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M49, viaggio dentro la gabbia dell’orso Papillon: ecco come vive

DAL NOSTRO INVIATO
TRENTO – Detenuto M49, è l’ora della pappa: di buon mattino, i forestali tolgono l’elettricità, aprono il recinto e gli portano una cassetta di mele assieme a mais, crocchette per cani, pezzi di carne, frutta varia, assicurando che «non è più sedato, lo trattiamo bene, mangia di gusto, riprenderà presto i 40 kg persi nei 42 giorni di fuga».

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Prigioniero Papillon, ci sono visite: il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, annuncia che «fa male saperlo chiuso in una gabbia», che in fondo «non aveva mostrato pericolosità per l’uomo» e che comunque manderà un’ispezione dei carabinieri forestali «per verificarne lo stato di salute». Fratello Orso, tieni duro: gli animalisti sono agguerriti, lo scrutano dall’alto coi droni e progettano di noleggiare perfino un elicottero, «un blitz per levarlo da quel lager». Bestia d’un orso, sei da ergastolo: facile intenerirsi per Yoghi, dice Massimo Fugatti, il presidente della Provincia di Trento che ne ha ordinato la cattura, «ma se avete a cuore le vite animali, allora pensate pure alle 13 mucche, alle 17 pecore, ai cavalli, alle galline che ha sbranato. Non sono animali anche quelli?».

Bear lives matter. Tutti a vendere cara la pelle dell’orso più ricercato delle Alpi. Uno che ha distrutto reti elettrificate da 7mila volt. È scappato tre volte in 14 mesi. S’è strappato il radiocollare. Ha fatto 44 incursioni. E ha diviso fin dal nome: anonima sigla M49 per Fugatti e chi lo braccava; eroico Papillon per Costa e chi inneggiava alla sua fuga per la libertà. Nessuno può fargli visita, manco i consiglieri provinciali che pure hanno accesso alle carceri degli umani: M49 è un 41-bis. L’hanno acchiappato lunedì all’alba sulle pendici di Cima d’Asta con un’esca di cereali e miele in una trappola a tubo («non s’è rivelato molto intelligente — sorride Giovanni Giovannini, capo della Forestale che l’ha catturato —, è caduto per la terza volta nella stessa imboscata: un lupo non sarebbe mai entrato in quel tubo…»). L’hanno trascinato a valle in un corteo di lampeggianti che nemmeno Totò Riina. L’hanno rinchiuso nell’area faunistica del Casteller, 8mila metri quadri alle porte di Trento da spartire con altri due plantigradi «problematici» come l’anziana orsa Dj4 e il pericoloso M57, rei d’aggressioni aggravate. Ora aspetta il suo destino: trasferito in un parco protetto, venduto ai boschi romeni o chiuso forever fra le vaghe stalle dell’orsa Dj4.

Papillon è un simbolo. Della famosa invasione degli orsi in Trentino, che cominciò anni fa e non s’è più fermata. Spaccando i trentini sulla domanda fondamentale: di chi dev’essere la montagna? «Di chi la fa fiorire del proprio lavoro e non può rischiare la vita» (Coldiretti) o di «una possibile convivenza con questi orsi che, in fondo, fanno solo gli orsi» (l’ex ministra azzurra Maria Vittoria Brambilla)? Bisogna intendersi su quali plantigradi si vogliono, dice l’esperto Giovannini: quelli innocui da circo che si trovano nei Balcani, veri peluche, o questi giganti selvatici e talvolta molto aggressivi. «Capisco che l’orso in fuga per la libertà piaccia ai giornali. Ma io ho inseguito M49 non dimenticando mai una cosa: che è pericoloso. Noi siamo fra i pochi al mondo che l’orso problematico lo catturano, non l’abbattono».

Il Grande Carnivoro recluso è una grossa grana, anche politica. Col ministro, verde ambientalista, che volentieri lo vedrebbe libero nei boschi. Col presidente trentino, verde leghista, che aspetta solo d’associarlo alle patrie gabbie assieme a un altro feroce superlatitante, l’imprendibile Jj4, e a un altro centinaio di bestioni che «ormai sovrappopolano le nostre montagne e minacciano i contadini, i pastori e i turisti». Con un’animalista estrema come Ornella Dorigatti, dell’Oipa, che addirittura ha iniziato uno sciopero della fame «contro questa caccia alle streghe», «questa cinica campagna d’odio» e soprattutto contro Fugatti «che nel 2011 — accusa — organizzava i banchetti a base di carne d’orso». S’è mangiato un orso? Ma è vero? Giriamo la domanda al presidente della Provincia: «Non era proprio un banchetto — non nega —. E poi, va beh, è la dimostrazione che m’occupavo d’orsi già allora…».

9 settembre 2020 (modifica il 9 settembre 2020 | 21:58)

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Fonte Corriere.it

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