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Salviamo le spiagge e i mari dai rifiuti, e dalle nostre cattive abitudini

I volontari di Legambiente, ma non solo, in questo weekend elimineranno litorali e fondali da plastica, mozziconi di sigaretta, vetri e metalli. Tutti possono dare un aiuto, per tutelare il paesaggio. E la nostra salute

Milano – Prima regola: cambiare gli usi e costumi scorretti degli italiani. E’ con questo spirito che in questo weekend Legambiente ha mobilitato tutti i suoi simpatizzanti, e non solo, per portare alla conoscenza, e coscienza, degli italiani un fenomeno che desta preoccupazione per le sue dimensioni e che necessita al più presto risposte concrete: pulire le spiagge di plastica e rifiuti a tutela della fauna e della flora locale, ma anche in vista delle vacanze estive che molti si apprestano a cominciare in vista anche dell’ormai prossima chiusura delle scuole.

E così, in attesa di vedere la politica attivarsi con soluzioni concrete, oltre che con campagne volte proprie a fare cambiare le cattive abitudini, l’associazione ambientalista ha chiamato a raccolta volontari e cittadini che ripuliranno ben 200 spiagge in Italia e nel Mediterraneo., nell’ambito dell’iniziativa Spiagge e fondali puliti.

Gli appuntamenti (qui l’elenco completo) sono anche l’occasione per coinvolgere le comunità locali e discutere di buone pratiche, della riduzione e corretta gestione dei rifiuti o della salvaguardia e del recupero degli ambienti dunali. In molte località sono in programma attività di educazione ambientale e animazione rivolte ai bambini.

Alcuni dei litorali italiani al centro della pulizia sono stati scelti direttamente dai cittadini grazie al contest social, realizzato insieme a Sammontana. Anche Sky collaborera’ al grande week-end di Spiagge e Fondali puliti di Legambiente, attraverso la campagna un Mare da salvare partecipando oggi al weekend di mobilitazione a Genova, a Cagliari e a Castel Fusano, sul litorale romano. Ma Spiagge e Fondali puliti non finisce in questo weekend: le attività continueranno per tutta la stagione estiva anche grazie a due progetti speciali. Il primo, PuliAmo le spiagge, vedrà la pulizia straordinaria di altre 10 spiagge grazie al sostegno di P&G e Carrefour Italia che hanno coinvolto i consumatori nella scelta della spiaggia del cuore. Il secondo, Fondali puliti, permetterà la rimozione dei rifiuti sommersi in dieci località italiane grazie a Multicentrum My Omega 3 nell’ambito della campagna #scelgoilmare.

Ma qual è lo stato di salute dei nostri litorali e fondali? Per ogni passo fatto sulla spiaggia ci sono quattro rifiuti. Di ogni tipo, colore, forma, dimensione. E’ vero e proprio ‘slalom’ fra l’immondizia quello che i bagnanti sono costretti a fare, se scelgono una spiaggia libera, per non mettersi seduti fra scarti di ogni genere. Finché si tratta di aprire un lettino e sdraiarsi ad una distanza di qualche centimetro sopra la sabbia, si trova ancora qualche temerario in grado di resistere per poche ore. Ma quando il telo da mare va posato direttamente a terra, la prima idea che viene in mente è quella di riprendere tutto e andar via. E questo perché, ormai, invece delle conchiglie, a farla da padrona sui nostri litorali ci sono plastica, vetro o pezzi di metallo: rifiuti spiaggiati gettati consapevolmente o che provengono direttamente dagli scarichi non depurati e dall’abitudine di utilizzare i wc come una pattumiera e soprattutto dalla cattiva gestione dei rifiuti a terra.

Dall’indagine Beach Litter 2018 condotta da Legambiente, emerge una situazione critica per molti arenili italiani: su 78 spiagge monitorate sono stati trovati una media di 620 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia. La plastica si conferma la regina indiscussa tra i materiali più trovati, con un percentuale dell’80%, seguita da seguita da vetro/ceramica (7,4%), metallo (3,7%) e carta/cartone (3,4%).

L’indagine di Legambiente (realizzata per il quinto anno consecutivo nei mesi di aprile e maggio nell’ambito di Spiagge e Fondali Puliti – Clean Up The Med, campagna realizzata in collaborazione con Mareblu, Novamont, Sammontana e Virosac), è una delle più importanti azioni a livello internazionale di citizen science, il risultato cioè di un monitoraggio eseguito direttamente dai volontari dei circoli dell’associazione che setacciano le spiagge italiane contando i rifiuti presenti secondo un protocollo scientifico riconosciuto dall’Agenzia europea dell’ambiente, a cui ogni anno vengono inviati i dati dell’indagine. “Si tratta di un’esperienza unica che fornisce dati ed elementi per denunciare il marine litter, una delle piu’ gravi emergenze ambientali dei nostri tempi al pari dei cambiamenti climatici”, dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, “una sfida contro la quale sempre più Paesi nel mondo si stanno attrezzando, come è emerso alla conferenza mondiale dell’Onu sugli Oceani del giugno 2017 a New York, in cui abbiamo raccontato la nostra esperienza anche in Assemblea generale. L’Italia fino ad ora ha fatto da apripista grazie alle leggi sulla messa al bando dei sacchetti di plastica tradizionale, sui cotton fioc non compostabili e sulle microplastiche nei prodotti cosmetici. Per questo chiediamo all’Europa di essere ancora più ambiziosa nella sua strategia anti plastica, definendo nuove misure legislative per contrastare l’usa e getta, con la messa al bando di alcuni oggetti come ad esempio stoviglie, posate o bicchieri di plastica, per ridurre l’uso eccessivo di acque in bottiglia. Se da un lato occorrono sempre più controlli per garantire il rispetto delle leggi approvate, a partire da quella sui sacchetti dall’altro è anche urgente avviare la rimozione dei rifiuti dai fondali marini, con la messa a sistema del sistema del fishing for litter e con la raccolta e il riciclo di quelli plastici presenti sulle spiagge oltre che dare avvio ad azioni di prevenzione, incrementando il riciclo degli imballaggi con una nuova consapevolezza di tutti gli attori in gioco, dai cittadini ai turisti, dagli operatori turistici alle amministrazioni locali e regionali, fino ai pescatori, per mettere in campo comportamenti virtuosi per la riduzione dei rifiuti plastici e l’azzeramento della loro dispersione nell’ambiente“.

   Questa emergenza, oltre al devastante impatto sull’ambiente, ha drammatiche conseguenze sugli esseri viventi che vivono in contatto con l’ecosistema marino. Secondo Legambiente, infatti, l’ingestione dei rifiuti di plastica è stata documentata in oltre 180 specie marine. Senza dimenticare che, secondo uno studio commissionato ad Arcadis dall’Unione europea, il marine litter costa all’Europa 478 milioni di euro all’anno solo per i settori di turismo e pesca, mentre per pulire tutte le spiagge europee il costo stimato è di 412 milioni di euro.

Ma il problema più grande è che questi rifiuti non scompaiono, ma anzi restano nell’ambiente, si degradano e si frammentano in pezzi sempre più piccoli: microplastiche che hanno una via facilitata per entrare nella catena alimentare e contaminarla. Fra le cause dei rifiuti spiaggiati, c’è in primis la cattiva gestione dei rifiuti urbani: il 42% degli oggetti è riconducibile ad essa. Questa categoria di rifiuto è rappresentato per lo più da imballaggi alimentari (sacchetti di dolciumi e bottiglie, ad esempio), soprattutto, e da rifiuti da fumo, principalmente mozziconi di sigaretta ma anche accendini, pacchetti di sigarette e imballaggi dei pacchetti.

La carenza dei sistemi depurativi, unita con la pessima abitudine di usare il wc e gli scarichi domestici come una pattumiera, e’ causa della presenza di bastoncini cotonati, ma anche blister di medicinali, contenitori delle lenti a contatto, aghi da insulina, assorbenti o applicatori e altri oggetti di questo tipo. Pesca e acquacoltura (sia professionale che amatoriale) sono, infine, responsabili del 6% degli oggetti registrati, in particolare reti e lenze.

Infine, va ricordata l’emergenza che nei mesi scorsi ha riguardato le coste tirreniche: milioni di dischetti di plastica, utilizzati negli impianti di depurazione delle acque, si sono riversati in mare per un cedimento di un depuratore nel Golfo di Salerno e hanno riempito le spiagge di plastica. L’allarme era stato lanciato dal progetto Clean Sea Life, di cui è partner Legambiente.

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