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Rinnovabili: Biometano agricolo, un giacimento verde 100% Made in Italy  

Biometano agricolo, un giacimento verde 100% Made in Italy

Il biometano agricolo è un vero e proprio “giacimento verde 100% Made in Italy che merita di essere preservato e rilanciato”. Ne è convinto Piero Gattoni, presidente del Cib (Consorzio Italiano Biogas) che in un’intervista all’AdnKronos ricorda: “A partire dal 2008, anno in cui ha cominciato a strutturarsi la filiera italiana, le imprese agricole e industriali coinvolte hanno investito e re-investito circa 7 miliardi nella nostra economia, creando migliaia di posti di lavoro.

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Continuando su questa strada, potremmo produrre 8 miliardi di metri cubi di biometano agricolo al 2030”.

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“Lo sviluppo della filiera consentirebbe, secondo il centro studi Althesys, di creare entro il prossimo decennio oltre 21mila posti di lavoro e di generare un gettito tributario di 16 miliardi di euro tra imposte sulle imprese e fiscalità di salari e stipendi. Le ricadute economiche complessive al 2030 – conclude Gattoni – si misurerebbero in 85,8 miliardi di euro”.

Il ruolo nella transizione energetica. Il gas rinnovabile per Gattoni giocherà un ruolo fondamentale nel processo di transizione verso un’economia carbon neutral, anche grazie al potenziamento della filiera agricola del biometano. “Secondo proiezioni Navigant, nel 2050 l’Europa potrebbe arrivare a produrre 122 miliardi di metri cubi di gas verde, ossia circa il 25% del consumo attuale di gas dell’Ue”, sottolinea il presidente del Cib.

L’utilizzo di questo gas, in uno scenario che vede un aumento delle fonti di energia rinnovabili e un calo dell’uso degli idrocarburi, garantirebbe cospicui risparmi. “Prevedendo, infatti, la distribuzione attraverso l’infrastruttura esistente del gas del biometano possiamo prevedere un risparmio di 138 miliardi di euro entro il 2050, rispetto a un futuro sistema energetico che non contempla l’utilizzo del gas”.

Per Gattoni, puntare sul gas rinnovabile non ostacolerà lo sviluppo delle altre rinnovabili, anzi. “Il Paese deve accelerare su eolico e fotovoltaico per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e quelli indicati a livello europeo. Ed è proprio l’atteso grande sviluppo di queste fonti energetiche non programmabili che renderà necessario il ricorso al gas rinnovabile per bilanciare i picchi della rete elettrica. Il biogas è, infatti, una bioenergia programmabile e già oggi ha una capacità di bilanciamento di 1,3 TWh pari al 50% della necessità. Tale potenzialità potrebbe quasi raddoppiare al 2030. In questo modo gli impianti di gas rinnovabile agricolo possono fungere da cerniera connettendo la rete gas e la rete elettrica ed equilibrando il sistema secondo il bisogno”.

Ma per realizzare tutto questo, occorre superare alcune criticità per sviluppare appieno le potenzialità del settore. “Gli impianti di biogas sono diventati delle infrastrutture strategiche per i territori, per questo non dobbiamo permettere che vengano fermati – spiega Gattoni – Va superato lo ‘spalma incentivi’, che non consente alle aziende di promuovere un efficientamento della produzione e mantenere un supporto alla produzione di energia rinnovabile. In secondo luogo, in Europa occorre emendare la RED2, che limita la tipologia di colture da destinare ad uso energetico anche se si tratta di secondi raccolti. Inoltre va urgentemente sbloccata la riconversione degli impianti esistenti a biometano superando un’interpretazione della norma che impone dei limiti all’alimentazione degli impianti non coerenti con lo spirito del Decreto biometano. Infine, oltre all’uso del biometano nei trasporti, va sostenuto anche l’uso industriale diretto nei processi produttivi”.

Capitolo clima. “Biogas Italy 2019 – Change climate” , il summit della filiera agricola del biogas e biometano che si terrà giovedì 28 febbraio e venerdì 1 marzo a Milano, è dedicato al ruolo dell’agricoltura nella lotta al cambiamento climatico, eppure le attività agricole sono tra le fonti primarie di emissioni in atmosfera. “L’agricoltura – spiega Gattoni – attualmente contribuisce alle emissioni globali di gas serra per il 10-14% ed è, allo stesso tempo, un settore che risente più di altri degli effetti del cambiamento climatico con gravi rischi per la sicurezza alimentare e per la qualità degli alimenti. Alcune soluzioni sono già disponibili e il Consorzio Italiano Biogas le ha integrate in un modello, il ‘Biogasdoneright’, il cui pilastro è il nesso tra agricoltura, energia rinnovabile e sicurezza alimentare in cui ognuno dei sotto-sistemi si interconnette in modo circolare e virtuoso agli altri”.

Le bioenergie prodotte dalle fattorie che seguono il modello ‘Biogasdoneright’ “consentono di ridurre le emissioni in atmosfera e di stoccare carbonio nel suolo, esattamente come suggeriscono gli scienziati che da tutto il mondo hanno partecipato alla stesura del recente Special Report 15 dell’Ipcc – aggiunge Gattoni – Aggiungo che il Cib e i suoi agricoltori sostengono la battaglia dell’iniziativa ‘4pourmille’, che promuove l’incremento del 4 per mille all’anno il carbonio nel suolo per fermare la concentrazione di CO2 in atmosfera. Ritengo, dunque – conclude il presidente del Cib – che sul fronte della sostenibilità ambientale, l’agricoltura possa essere un acceleratore di innovazione nella nostra società e dei suoi paradigmi produttivi. La strada che stiamo indicando vuole essere anche il modo per ridare ad agricoltori e allevatori il giusto ruolo nella catena di produzione del valore e per riportare il loro lavoro al centro del dibattito pubblico”.

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