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Visoni e Covid, strage in Danimarca per i contagi negli allevamenti. Petizione in Italia per chiuderli

In Danimarca (tra i principali «produttori» di pellicce) nelle ultime settimane è iniziata l’uccisione di almeno 1 milione e mezzo di visoni, anche se il numero esatto di esemplari che verranno abbattuti non è noto. La «colpa» degli animali è quella di essere particolarmente sensibili al Sars Cov 2 e, viste le condizioni in cui vivono negli allevamenti, l’epidemia si diffonde rapidamente. Molti animali muoiono

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nel giro di un giorno dal momento in cui si infettano. La strage dei visoni è scattata dopo che gli animali hanno iniziato ad ammalarsi in 74 allevamenti situati nel Nord del Paese (circa il 7% del totale degli allevamenti) e il governo ha deciso l’abbattimento non solo degli animali contagiati ma anche di tutti quelli allevati nel raggio di 7.8 km

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Gli scienziati stanno ancora indagando su come i visoni si siano infettati e se possono diffondere il virus alle persone. Un recente studio condotto nei Paesi Bassi ha trovato «forti evidenze» che almeno due persone di quattro allevamenti di visoni nel paese hanno contratto il coronavirus dagli animali e la coautrice dello studio Marion Koopmans, virologa dell’ErasmusMC a Rotterdam, ha affermato che la ricerca del suo team ha confermato la trasmissione dal visone all’uomo.

Ad agosto, i Paesi Bassi hanno anticipato di tre anni (e quindi al 2021) ill divieto di allevare i visoni a causa di un numero crescente di infezioni da coronavirus negli allevamenti per le pellicce. Ed una discussione in tal senso è in corso anche in Polonia, altro grande esportatore di pellicce di visone.

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Il tema è attuale anche in Italia. Le associazioni animaliste da tempo si battono per la chiusura degli allevamenti rimasti (circa una decina). E la Lav ha lanciato una nuova petizione per chiedere al Governo di vietarli. «Sono ormai consolidate le evidenze scientifiche che identificano gli allevamenti intensivi dei visoni (destinati alla produzione di pellicce) come veri e propri serbatoi del virus Sars-CoV-2, che nell’uomo causa la malattia Covid-19 – sottolineano dall’associazione – Un virus che, per le condizioni di allevamento intensivo in cui migliaia di animali convivono in spazi estremamente limitati, trova un ambiente ideale per replicarsi, evolvere e dunque subire mutazioni».

«La maggiore preoccupazione che proviene dai visoni è, al momento, rappresentata dal possibile ruolo di amplificazione e di serbatoio che questi animali possono svolgere per quanto riguarda l’infezione dell’uomo – sottolinea Nicola Decaro del Dipartimento di Medicina Veterinaria presso l’Università di Bari, e presidente dell’Associazione Italiana Infettivologi Veterinari – È necessario, pertanto, mantenere alta l’attenzione anche sul mondo animale attraverso una continua sorveglianza epidemiologica e molecolare negli animali». «Il virus, per le condizioni di allevamento intensivo in cui migliaia di animali convivono in spazi estremamente limitati, trova un ambiente ideale per replicarsi, evolvere e dunque subire mutazioni – dice Simone Pavesi, responsabile Lav Area Moda Animal Free – Quando un virus muta, c’è il rischio che cambi le proprietà. Può diventare più contagioso, più mortale. Ha senso continuare ad allevare migliaia di visoni per la produzione di pellicce sapendo che, oltre alla sofferenza arrecata agli animali, questa pratica può portare alla ulteriore diffusione del coronavirus e, anche in una forma potenzialmente più pericolosa?»

In Europa molti Stati hanno già vietato gli allevamenti di animali «da pelliccia»: il Regno Unito, l’Austria, la Francia, il Belgio, la Slovenia, la Croazia, il Lussemburgo, la Repubblica Ceca, la Germania, l’Olanda.

22 ottobre 2020 (modifica il 22 ottobre 2020 | 11:42)

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Fonte Ansa.it

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