Prima Pagina>Animali>Spagna: la balena morta con 29 chili di plastica in corpo
Animali

Spagna: la balena morta con 29 chili di plastica in corpo

Dieci metri di lunghezza e sei tonnellate di peso non sono bastate a salvarle la vita, tanta è stata la quantità di plastica ingerita, che l’ha portata ad arenarsi, lo scorso febbraio, lungo le coste della Spagna. Dove è morta.

Spagna – In un mondo invaso dai rifiuti, quando uno dei polmoni blu del pianeta, ossia l’Oceano Pacifico, ospita il Pacific Trash Vortex, un’isola di 79.000 tonnellate di detriti di plastica, con un’estensione stimata tra i 700mila fino a più di 10 milioni di chilometri quadrati, cosa volete che siano 29 chilogrammi di plastica?

Verrebbe da dire un’inezia. Se però tale “inezia” finisce tutta nello stomaco di uno sfortunato capodoglio, il discorso cambia parecchio.

Dieci metri di lunghezza e sei tonnellate di peso non sono bastate  a salvargli la vita, tanta è stata la quantità di plastica ingerita, che l’ha portato ad arenarsi, lo scorso febbraio, lungo le coste della Spagna. Dove è morto.

balena spiaggiata spagnaLa storia. Siamo nella località Cabo de Palos, nella regione di Murcia, nel sud del Paese. È proprio nella zona dove è andata ad arenarsi la balena che opera il centro per il recupero degli animali El Valle. Di primo acchito, non ci sono motivi evidenti della prematura partenza per gli oceani celesti da parte dello sfortunato cetaceo. Così si decide di effettuare l’autopsia. Vi chiedete dove vanno a finire le vostre immondizie? Di certo una buona parte di quelle spagnole le ha mangiati la balena a sua insaputa. Gli esperti del centro, infatti, nella sua pancia hanno scoperto buste di plastica, barattoli, una tanica, pezzi di corda e rete. Così il suo sistema digestivo è collassato, si è teorizzata una peritonite che ha portato all’inevitabile morte.

Una specie a rischio. La stima è di 100mila esemplari di capodogli nel mondo, considerati una popolazione a rischio. Mangiano per lo più polipi e vivono in condizioni normali per 70 anni.

plastica pancia balenaOltre otto milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare ogni anno. Per quanto scioccante possa sembrare la scoperta, in realtà non lo è. Quando oltre 8 milioni di tonnellate di plastica entrano negli oceani del mondo ogni anno, non è una coincidenza che una “rappresentanza” pesante 29 chili si presenti nello stomaco di un capodoglio.

Da un fatto terribile nasce una buona iniziativa. Ci voleva il corpo del reato per spingere il governo di Murcia, in Spagna, a lanciare una campagna di sensibilizzazione sui pericoli della plastica monouso.

La presenza di plastica nei mari e negli oceani è una delle maggiori minacce alla conservazione della fauna selvatica in tutto il mondo, dal momento che molti animali sono intrappolati nella spazzatura o ingeriscono grandi quantità di plastica che finiscono per causare la loro morte” – ha affermato Consuelo Rosauro, direttore generale dell’ambiente naturale nel governo di Murcian – la regione di Murcia non è estranea a questo problema, che dobbiamo affrontare attraverso azioni di pulizia e, soprattutto, la consapevolezza dei cittadini“.

Siamo ancora dentro il tunnel? Qualcosa sta cambiando. Entro il 2050, è previsto che nei nostri oceani ci sarà più plastica che pesci. Come non è un fatto isolato quello della balena di Murcia: purtroppo ci sono una miriade di balene spiaggiate con stomaci pieni di plastica, che a volte può contenere anche sostanze tossiche come metalli pesanti. Grazie a Sir David Frederick Attenborough, divulgatore scientifico e naturalista britannico, gli uomini stanno iniziando a prestare attenzione, o quantomeno ci provano. Per più di cinquant’anni, Attenborough ha condotto programmi di storia della natura sulla BBC, ed è noto soprattutto per aver scritto e presentato insieme con la BBC Natural History Unit le nove edizioni della cosiddetta Life Series, una serie di documentari che compongono una delle più complete indagini sulla vita della Terra. Così le riprese dallo spettacolo Blue Planet II, che presentava un vitello di balena che muore per inquinamento plastico, ha incoraggiato molti a rinunciare alla plastica monouso – tra cui la regina d’Inghilterra, il parlamento scozzese e la BBC stessa. Come voce della serie, Attenborough ha avvertito gli spettatori che “a meno che il flusso di plastica negli oceani del mondo sia ridotto, la vita marina sarà avvelenata per molti secoli a venire“. La buona notizia è che la guerra alla plastica monouso sta funzionando, quantomeno nel Regno Unito. Ed è già un buon inizio.

Un recente rapporto del Centro per le scienze dell’ambiente, della pesca e dell’acquacoltura (Cefas) ha rilevato che le misure volte a ridurre l’uso di plastica hanno un impatto diretto sugli ecosistemi oceanici.

È incoraggiante vedere gli sforzi di tutta la società stanno avendo un effetto  se il pubblico, l’industria, le ONG o il governo riducono i sacchetti di plastica“, ha detto a The Dr Thomas Maes, scienziato dei rifiuti marini di Cefas e autore del rapporto Indipendente.

Se gli esseri umani, e i governi continueranno a mobilitarsi intorno a questioni ambientali come la plastica monouso, il futuro degli ecosistemi oceanici potrebbe trasformarsi da truce in speranzoso.

Great Pacific Trash Vortex

 

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *