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Stati Uniti, San Francisco mette al bando le pellicce dal 2019

In Italia, la Lega Antivivisezione commenta soddisfatta la scelta americana e chiede al nuovo governo di tramutare in legge le numerose istanze per il divieto di allevamento sul suolo nazionale.

San Francisco è diventata la più grande città americana a vietare la vendita di capi in pelliccia, dopo West Hollywood e Berkeley. Il divieto di commercializzare nuovi prodotti di pellicceria, approvato all’unanimità dal Consiglio di Sorveglianza della città, entrerà in vigore a gennaio 2019, consentendo ai negozianti di smaltire le scorte fino al 2020.

“Per sostenere chi non può parlare, i miei colleghi hanno votato 10 a zero per sostenere la mia proposta di vietare la vendita di indumenti o accessori di pelliccia nuova a partire da gennaio 2019“, ha twittato Katy Tang, membro del consiglio di sorveglianza di San Francisco e promotrice della misura.

Finiamola con i profitti sulla pelle – letteralmente – degli animali”, ha aggiunto la Tang. Altre città più piccole – West Hollywood e Berkeley – hanno già messo al bando la vendita di nuove pellicce. I marchi italiani Versace e Furla hanno appena annunciato che non useranno più pellicce, aggiungendosi ad altri marchi blasonati come Armani, Gucci, Hugo Boss e Ralph Lauren. 

In Iatlia la Lega Antivivisezione, soddisfatta del provvedimento d’oltreoceano, chiede al nuovo governo di tramutare in legge le istanze per il divieto di allevamento sul suolo nazionale. “Gli amministratori della città californiana hanno fatto scelte etiche nei confronti degli animali, un motivo necessario e sufficiente a bandire un intero commercio, nonostante le ripercussioni economiche, dato che la stima delle vendite di pellicce nell’area di San Francisco si aggira tra gli 11 e i 40 milioni di dollari, e che tale bando interesserà almeno 30 rivenditori soltanto nella centrale, turistica, Union Square“. E’ quanto riporta una nota della LAV.

A nulla è valsa l’opposizione dell’industria della pellicceria (International Fur Federation e Fur Information Council of America), che ha chiesto la possibilità di derogare al divieto con la vendita di prodotti accompagnati da certificazioni attestanti il rispetto delle norme a tutela del “benessere animale”, e che contro il provvedimento potrà ora solo presentare formale ricorso (con scarse possibilità di successo, dati i consolidati precedenti di West Hollywood e Berkeley vigenti dal 2011)“, prosegue la nota.

Mentre in Europa sempre più Paesi vietano l’allevamento di animali per farne pellicce, e negli Stati Uniti si comincia già a vietarne il commercio, l’Italia continua ad essere fanalino di coda, consentendo ogni anno l’uccisione di almeno 200.000 visoni” dichiara Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free. “Il nuovo Parlamento ha la responsabilità di riportare il nostro Paese in un contesto civile, vietando definitivamente questa forma di allevamento e accogliendo quella che è una istanza sostenuta dall’86,3% degli italiani”, conclude la nota.

 

 

 

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