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Reati contro gli animali, in Italia un’indagine ogni 55 minuti. A Brescia il primato delle denunce

Reati contro gli animali in aumento nel 2017, è la triste constatazione del Rapporto Zoomafia della Lav, che evidenzia una crescita delle denunce rispetto al 2016. Numerose le tipologie di reato che vedono coinvolte associazioni mafiose
Cane

L'anno scorso in Italia ogni 55 minuti è stato aperto un nuovo fascicolo per reati contro gli animali, ogni 90 minuti è stata indagata una persona. Sono i dati che sintetizzano il fenomeno dei crimini contro gli animali, indagato nel Rapporto Zoomafia dall'Osservatorio Zoomafia della Lav con il patrocinio del Comando generale dell'Arma dei Carabinieri e della Fondazione Antonino Caponnetto. Un fenomeno purtroppo in aumento, come evidenziato dalla crescita delle denunce (+3,74% rispetto al 2016), dalle quali si evince che il reato più contestato resta quello di maltrattamento di animali, pari al 31,19% del totale dei procedimenti, seguito da "uccisione di animali" (30,9%) e "reati venatori" (17,1%).

Tra le prime dieci procure in cui si registrano più reati contro gli animali, sette sono del Nord Italia. A Brescia, in particolare, va il primato di questa triste classifica (527 procedimenti iscritti, il 52% riguardanti reati venatori), seguono Vicenza, Udine, Verona, Napoli, Roma, Milano, Bergamo, Torino e Palermo. Nel centro-sud Italia sono concentrate, invece, le procure con meno procedimenti (Nocera Inferiore, Vasto, Lagonegro, Locri, Pisa, Lanciano, Pistoia e Gela), fatta eccezione di Savona, che è quella che ne ha denunciati meno in assoluto, appena 3. 

Tra i reati collegati ad interessi economici, la gestione di canili "illegali", spesso in strutture fatiscenti, sporche e precarie conferma un alto potenziale criminale (14,6% del totale delle denunce), così come la tratta dei cuccioli dai Paesi dell'Est, che coinvolge migliaia di animali ogni anno e che vede attive vere e proprie organizzazioni transazionali.

Ancora più pericolosi, sebbene incidano con appena uno 0,3% di casi denunciati, i combattimenti tra animali e competizioni non autorizzate come le corse dei cavalli (nel 2017 6 le corse clandestine bloccate, 61 le persone arrestate e 20 i cavalli sequestrati). Settori, questi ultimi, che vedono il coinvolgimento di elementi appartenenti alle organizzazioni criminali, dalla camorra, alla sacra corona unita, dalla mafia alle 'ndrine'. Le stesse trovano ampia penetrazione anche nei fenomeni legati al bracconaggio, alla caccia di frodo, alla vendita di fauna selvatica e nelle attività illegali connesse all’allevamento, alla macellazione e alla distribuzione della carne.

Cresce, infine, anche l'uso di animali a scopo intimidatorio, un costume molto diffuso nella cultura mafiosa che consiste nel recapitare parti di animali come minaccia. Teste mozzate di cinghiali e capretti, gatti morti, uccelli decapitati, rappresentano ancora l'1,65% delle modalità di intimidazione, che attraverso l’uccisione degli animali cercano di colpire negli affetti più cari.