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Smog: gas più ‘eco’ di pellet e legna, ma incentivi non premiano 

Gas più 'eco' di pellet e legna, ma gli incentivi non premiano

Per produrre 100 gr di polveri sottili bastano 32 ore di accensione di una caldaia 4 stelle alimentata a pellet (solo 7 se l’impianto è alimentato a legna) rispetto a circa 46.000 ore di utilizzo di una caldaia alimentata a gas o 20.000 km percorsi da una vettura Euro 5 a benzina. Lo rileva lo “Studio comparativo sulle emissioni da apparecchi a gas, Gpl, gasolio e pellet ed effetto dell’invecchiamento”, condotto da Innovhub–Stazioni Sperimentali per l’Industria.

Secondo la ricerca, stufe a 3 o 4 stelle – che si possono acquistare contando su incentivi pubblici e per le quali non sono previste verifiche obbligatorie periodiche – producono rilevanti emissioni di particolato con un incremento progressivo di due ordini di grandezza (ossia centinaia di volte maggiore) nelle emissioni, passando dai combustibili gassosi al pellet; e di un ulteriore ordine di grandezza (ossia migliaia di volte maggiore) passando dal pellet alla legna.

Per combattere l’inquinamento nelle nostre città, dunque, servono non solo una strategia di medio-lungo periodo e la sensibilizzazione dei cittadini, ma anche un’attenta revisione del sistema degli incentivi pubblici per premiare le soluzioni che contrastano le emissioni di polveri sottili.

“Sul fronte traffico, i dati mostrano con evidenza gli enormi vantaggi del Gpl rispetto alle altre fonti fossili. Andrebbe incoraggiato sempre di più l’acquisto di auto che utilizzano questa fonte o la conversione di vecchie auto a benzina. Rispetto al settore domestico, i combustibili gassosi (gas naturale e Gpl) possono dare un grande contributo al Paese per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’inquinamento atmosferico. In entrambi i casi, quindi, il Gpl può essere un rimedio immediato rispetto all’emergenza che ci troviamo ad affrontare, e accompagnare il lungo processo di transizione energetica”, spiega Andrea Arzà, presidente Assogasliquidi Federchimica.

Per Arzà, vanno “rapidamente rivisti gli strumenti di incentivazione delle biomasse legnose impiegate negli impianti singoli utilizzati per il riscaldamento domestico, perché favoriscono la diffusione di prodotti altamente inquinanti. È inoltre necessario prevedere appositi controlli di manutenzione per gli impianti e il divieto di utilizzo degli stessi nel caso di sforamento dei limiti emissivi delle polveri, laddove l’abitazione sia servita da un altro sistema di riscaldamento”, conclude.

Gli alti valori di particolato atmosferico rappresentano la prima minaccia in Italia e in Europa per la salute e incidono sulla qualità della vita delle giovani generazioni. Secondo l’ultimo rapporto dell’European Environmental Agency dello scorso novembre infatti il PM2,5 è stato il responsabile primario di 58.600 morti premature in Italia nel 2016, al secondo posto a livello europeo dopo la Germania.

Gli accordi siglati dal ministero dell’Ambiente con le Regioni come l’adozione coordinata e congiunta di misure per il miglioramento della qualità dell’aria nel Bacino Padano per Assogasliquidi “rappresentano sicuramente passi avanti rispetto al passato, con misure coordinate per limitare le emissioni. Rimangono però forti perplessità soprattutto sul fronte del riscaldamento domestico, che ha il maggiore impatto sulle emissioni di PM2,5 e PM10”.

E’ infatti ancora incoraggiata la combustione di biomasse, pellet e legna, attraverso l’utilizzo di singoli impianti di riscaldamento domestico “di scadente qualità ambientale, ai quali si aggiunge una scarsa (se non assente) manutenzione. Questa fonte energetica è cresciuta del 115% negli ultimi 15 anni”, fa sapere l’Associazione di Federchimica che rappresenta le imprese del comparto distribuzione gas liquefatti (Gpl e Gnl) per uso combustione e autotrazione e le imprese che costruiscono attrezzature e impianti o che forniscono servizi attinenti al settore. Nell’accordo con le regioni del Bacino Padano si vieta l’installazione di nuove stufe a tre stelle ma si consente l’utilizzo di quelle già esistenti.

Secondo lo “Studio comparativo sulle emissioni da apparecchi a gas, Gpl, gasolio e pellet ed effetto dell’invecchiamento”, condotto da Innovhub–Stazioni Sperimentali per l’Industria, stufe a tre o quattro stelle che si possono acquistare contando su incentivi pubblici, e per le quali non sono previste verifiche obbligatorie periodiche, producono rilevanti emissioni di particolato con un incremento progressivo di due ordini di grandezza (ossia centinaia di volte maggiore) nelle emissioni, passando dai combustibili gassosi al pellet; e di un ulteriore ordine di grandezza – ossia migliaia di volte maggiore – passando dal pellet alla legna.

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