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Servono azioni urgenti contro la deforestazione

Nella riunione di lunedì 16 dicembre a Bruxelles, i Ministri dell’agricoltura e della pesca dell’UE hanno espresso profonda preoccupazione per le politiche insufficienti a livello mondiale per fermare la deforestazione e il degrado forestale. Gli Stati membri hanno chiesto una migliore attuazione del piano della Commissione europea per combattere la deforestazione e l’impronta ecologica dell’UE sui paesi esteri da cui si approvvigionano di risorse naturali, come il legname, e prodotti come la soia*. 

Il WWF concorda sulla necessità di un’azione urgente per affrontare il problema della deforestazione a livello mondiale. Concorda inoltre sul fatto che la Commissione europea dovrebbe proporre azioni e iniziative coerenti, concrete e limitate nel tempo. Tuttavia, non è sufficiente limitarsi a sottoporre a valutazione l’eventuale necessità di una nuova norma, come richiesto oggi dai ministri. Abbiamo urgente bisogno di una nuova legge che garantisca ai consumatori che ciò che finisce nel loro piatto non provenga dalla distruzione delle foreste o di altri ecosistemi come le praterie e le savane, che sono tutti colpiti dall’impronta dell’UE all’estero. 

Andreas Baumüller, responsabile delle risorse naturali del WWF EPO, afferma: “È positivo constatare che gli Stati membri dell’UE sostengono la lotta contro la deforestazione, ma chiedere una “valutazione rapida” della legislazione potenziale non è sufficiente: è giunto il momento di smettere di valutare e prendere misure concrete. Gli Stati membri dovrebbero chiedere alla Commissione europea di presentare una proposta di nuova legge. Solo un nuovo potere legislativo ridurrà l’impronta di consumo dell’UE e fermerà la deforestazione e il degrado forestale”.

Il WWF è in accordo anche con le conclusioni degli Stati membri secondo cui è necessario offrire un sostegno ai paesi da cui provengono le importazioni dell’UE per affrontare le cause profonde della deforestazione e della distruzione degli ecosistemi e che è necessaria una cooperazione con altri paesi consumatori sul modo migliore per invertire la tendenza.
 

*Secondo una relazione pubblicata all’inizio di quest’anno, l’UE è il secondo maggiore importatore di soia brasiliana, con una quota del 15% di tutte le esportazioni di soia dal Brasile nel 2017. Circa il 68% di questa cifra proviene dai biomi del Cerrado e dell’Amazzonia (CLICCA QUI PER ACCEDERE ALLA FONTE). 

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