, questo bisogna dirlo. Ci sono gli obiettivi europei di riduzione emissioni e utilizzo fonti di energia rinnovabili, i progetti per ripulire gli oceani dalla plastica, la ricerca che ogni giorno lavora per scovare nuovi materiali e nuove tecnologie sempre più all’avanguardia. Ma ciò non basta. Il ritmo a cui ci si dirige verso il punto di non ritorno supera di gran lunga la velocità di presa di coscienza e azione reale, nel qui  e ora. Obiettivi a lungo termine, troppo lungo. Potrebbe non esserci il tempo e il mondo se la prende comoda. Tanto chi decide oggi è già vecchio e questi sono problemi che non lo riguardano. Ma riguardano Greta e i giovani d’oggi, che sia chiaro.

Molte persone si stanno unendo a Greta Thunberg e alla sua protesta di fronte al Parlamento, compresi i suoi genitori e alcuni degli insegnanti. Benjamin Wagner, 26 anni, ha deciso di supportare la protesta della sua alunna rinunciando a tre settimane di stipendio e scioperando. “La nostra incapacità a fermare il global warming- afferma il professore- ricorda quella dell’Europa negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale. Tutti sanno e nessuno reagisce. Greta è una rompiscatole, ma in questi casi l’unica cosa ragionevole da fare è essere irragionevoli.

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La Svezia ha approvato una legge che impegna il Paese ad abbandonare il carbone e abbracciare fonti di energie pulita entro il 2045. Ma per Greta non è abbastanza: “Abbiamo un’impronta ecologica tra le peggiori del mondo”. E chi può darle torto? Il 2045 è fin troppo lontano, viste le condizioni in cui si trova l’ecosistema globale.

Il grido di questa ragazza risuona nelle coscienze di ciascuno di noi. Cosa stiamo facendo in quanto singoli per contribuire al cambiamento? Stiamo acquistando le verdure nei sacchetti di plastica o dai produttori locali? Utilizziamo detersivi naturali o chimici? Sembreranno banalità, eppure miliardi di banalità come queste possono invertire la rotta globale. Pare quasi che le generazioni più anziane, ormai abituate alla grande crisi del mondo, ci abbiano “fatto il callo”, come se fosse normale. Molti non si sdegnano neppure più, ma sorridono nel vedere i giovani che protestano furiosi, come a dire : “sì, anche io ero così una volta, motivato e convinto, ma poi capisci come funziona e ti adatti.”

Le nuove generazioni, vittime dell’agire incosciente se non criminoso dei padri e dei nonni, sono capaci di  cogliere le contraddizioni forse più di chi ci è invischiato da decenni. Ascoltiamoli. Valorizziamoli. Il loro grido è la voce di chi un domani si troverà a dover ricucire i brandelli di ciò che oggi si sta smantellando.

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