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Spreco alimentare, un problema solo umano

A livello globale almeno un terzo degli alimenti prodotti si perde nel percorso che va dal campo al consumatore finale. Nei paesi emergenti la quasi totalità delle perdite alimentari è non intenzionale, dovuta a limiti finanziari, infrastrutturali e di distribuzione. Nei paesi occidentali invece è la parte finale della catena alimentare che ha il ruolo più importante: la distribuzione al dettaglio spreca grosse quantità di

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cibo a causa di standard di qualità che danno troppa importanza all’apparenza e per confusione sulle date di scadenza, mentre i consumatori buttano via il cibo a causa di acquisti eccessivi, modalità di conservazione inappropriate e pasti troppo abbondanti. 

In Italia, ognuno di noi spreca 27,5 kg di cibo commestibile: frutta e verdure fresche sono fra gli alimenti più spesso gettati. Anche il pane si butta facilmente, spesso perché ne compriamo tanto o perché preferiamo averlo sempre fresco. In Natura invece il concetto di spreco non esiste: i passeri ad esempio, hanno scoperto l’utilità di portare le croste di pane ad ammollare nelle pozzanghere in modo da renderle più mangiabili evitando così di “sprecarle”.  

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Organizzare correttamente la nostra dispensa è necessario per evitare lo spreco di cibo. Alcuni animali hanno delle dispense molto efficienti. Gli scoiattoli rossi fanno scorta di enormi quantità̀ di cibo, pigne di pino, larice e abete rosso, frutta a guscio duro e funghi. Durante l’inverno lasciano i loro rifugi e si dirigono verso le loro ricche dispense invernali, rigorosamente segrete. Il cammello invece porta sempre con sé la propria dispensa: nelle due gobbe può accumulare fino a 36 kg di grasso, derivato da ciò che mangia, da usare in caso di mancanza di cibo e acqua. Va ricordato che questi animali si trovano in deserti e luoghi simili, dove non è sempre possibile trovare il necessario per la sopravvivenza. 

Gli sprechi derivano spesso anche dalla confusione tra “da consumarsi preferibilmente entro il” (Termine Minimo di Conservazione o TMC) e la data di scadenza: il risultato è che il cibo che ha superato la TMC viene gettato via anche se in realtà è ancora buono da mangiare. Non danno invece troppa importanza alle date di scadenza le volpi, che il cibo in eccesso lo seppelliscono per mangiarlo in un secondo momento. Ciò non significa necessariamente dopo uno o due giorni. Nulla è mai troppo avariato in tempi di magra! Accumulatore di abbondanti scorte di carne è anche l’averla, detta anche uccello macellaio: durante le battute di caccia, l’averla dopo aver catturato una preda, la infilza sugli spini di un cespuglio che diventa il suo deposito personale, una sorta di vetrina di una macelleria, senza però una grande attenzione alle scadenze!  

Per non sprecare occorre una buona memoria di quello che si ha in casa e quello che invece manca, per poter fare una buona lista della spesa e non eccedere con gli acquisti. Le cince e le nocciolaie, per esempio, ricordano anche per diversi mesi dove hanno immagazzinato migliaia di provviste. La nocciolaia riesce ad accumulare fino a 33 mila pinoli in migliaia di nascondigli, che ne contengono da quattro a cinque ciascuno e coprono una vasta area. Fa incetta da settembre a novembre e per tutto il resto dell’anno si basa sulla sua memoria per andare a ritrovare le scorte! 

Riutilizzare gli avanzi è un’altra soluzione fondamentale per evitare gli sprechi. La remora è un pesce che nuota sotto il dorso degli squali per approfittare dei resti dei loro pasti. Grazie a questo stratagemma, non solo mangia gli avanzi dello squalo ma riesce a sfuggire a innumerevoli predatori! Tra i più noti “mangiatori di avanzi” ci sono di certo gli avvoltoi, termine con cui si indicano numerose specie, tutte specializzate nell’alimentarsi di carcasse di animali morti. Tra gli avvoltoi, il più efficiente è forse il gipeto, o “avvoltoio degli agnelli”, il più grande nidificante in Europa: la sua apertura alare può arrivare a quasi 3 metri. Una parte molto consistente della sua dieta è costituita da ossa: quelle più grandi vengono sollevate in volo e poi lasciate cadere sulle rocce, in modo che si frantumino e siano facilmente mangiabili. Non avanza nulla. 

Ci sono però nel regno animale anche degli animali apparentemente “spreconi”, i pappagalli che mangiano solo una parte del cibo che hanno a disposizione, buttando il resto. Sprecano il 12% della frutta e il 15% dei semi. Una ricerca pubblicata di recente sulla rivista Nature1 spiega come questo comportamento non sia però dettato dal caso: i pappagalli buttano il cibo affinché ne possano beneficiare anche altre specie che altrimenti non potrebbero raggiungerlo. Secondo i ricercatori, tra gli animali che beneficiano di questa attività di dispersione ci sono mammiferi, rettili, uccelli, insetti e pesci, alcuni dei quali poi svolgono un’ulteriore attività di dispersione a favore di altre specie.  

Riconnettersi con la Natura significa anche recuperare i buoni esempi che le specie ci offrono e adottarli nella vita di tutti i giorni. Questo atteggiamento non comporta un particolare impegno e ci permette anche di risparmiare economicamente.   

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