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Un esemplare di lupo esce dai confini della zona radioattiva di Chernobyl

Per la prima volta un’animale travalica i confini della Chernobyl Exclusion Zone (CEZ), un’area di 4300 km quadrati considerata ancora oggi troppo contaminata per consentire agli esseri umani di abitarci. Ma per animali e piante non è la stessa cosa

(Quotidiano.net)

Attenti al lupo! Questa volta, però, non perché potenzialmente pericoloso, quanto piuttosto perché protagonista di un evento importantissimo: un giovane esemplare maschio ha infatti lasciato la zona radioattiva intorno all’ex centrale nucleare di Chernobyl: è la prima volta che gli scienziati registrano un evento di questo tipo. 

LA RADIOATTIVITÀ DI CHERNOBYL 
Nel 1986 il disastro nucleare di Chernonyl ha trasformato una vasta area in una zona altamente tossica, oggi conosciuta come Chernobyl Exclusion Zone (CEZ): si tratta di circa 4300 chilometri quadrati che ancora oggi sono considerati troppo contaminati per consentire agli esseri umani di viverci. Dal canto suo, la natura ha fatto il suo corso, anche se gli scienziati non sono in grado di dire esattamente in che misura le radiazioni abbiano modificato le numerose forme viventi, vegetali o animali che siano. 

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IL LUPO DI CHERNOBYL 
Tra gli animali nati all’interno della CEZ ci sono anche alcuni lupi grigi, di età variabile, che gli studiosi tengono d’occhio attraverso apparecchiature GPS. In totale sono quattordici e fino a poco tempo fa nessuno si era avventurato al di fuori dell’area contaminata. Le cose sono cambiate grazie a un esemplare di circa due anni, che per ragioni sconosciute si è incamminato in direzione Est, attraverso l’Ucraina, per circa 369 chilometri: un successivo mal funzionamento del collare GPS non ha consentito di sapere che fine abbia fatto, se cioè sia tornato a casa oppure si sia ulteriormente allontanato. Dal punto di vista scientifico, però, l’aspetto più interessante è che per la prima volta è stata documentata l’uscita di un animale dalla CEZ. 

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COSA SIGNIFICA? 
Il lupo, come tutti gli altri membri del suo branco, non presenta segni esteriori di alterazioni genetiche, ma non è possibile sapere con certezza se ne ha subite e di quale entità. Proprio per questo, sottolinea Michael Byrne dell’Università dei Missouri e primo firmatario della ricerca, ora sorgono domande “sulla potenziale diffusione di mutazioni genetiche indotte dalle radiazioni in popolazioni di aree incontaminate“. 
Non è un grido d’allarme, perché l‘assenza di vita umana all’interno della CEZ ha in realtà agevolato l’aumento della popolazione di lupi e, per certi versi, “invece di essere un buco nero ecologico, questa zona potrebbe effettivamente fungere da fonte di vita per aiutare altre popolazioni della regione”. 

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