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Veicoli elettrici e ibridi in Ztl e isole pedonali 

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Veicoli elettrici e ibridi in Ztl e isole pedonali

(FOTOGRAMMA)

di Stefania Marignetti

Auto che circolano in Piazza di Spagna a Roma, in piazza del Plebiscito a Napoli o in piazza del Duomo a Milano. Uno scenario impossibile? Mica tanto, perché la legge di Bilancio impone il libero accesso ai veicoli ibridi o elettrici tanto nelle aree pedonali quanto nelle Ztl. Tra i 1.143 commi della manovra 2019, ce n’è infatti uno (che nulla ha a che fare con le norme di natura finanziaria di cui la legge dovrebbe occuparsi), il 103, che inserisce un comma aggiuntivo al codice della strada.

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“All’articolo 7 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, dopo il comma 9 è inserito il seguente: 9-bis. Nel delimitare le zone di cui al comma 9 i comuni consentono, in ogni caso, l’accesso libero a tali zone ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida”, recita il comma.








A sollevare le perplessità, da una parte è il fatto che un provvedimento ‘senza budget’ venga inserito nella legge di Bilancio; dall’altro c’è quella specifica, “in ogni caso”, che toglie ai sindaci la libertà che hanno avuto finora di decidere in merito di mobilità nelle proprie città. Già oggi alcuni Comuni consentono deroghe a veicoli a basse o zero emissioni (a Milano le auto elettriche sono già esentate dal ticket nell’area C), ma stando al comma 103 della manovra questa scelta non sarà più opzionale. Rischioso, anche considerando che per ibride si intendono anche, per esempio, le auto benzina/gpl e benzina/metano.

Oltre a modificare il Codice della Strada, il comma 103 dovrebbe modificare anche la lingua italiana perché per ‘isola pedonale’ si intende una zona all’interno della quale viene vietata la circolazione dei mezzi, sia pubblici che privati, siano essi ibridi, elettrici o tradizionali. Un ossimoro linguistico, quindi.

A insorgere, contro la norma, sono non solo le associazioni di pedoni, di ciclisti e ambientaliste (oltre 30 quelle che hanno sottoscritto un comunicato congiunto in cui definiscono il comma “una mostruosità che riporta indietro il Paese di almeno 50 anni, cancellando con due righe improvvisate i risultati raggiunti in decenni su mobilità sostenibile”) ma anche i sindacati di autisti di autobus e il mondo della tutela del patrimonio storico e artistico perché i nostri centri storici sono già invasi dalle auto, il traffico andrebbe ridotto, non aumentato, tanto per garantire la tutela della qualità dell’aria ma anche dello spazio pubblico delle nostre città.

E se il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti Michele Dell’Orco, in un post su Facebook, ha assicurato che “la norma in manovra 2019 su accesso auto elettriche e ibride in Ztl non è del MoVimento 5 Stelle. Pronti a rivederla nel primo provvedimento utile”, in attesa di questo ‘primo provvedimento utile’, che potrebbe essere il Dl Semplificazioni, oggi abbiamo due leggi dello Stato che dicono due cose diverse: per il Codice della Strada sono i sindaci a decidere sul tema, per l’altra devono ‘in ogni caso’ fare quanto stabilito in manovra.

A scovare, tra i 1.143 commi della manovra 2019, quel comma 103, è stato Andrea Colombo, consigliere comunale di Bologna, già assessore ai Trasporti della città nella precedente giunta. Per lui, che è anche avvocato di diritto amministrativo, “i Comuni potrebbero e dovrebbero interpretare la norma come non immediatamente applicativa perché nel testo quel ‘nel determinare’ va considerato come un’indicazione per le prossime delimitazioni di Ztl e isole pedonali. Insomma: per come è stata scritta, c’è lo spazio giuridico per considerarla valida per il futuro, non per l’esistente”.

Intanto però quel comma inserito in Manovra, per Alberto Fiorillo, responsabile Aree Urbane di Legambiente e presidente dell’associazione di ciclisti VeloLove, “toglie di fatto la facoltà ai sindaci di decidere in tema di circolazione nelle città” e lascia “l’amaro in bocca una scelta in controtendenza rispetto a quello che ci si auspica in tema di mobilità per le città”. In più “disincentiva le amministrazioni comunali e rischia di interrompere quel trend positivo iniziato nel 2017 quando, per la prima volta dopo anni di stop, le isole pedonali sono aumentate”.

Secondo i dati contenuti nel rapporto Ecosistema Urbano 2018, infatti, nel 2017 le isole pedonali nei capoluoghi di provincia italiani sono cresciute del 4,5% dopo tre anni di stallo. Oggi siamo a quota 0,45 mq per abitante e ci sono grandi città, come Firenze, o centri più piccoli come Lucca, che superano abbondantemente la media di 1 mq per abitante.

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