Lagune, delta dei fiumi, stagni, paludi, acquitrini, torbiere sono solo alcune delle zone umide che il 2 febbraio di ogni anno vengono celebrate nel World Wetlands Day in onore della Convenzione Internazionale di Ramsar (1971) sottoscritta in Iran per la loro tutela da 157 Paesi al mondo il 2 febbraio di 49 anni fa.

Valore. Le zone umide occupano circa il 6% della superficie del Pianeta e producono globalmente il 24% del cibo. I bacini idrografici e le zone umide delle aree boschive forniscono il 75% delle riserve mondiali di acqua dolce. Si stima che a questi ambienti sia legato circa il 40% della biodiversità totale. Le zone umide ricoprono anche un’enorme importanza per i servizi ecosistemici che “svolgono”: nel “Millennium Ecosystem Assessment” viene attribuito ai servizi ecosistemici complessivi delle zone umide un valore economico di 15 mila miliardi di dollari. Questi ambienti sono insostituibili serbatoi per la risorsa idrica, sono fondamentali per la pesca; contribuiscono a mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Esempio sono le pianure alluvionali del Danubio, che ricoprono un ruolo essenziale nel ridurre i danni da alluvioni valutato nel 1995 in 650 milioni di euro .

Minacce. Purtroppo però le zone umide sono tra gli ecosistemi più a rischio del Pianeta, nonostante siano straordinari bacini di vita e fondamentali serbatoi di CO2. Il 90% di questi ambienti sono scomparsi nell’ultimo secolo nella sola Europa a causa delle trasformazioni indotte dall’uomo, dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici. In Italia tra il 1938 e il 1984 abbiamo perso il 66%  di queste aree (ISTAT & ISMEA, 1992). In Europa circa 3 milioni di ettari originari, all’inizio del ventesimo secolo ne restavano meno della metà, 1 milione e 300.000 ettari.

Direttiva Acque inapplicata. Le zone umide sono ambienti di “transizione” (vicino al mare come le lagune costiere; lungo i fiumi come delta e paludi; vicino ai ghiacciai come le torbiere) e sono tra i corpi idrici tutelati dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE). Purtroppo, tale direttiva non è correttamente applicata in Italia, come attestato da diverse istruttorie di infrazione avviate nei confronti del nostro Paese dalla Commissione Europea. Infatti solo il 41% dei nostri fiumi ha raggiunto il «buono stato ecologico», richiesto dalla Direttiva e ancor più grave è la situazione dei laghi, di cui solo il 20% è “in regola” con la normativa europea.

Aree Ramsar in Italia. Le zone umide d’importanza internazionale riconosciute ed inserite nell’elenco della Convenzione di Ramsar per l’Italia sono ad oggi 52, distribuite in 15 Regioni, per un totale di 58.356 ettari. Quasi il 50% delle specie di uccelli presenti in Italia sono legate alle zone umide. Dal 2000 ad oggi il WWF ha contribuito alla designazione di oltre 100 milioni di ettari di zone umide Ramsar, pari al 45 % della superficie mondiale totale designata a partire dalla nascita della Convenzione nel lontano 1971. Circa 290 specie da tutelare, segnalate nella Direttiva habitat, sono legate a questi ambienti. 

Le richieste del WWF. Per questo il WWF, in questa importante giornata rinnova la richiesta al Ministero dell’Ambiente Sergio Costa e alle Regioni di avviare urgentemente un’azione diffusa di rinaturazione fluviale,fondamentale per gli adattamenti ai cambiamenti climatici, attraverso la realizzazione di “interventi integrati per ridurre il rischio idrogeologico e per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua” che le regioni avrebbero già dovuto avviare secondo il DPCM 28.5.2005.

Le Oasi del WWF domenica 2 febbraio. Il WWF gestisce il sistema di aree umide (lagune, stagni, paludi, laghi, corsi d’acqua, torbiere) più diffuso in Italia (circa 50 aree) e direttamente o in collaborazione gestisce 13 Zone umide che ricadono all’interno della Convenzione di Umide Ramsar. Il WWF in occasione della Giornata Mondiale delle zone umide ha predisposto aperture e iniziative speciali Nelle Oasi
 

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